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L’irriverente e il fumo alla fermata dell’autobus… e le scorregge?
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Articolo di Vincenzo Donvito
19 gennaio 2020 10:52
 
 Fra un po’ a Milano sarà vietato fumare alla fermata dell’autobus. Fastidio per gli altri che aspettano? Ben fatto, ma sembra che il motivo principale sia combattere l’inquinamento in assoluto, il contributo delle sigarette al riscaldamento climatico. Quello che qualcuno ha anche chiamato “Strade strette, palazzi alti, così le sigarette inquinano i canyon urbani” (1), che, grazie all’uso della lingua inglese di uso Usa, dovrebbe far venire in mente le figure marmoree che corrono e “surfano” sulle spiagge dalle parti del Grand Canyon… e quelle sì che non fumano, anche se ad aspettarle alla fine della spiaggia c’è la Porsche o la limousine lunga dieci metri (tutte rigidamente a benzina).

Comunque, non è una novità. A parte gli interni pubblici e privati, dove il divieto di fumo è ovunque a parte i soliti disgraziati di alcune parti del cosiddetto Terzo e Quarto mondo, ci sono anche strade e spiagge. A Tokyo, per esempio, è vietato fumare per strada, ovunque, se non in apposite zone delimitate che, in genere, sono piene di persone e sudicio, che sembra sia lasciato apposta per renderle meno attrattive. E tanti parchi e strade in tante altre città del mondo. Tutte con un obiettivo: la salute dei consumatori, individuali, per convincerli a desistere e, sostanzialmente, farli sentire rifiutati socialmente per il loro vizio. Un metodo come un altro per combattere il tabagismo. Ma questa dell’effetto serra, quindi la salute collettiva (quella aggredita dai diversi gas: riscaldamenti dei palazzi, auto, industrie, etc) a parte la considerazione di questo editorialista di un importante quotidiano italiano (1), non s’era mai sentita.

Siccome è la scienza che fa testo (come, per esempio, sull’utilità dei vaccini), non possiamo non prendere in considerazione il fatto che sono molti i dati scientifici che rilevano che le mucche e le loro famiglie sono responsabili di alte percentuali (qualcuna arriva al 50) delle emissioni di metano, uno dei maggiori gas ad effetto serra che ingabbiano il Pianeta e cambiano il clima.

Sulla flatulenza umana non abbiamo dati precisi, ma facendo tesoro del metodo utilizzato dal nostro importante quotidiano italiano (1), nessuno ci potrebbe guardare male se diciamo che esiste. Nel nostro periodo più che mai: il mercato di prodotti a base di cereali e legumi, nonché farine integrali di vario tipo, verdure e frutta, è sempre più in crescita, oltre che alla moda. Ed è notorio che questi prodotti provocano aria nel nostro corpo, aria che viene espulsa (più o meno discretamente) con la scorreggia.

Tornando alle nostre fermate degli autobus, ci aspetteremmo coerenza e lungimiranza con l’instaurazione anche del “divieto di scoreggia”. Divieto che oggi è diffuso nella forma di buoncostume per l’udito degli astanti (e qualche volta anche per l’olfatto)… ma sono metodi di buoncostume, per l’appunto. Crediamo sia opportuno, invece, essere lungimiranti, come per la sigaretta alla fermata del bus, e passare al divieto amministrativo. E siccome l’aspetto del buoncostume è uno di quelli che sembra abbia un certo valore, non sarebbe da sottovalutare la creazione di una polizia morale (modello Iran) per perseguire gli illeciti/reati.


1 – Corriere della Sera di oggi 19/01/2020: “Il contributo delle sigarette all’inquinamento complessivo dell’aria è difficile da stimare precisamente ma esiste….”. Chiaro? Scritto su uno dei maggiori quotidiani italiani, non sentita al bar.
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