Giovedì 4 giugno 2026
Menu

I cortei, le urne. E in mezzo?

Articolo · Stefano Fabbri ·
Le piazze e le urne sono termini ricorrentemente citati insieme.

Luoghi legati da fili sottili e, spesso, da regole che le vogliono piene e vuote in modo inversamente proporzionale, al netto di eccezioni: la stagione che stiamo vivendo ci dirà se e quanto sia vero.

Negli ultimi decenni, infatti, molto raramente è accaduto che una tornata elettorale sia stata accompagnata da mobilitazioni così importanti. E, come hanno evidenziato vari osservatori, i cortei di questi giorni pur portando forte il segno della protesta su quanto è accaduto e sta accadendo a Gaza, sono diventate il collettore di un malessere più profondo e radicato nelle questioni che hanno a che fare con la vita di ciascuno, dal lavoro alla salute, dalla casa alla scuola.

Questo senza nulla togliere al peso specifico, comunque la si pensi, delle motivazioni politiche e civili che muovono migliaia di persone.

Ma se davvero a portarle in strada sono anche temi molto più presenti nella loro quotidianità, i vuoti della politica nelle sue risposte potrebbe risultare maggiormente visibile proprio nei momenti in cui i cittadini sono chiamati a scegliere con il voto. I programmi elettorali, sebbene tardivi, sono densi di temi enumerati, alcuni anche non di diretta competenza regionale. Più rare le proposte concrete di lungo respiro, che tuttavia rischiano di punteggiare corposi testi come bandierine da agitare alla bisogna. Ma più che tutto e subito, come usava chiedere una volta, queste piazze sembrano porre l’urgenza di una visione. E sembrano poco rassicurate dai singoli risultati raggiunti o che ci si propone di raggiungere indicati in programmi spesso frettolosi. È pur vero che una necessità così complessiva non possa esaurirsi in una competizione elettorale che già, talvolta, esonda dal perimetro che la Costituzione ha assegnato alle Regioni, come nel caso della sicurezza sulla quale ben poche competenze esse hanno. Gli intenti delle forze in campo non possono essere così specifici come nelle competizioni comunali, ma hanno bisogno di essere inscritti in quella grande missione delle Regioni che è la programmazione. E per programmare serve più politica in senso autentico, più sguardo complessivo su dove debba andare la Toscana nei prossimi 5 anni. Un disegno, magari un sogno. È soprattutto su questo che si voterà domenica e lunedì prossimi e le piazze, più popolate in modo trasversale rispetto a quanto i vessilli e gli slogan possano far immaginare, decideranno non solo chi e come, ma anche se votare o meno. Se le urne dovessero restare semi vuote, uno dei motivi potrebbe essere ricercato proprio nella mancata percezione di quello che sta accadendo in strada.

(pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 09/10/2025)
 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →