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Immigrazione e dati Istat. La geografia del fallimento. Che fare?
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Articolo di Emmanuela Bertucci
11 ottobre 2017 14:57
 
 L'Istat ha pubblicato ieri gli ultimi dati sui migranti in Italia.
In valori assoluti, nel 2017 c'è stato - rispetto all'anno precedente - un calo di presenze del 5,5% e una diminuzione del 5% di nuovi ingressi, di cui il 45% é stato per motivi familiari. Sempre con riferimento agli ingressi, si è toccato il minimo storico di quelli per lavoro (13.000) e il massimo per richiesta di asilo/motivi umanitari, quasi 78.000.
Un dato che potrebbe prestarsi all'apparenza a strumentalizzazioni: gli stranieri sfaccendati vengono in Italia non per lavorare ma per chiedere asilo e campare sulle spalle dell'italiano che perde la casa popolare per colpa loro.
Credo invece che la reale lettura debba essere un'altra. Oggi in Italia non è consentito fare ingresso per motivi di lavoro e quindi buona parte della migrazione economica passa attraverso le richieste di asilo, in attesa di un futuro migliore. 
Ce ne siamo occupati più volte nel corso degli ultimi dieci anni: le quote di ingresso per lavoratori a tempo indeterminato sono via via diminuite fino a scomparire. Nel 2017, ad esempio, non sono stati autorizzati ingressi per lavoratori subordinati (fatta eccezione per i lavori stagionali), così nel 2016.
E chi vuole lavorare in Italia ha (quasi) solo quella possibilità: la richiesta di asilo. L'alternativa è la clandestinità, che passa da un barcone, una richiesta di asilo che verrà rifiutata, impugnata in tribunale  e nuovamente rifiutata. Nel frattempo passano più o meno due anni, chissà che nel frattempo non succeda qualcosa. 
Nulla di nuovo in questa analisi, la ribadiamo da tempo. La migrazione economica è un fluido, che s'insinua dove trova spazio, acqua nella roccia. In alcuni periodi storici è un rivolo, in altri un torrente. Oggi di certo, numeri alla mano, non è un alluvione. 
Sta alla politica incanalare quel fluido, farsi bottiglia.
Il meccanismo di ingresso in Italia per motivi di lavoro è fallito da tempo, poiche' non e' riuscito ad arginare l'irregolarita' del soggiorno e la clandestinita', ne' a soddisfare il fabbisogno di manodopera del mercato italiano. 
Tornando alla metafora del fluido, fino ad oggi l'Italia ha preferito alla bottiglia lo scolapasta, prima con l'introduzione del reato di clandestinità, poi con le sanatorie mascherate, con la diminuzione numerica delle quote nei flussi di ingresso e da ultimo con gli interventi del Ministro dell'interno, Marco Minniti, sui flussi di migranti dalla Libia.
Un intervento apparentemente di polso, ma assolutamente incapace di affrontare in modo strutturale il tema dei flussi migratori economici, lo testimoniano gli ultimi vent'anni di politiche migratorie italiane.
È ora di ripensare i meccanismi delle politiche migratorie, in modo coraggioso, abolendo le quote prestabilite, reintroducendo l'ingresso con sponsor, consentendo l'ingresso a flusso continuo per cercare lavoro. La clandestinita' che resterebbe non sarebbe piu' indotta, ma reale e quindi da combattere severamente. 
E la miglior bottiglia all'orizzonte, oggi, è la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dai Radicali italiani “Ero straniero”.
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