Lunedì 8 giugno 2026
Menu

Il futuro di Firenze dopo il cubo nero

Articolo · Stefano Fabbri ·
 Solo ad uno sguardo disattento l'appello di esponenti di alcune antiche famiglie fiorentine sul futuro urbanistico (e non solo) di Firenze può apparire come qualcosa nato da un mondo popolato da dame e nobili cavalieri. In realtà ha un profondo senso anche politico del quale però, potrà valere la pena parlare dopo. La priorità in questo caso ce l'ha il fatto che il portavoce di questa alleanza, sottoscritta da cognomi importanti per la storia della città, sia l'urbanista Roberto Budini Gattai. Cioè uno che sa di cosa si parla.
L'appello al Comune è per un ripensamento dei progetti sull'area delle ex Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie, ora di proprietà di un fondo lussemburghese: decine di migliaia di metri quadri, 42 mila dei quali destinati a edificazione, lungo una striscia di territorio parallela all'Arno e alle Cascine che parte dalla ex stazione Leopolda e arriva quasi al Barco. Un caso che ha in sé il paradigma di quanto sta accadendo in città, cubi neri compresi verso i quali gli stessi promotori si esprimono criticamente. Ci sono almeno due affermazioni di Budini Gattai su cui soffermarsi. La prima: «Non si può riempire tutto». Il riferimento è alle ex Ogr dove “il vuoto è l'unico modo per recuperare la città in un'area che sarà l'ombelico di Firenze”. Ma il principio del non riempire ad ogni costo può valere anche per molto altro. E' stato infatti dai «buchi neri», aree e immobili abbandonati, che spesso sono nati i cubi neri.

I vuoti lasciati tali possono suggerire un senso di spreco e rappresentare dei rischi, come quello di diventare alveo di degrado e criminalità. Ma altrettanto spesso la fretta di chiudere la partita cedendoli a privati e riempiendoli con quel che c'è, pare essere dettata soprattutto dalla necessità di far quadrare gli esangui conti pubblici anziché dalla preoccupazione di restituirne un ruolo nel disegno della città. Vuoti a perdere, dunque. E questo ci porta alla seconda affermazione di Budini Gattai: «Dobbiamo smettere di scrivere la città scheda per scheda, per recuperare una visione complessiva dell'urbanistica». Una visione d'insieme della Firenze dei prossimi decenni, risposta preventiva alla prevedibile contestazione di preferire lo status quo, anche se segnato dall'abbandono. E il nodo della questione, poiché solo in quella visione d'insieme per ora assente, dove tutto si tiene, si possono scorgere le prospettive sociali ed economiche di Firenze alternative al quadro che si sta delineando e dal quale emergono speculazione, rendita di posizione e lavoro povero legato al turbo turismo. Infine la politica: il pronunciamento delle famiglie storiche segna un inedito nella dialettica tra Città e Palazzo (Vecchio).

A questo punto difficile dire se manca qualcuno nell'esprimere scontento verso le politiche seguite da questa amministrazione e dalle precedenti. Ormai ci sono quasi tutti: da chi ha difficoltà nel trovare un alloggio e a vivere e lavorare nella cara (non in senso affettivo) Firenze fino agli studenti universitari fuorisede, dai residenti in zone più popolari agli abitanti in quelle più pregiate e adesso anche famiglie storiche e nobili, che evidentemente considerano queste politiche confliggenti pure con i loro interessi e la loro visione. Un singolare interclassismo del dissenso che dovrebbe portare ad una riflessione profonda. Nella maggioranza e nell'opposizione.

(pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 12/02/2026)


 
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →