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Iran. Lotta a traffico droghe. Come e perche' la sospensione della pena di morte
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Articolo di Redazione
12 gennaio 2018 16:28
 
 L’entrata in vigore di una nuova legge sospende le condanne alla pena di morte, che ad oggi riguardano qualcosa come 5.000 trafficanti di droga in tutto il Paese. Il 9 gennaio, il capo del potere giudiziario, Sadegh Amoli Larjani, ha trasmesso alla sua amministrazione il decreto attuativo di questa legge, votata dal Parlamento ad agosto del 2017, con effetto retroattivo.
In pratica, questo decreto obbliga i giudici ad esaminare diverse migliaia di indagini ed a commutare alcune condanne alla pena capitale in pene detentive e, talvolta, in semplici ammende.
L’applicazione di questa legge costituisce un profondo cambiamento di strategia da parte di Teheran nella lotta contro il traffico di stupefacenti. Essa rappresenta anche un tentativo delle autorita’ di rispondere alle critiche di organizzazioni di difesa dei diritti umani, che denunciano il gran numero di esecuzioni nel Paese. Nel 2016, con 567 esecuzioni recensite, la Repubblica islamica dell’Iran si e’ piazzata al secondo posto tra i Paesi che hanno maggiormente applicato la pena di morte, dopo la Cina.
Secondo questa legge, solo gli iraniani arrestati per traffico e distribuzione di piu’ di 50 Kg di oppio saranno condannati alla pena di morte, rispetto ai 5 Kg della vecchia legge. Questa soglia, fissata prima a 30 grammi per eroina ed amfetamine, passa rispettivamente a 2 e 3 Kg. Grazie alla sua frontiera con l’Afghanistan, primo produttore di oppio al mondo, l’Iran e’ su una importante strada internazionale di traffico di questa sostanza, nonche’ dell’eroina, che e’ ugualmente prodotta in Afghanistan. Il consumo di droghe e’ importante in Iran, dove il tasso di disoccupazione dei giovani si attesta sul 28% secondo i dati ufficiali, sottostimati secondo diversi analisti.
Immagine appannata
Malgrado alcune vive critiche dell’Organizzazione iraniana di lotta contro le droghe, che raccoglie intorno al presidente, Hassan Rohani, alcuni rappresentanti delle forze di sicurezza, di giustizia e della sanita’, questa legge e’ stata votata dal Parlamento, nell’estate del 2017, all’inizio del secondo mandato di Rohani. La legge e’ stata anche validata dal Consiglio dei guardiani della Costituzione, un corpo incaricato di verificare la conformita’ delle leggi con il diritto islamico e la legge fondamentale del Paese. Questo organismo si oppone abitualmente a tutti gli “ammorbidimenti” del diritto sociale, e alla modifica delle leggi che giudica essenziali per la Repubblica islamica, come quella sulla pena di morte.
Questa comunicazione avviene nel momento in cui alcune organizzazioni dei diritti umani hanno ricordato la morte in prigione di cinque manifestanti, arrestati durante le manifestazioni che si sono tenute in Iran per una settimana, a partire dal 28 dicembre 2017. Nel momento in cui i Paesi occidentali e le organizzazione internazionali hanno condannato la violenza fatta da Teheran contro i manifestanti, queste sospensioni di massa delle esecuzioni permettono al presidente Rohani di far vedere un reale progresso dell’iran in materia di diritti umani.
“E’ una notizia molto buona, perche’ l’applicazione della pena di morte in Iran ha gravemente leso l’immagine del Paese all’estero, ha detto l’avvocato Saleh Nikbakht, in una intervista sul quotidiano iraniano Etemad. Se la pena di morte fosse stata efficace, essa avrebbe fatto diminuire il numero di trafficanti di stupenfacenti da lungo tempo. Al contrario, questi si sono moltiplicati”.
La nuova legge non annulla le pene capitali emesse contro i capi dei cartelli ne' contro coloro che reclutano dei minori e che fanno ricorso ad armi da fuoco. In Iran, lo stupro, l’assassinio e la pedofilia sono ancora oggi passibili di pena di morte.

(articolo di Ghazal Golshiri, corrispondente da Teheran, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 12/01/2018)
 
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