Israele. Gaza. Flottilla. E noi. Cosa resta e cosa potrebbe essere quello che accadrà. Riflessioni
Se è vero che in principio tutto era silenzio allora oggi è il tempo del rumore. Perché tutti abbiamo deciso di dire quello che pensiamo.Eppure è strisciante e perseverante la desolazione che si prova nel razionalizzare che malgrado questo impetuoso fiume di parole siamo sempre più soli. Incompresi. Tutto finisce per essere sbagliato. Distorto. Viviamo in un finto loop temporale fatto di un'infinita traslazione di errori che diventano consuetudine. Ripetitività.
Pochi hanno la voglia di cogliere il significato dell'etica di un errore. L'auto compassione per l'apprendimento personale che ci porta a una crescita dopo aver concepito l'essenza dello sbaglio è morta. Dorme silenziosa nel Tartaro dove tombe senza nome sono ciò che resta dei buoni propositi dell'umanità.
La questione non è schierarsi. Anche se ce la vorrebbero imporre. Dove c'è libertà di scelta, c'è pensiero. Non vogliono pensatori. Vogliono soldati. Obbedienti. Diligenti. Devoti.
Di fatto, dove ti schieri ti usano e ti chiedono di odiare. Perché è più facile che amare. L'odio promette bene e subito. E' immediato. L'odio ama essere preferito all'amore per questo porta con sé un dono: la forza. La finta forza. Quella miserabile di chi si riempie la bocca di parole atroci, stringendo i pugni e meditando azioni perverse. Quella forza che s'impone da sempre sui deboli.
E oggi la vita imita spesso i social dove i consensi contano più dell'umana capacità di ragionare.
Quali evidenze, empiriche, scientifiche, persino di chimica umana ci trasmette adesso la vicenda della Flotilla? Dopo un lungo percorso di conoscenza o di avvicinamento alla coraggiosa scelta dei partecipanti di questa missione umanitaria, il lascito sarà vera gloria? Noi, i posteri, ancora una volta giudici dell'ardua sentenza.
Proviamo a tirare qualche proverbiale somma che sono come i sassi nello stagno. A volte rimbalzano nello specchio d'acqua. Altre volte invece vanno a fondo. Ma producono sempre l'effetto di un onda che si propaga. La frequenza delle nostre azioni.
- Il blocco navale di Israele?
Illegittimo. Ce lo direbbero anche i sassi delle università Italiane del diritto. Non c'è bisogno che ci vengano fatte delle lezioni dal team legale di Greta Thunberg. Siamo la patria del diritto da 2000 anni. Siamo noi a insegnare agli altri. Ma proprio perché lo conosciamo da 2000 anni sappiamo bene, più di chiunque altro, che il diritto funziona quando non si applica la legge del più forte. Altrimenti è come studiare le regole degli scacchi mentre giochiamo a dama. La scacchiera potrà essere la stessa ma il gioco è molto, molto diverso.
- Le proteste?
Pessimi contenuti. Più politiche e antisemite che interessate ai diritti umani. Buona parte degli arrabbiati sono persone che non hanno mai mosso un dito e che si disinteressano di non uno ma dozzine di massacri da oltre 20 anni in tantissime nazioni del Mondo. Scambiano il fare la cosa giusta con il fare quello che vogliono che sia la cosa giusta. E' il piacere della piazza iraconda. Che detesta la proprietà privata e decide che dare uno svolgimento al proprio malessere è l'unica cosa interessante. L'uomo che va e fa, ma non pensa a cosa va a fare. Sono belli. Ma sono anche brutti. E' una bellezza che imbruttisce. Perché diventa violenta. Non ha identità. Solo tante bandiere. Ma poche idee. Vuole raggiungere uno scopo ma non vede il percorso per farlo. Per il sommo Poeta l'albero violato nel suo ramo al canto XIII dell'inferno reagisce e domanda: "Perché mi rompi? Perché non hai pietà di me?". Questo vituperio delle genti, conosce forse la compassione? O le grida di dolori dei dannati? No. Conosce la frustrazione che porta alla paura e la paura porta al dolore. Il dolore è l'anticamera dell'odio.
- Il Governo Italiano?
Debole, pavido, incerto. Ha paura delle piazze ma vuole anche recitare la parte dell'alleato fedele a un idea atlantista vecchio stampo dove l'Occidente impone a forza la sua volontà. L'etica di una burocrazia che tende una mano per chiedere tanto quanto per offrire come nella bilancia della libbra di carne di Shakespeare. Nel mentre, con l'altra mano l'occidente, impugna sempre un arma. Chiama persuasione la minaccia. La geopolitica del più forte porta alle armi, le armi portano alla distruzione della civiltà. E nel mezzo ci sono le vittime. Tante, tantissime. Sempre troppe. Il Governo se vuole essere forte deve imparare quando è il momento di piangere. Perché ci sono lacrime che meritano di essere versate.
- Il terrorismo di Hamas & Co?
Tratta come se fosse lo Stato di Palestina. A dimostrazione che comandano loro. Gli ostaggi continuano a essere merce di scambio. Usati come scudi umani. Una lunga serie di promesse che sembrano i cliffhanger di una patetica serie tv in streaming. I racconti di coloro che si sono salvati dalla prigionia sono terribili. Nessuna penna del più talentuoso scrittore di narrativa dell'orrore li può immaginare. I salvati, sono condannati dai ricordi e dalla memoria. Possono solo vivere consapevoli che tutto ciò che poteva loro andare male, tutto quello che nella vita ci si augura non dovrebbe accadere, si è già verificato. Il peso della loro sorte è uscito di scena. Come l'acqua di un fiume arrivata al mare. Si è smarrita. E coloro che gli hanno usato violenza e li hanno condannati a tutto questo, che vestono i costumi del terrore, si definiscono rivoluzionari. Ma sono dei barbari assassini. Spietati. Che se potessero andrebbero casa per casa di ogni singolo ebreo e commetterebbero le peggiori atrocità possibili. Fregandosene del diritto internazionale come di qualunque altra protesta nel Mondo. Costoro dovrebbero in nome della pace dismettere la loro divisa e indossare l'abito del diplomatico. Promosso a governare città e stato di Palestina. Porterebbero mai la pace?
Se questo è, in tutto in parte, lo scenario, chi sono le vittime di questa decadenza? Potremmo trovarne almeno tre.
- Le prime vittime sono i Palestinesi: la popolazione.
Ho parlato con un filantropo che da molti anni partecipa a seri progetti umanitari e mi ha detto che tramite gli operatori che erano sul posto hanno appurato che una larga parte di Palestinesi non sapevano nemmeno che ci fosse stato l'attacco del 7 ottobre contro Israele. Molti Palestinesi sono convinti di essere stati attaccati loro da Israele. Senza motivo. E a non pochi pare che glielo hanno detto apposta proprio i miliziani/terroristi. I loro letali difensori. Il Popolo Palestinese è una popolazione costretta a vivere, da tempo, in condizioni che sono un insulto alla carità. E' una povertà orrenda. La descrizione mi ha fatto pensare a come venivano tenuti i lebbrosi all'epoca dell'antica Roma. Nessun uomo, donna o Bambino dovrebbe patire questo. Il Popolo Palestinese è stato abbandonato. Desta interesse solo quando muore. E' un incubo che echeggia perpetuo nelle parole e nel sorriso di Yaqeen Hammad la cui morte ha scosso i pilastri della terra. E il cui ricordo è stato dimenticato dalla rabbia. Ha avuto la morte rumorosa di cui il Mondo ha parlato come è stato per Fatima Hassouna che ha cercato di parlare attraverso le sue immagini. Voci, parole, perdita. L'enormità vorticante di un buco nero che tutto inghiotte. Meriterebbero di essere conosciute e ricordate da noi. Forse questo ci renderebbe migliori. Meno indifferenti. Ci unirebbe. Forse molto più di quanto sappia fare la rabbia dell'odio.
- Le seconde vittime sono gli ebrei delle nostre città.
Le comunità che vivono con noi. Persone per bene che non hanno nulla a che vedere con omicidi o violenza. Affrontano le nostre stesse difficoltà, giorno dopo giorno. Vivono con noi, tra di noi. E' gente pacifica. Se c'è un'epidemia ne soffrono con noi. Se c'è un'inondazione la patiscono come noi. Se c'è una crisi la subiscono come noi. Vivono le nostre stesse tensioni. Studiano nelle scuole, università. Frequentano i nostri stessi locali. Si commuovono come ci commuoviamo noi. Le loro lacrime sono identiche alle nostre. Hanno sentimenti straordinariamente uguali ai nostri. Adesso migliaia di persone li descrivono come uccisori di Bambini e fanno a gara a chi li perseguita meglio. Ci sono discriminazioni, odio, violenza. Che razza di società civile fa queste cose? Giustizia non vendetta, era l'ispirazione di Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti. Invece la società civile sta cercando una punizione. Restitutiva dell'essere nati ebrei. Presto questa società civile dovrà affrontare la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è facile. Una scelta che non appartiene a coloro che hanno deciso per la via del potere e della crudeltà. La nascita del peggior cattivo nella letteratura è sempre accompagnata dalla perdita. Conseguenza di una decisione sbagliata. Se perseguiteremo le comunità di ebrei oggi nelle nostre città faremo quella scelta. E le folle che invocano il sangue non sono mai interessate alla verità.
- Infine le terze vittime, siamo noi.
Trascinati ancora una volta in uno spettacolo di contrapposizione violenta. Di schieramenti. Dove l'opportunismo spinge le persone a creare fazioni, dove il Popolo si attribuisce colpe e si scagliano gli uni contro agli altri. Mentre i furbi proliferano. Nell'ombra oscura che tutto ammanta e circuisce. Un'oscurità affilata, silenziosa come spire di un serpente che sussurra l'inganno all'orecchio con parole mielate. Nascosti nelle loro recite finto poetiche di leader poco credibili, plagiati dal narcisismo ignorante della loro auto idolatria isterica, i millantatori costruiscono la loro carriera. Ahimè a loro immagine e somiglianza. Non è forse questa la società del gatto e della volpe? O di mangiafuoco? Delle sperequazioni, dove i furbi vengono sempre premiati e gli onesti sfruttati. Alla fine, quando la tormenta mediatica sarà passata e come sempre l'attenzione si sposterà altrove chi faceva fatica ad arrivare a fine mese continuerà a fare fatica. Chi aveva problemi avrà i medesimi problemi. Ci avranno di nuovo e come sempre usato per un grande spettacolo. Un reality dove ci viene chiesto di odiare e sacrificarci per condottieri patetici. Che ovunque sarebbero incapaci me che nella società degli sconfitti e della povertà etica, sono gli eroi inutili per tempi dolori. Forse è questo che accadrà? Odieremo il diverso e crederemo nei falsi profeti che si propongono a noi, desiderosi di essere guide di rettitudine, giusti tra i giusti, mentre poi finiscono per arricchire se stessi con il consenso di altri?
La storia è sempre la stessa e si ripete con inquietudine.
Mentre Fantasia muore echeggia il dialogo finale tra il servo del male Gmork e l'eroe avventuroso, l'esploratore Atreyu nell'adattamento cinematografico del grande Libro "La storia Infinita":
A: Perché Fantasia muore?
Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
A. Che cos’è questo Nulla?!
Gmork: È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.
A: Ma perché?!
Gmork: Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.
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