L’Italia protegge i minori dal porno, ma li lascia soli davanti alla sessualità
Dal 12 novembre Agcom introdurrà un nuovo sistema di verifica dell'età che impedirà agli under 18 di accedere ai siti pornografici. Psicologi e terapeuti avvertono: bisogna aiutare i giovani a costruire un rapporto sano con il desiderio, il corpo e il consenso“Ho diciotto anni o più – entra” / “Ho meno di diciotto anni – esci”. Questo il bivio di fronte al quale si trova chiunque voglia accedere a una delle maggiori piattaforme di contenuti pornografici. Una “barriera” facilissima da aggirare: basta auto-dichiararsi maggiorenni con un tocco sullo schermo, anche quando non lo si è. Ed è così che milioni di minorenni, in Italia, fanno uso più o meno quotidiano di contenuti sessualmente espliciti. Dal 12 novembre, però, cambierà tutto: Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, imporrà una stretta sull’accesso ai siti pornografici, introducendo un sistema di verifica dell’età che impedirà ai minori di entrarvi.
Le piattaforme a luci rosse che non si adegueranno rischiano sanzioni e oscuramento totale sul territorio italiano. L’identificazione avverrà attraverso una società certificatrice terza, che rilascerà dei token: codici che, come gettoni, potranno essere utilizzati per accedere alle pagine per adulti. A garantire l’anonimato dell’utente, nel fruire di questi contenuti, sarà un meccanismo di doppia tutela: da un lato l’app di verifica non può sapere in anticipo in che modo verrà impiegato il gettone che rilascia; dall’altro, il gettone stesso non porterà con sé altra informazione anagrafica che l’essere maggiorenne, preservando così l’identità del soggetto che accede al sito pornografico.
Questa stretta di Agcom risponde a motivazioni sia sul piano strettamente legale che su quello di tutela dei minori da un punto di vista psico-affettivo, intervenendo su un fenomeno di portata vastissima: in uno studio condotto nel 2024, infatti, è emerso che il novantaquattro per cento dei circa sei milioni di minori tra gli otto e i sedici anni utilizza uno smartphone. Di questi cinque milioni e mezzo, secondo i dati della stessa Agcom, solo poco più di un milione ha attivo sul suo cellulare il parental control, ossia un sistema di filtro e censura dei contenuti per adulti.
Ciò significa tutti gli altri hanno libero accesso a video porno, e il Centro nazionale delle ricerche (Cnr) ne ha stimato la percentuale, divisa per sesso: l’ottantotto per cento dei maschi ne fa uso più o meno abitualmente, il quaranta per cento fra le femmine. E c’è il rischio di farne uso a partire da quando in molti abbandonati dai genitori davanti a un telefono o a una smart-tv, e cioè dai sette-otto anni. Il Progetto fertilità del ministero della Salute riporta cifre più o meno simili: l’ottantanove per cento dei maschi e l’ottantaquattro per cento delle femmine cercano informazioni su internet, con accesso frequente a contenuti inadeguati.
L’autenticazione della maggiore età che entrerà a regime a partire dal 12 novembre darà concreta attuazione a un quadro normativo sia europeo che italiano. L’articolo 28 del Digital services act, infatti, recita che «i prestatori di piattaforme online accessibili ai minori debbano adottare misure adeguate (…) per garantire un elevato livello (…) di tutela dei minori nel servizio offerto». Proprio per aver violato questo punto del Regolamento, la Commissione europea – che nel frattempo sta sperimentando un’app internazionale che rilasci token in modo sicuro – ha avviato un’indagine formale nei confronti di alcune fra le maggiori piattaforme, come PornHub, XVideos, Xnxx e Stripchat, che ora rischiano sanzioni molto severe.
Sul piano normativo italiano, invece, l’affinamento dei controlli di Agcom rispecchia l’articolo 13 bis del decreto Caivano (convertito in legge nel novembre 2023), che recita: «È vietato l’accesso dei minori a contenuti a carattere pornografico, in quanto ne comprometterebbe il benessere fisico e mentale, costituendo un problema di salute pubblica. Il gestore del sito web che diffonda immagini e video pornografici deve verificare la maggiore età dell’utente». Il decreto-legge (ora norma a tutti gli effetti) prende il nome dal comune di Caivano, in provincia di Napoli, dove nell’estate del 2023 si consumò un fatto di cronaca molto grave: due cugine, rispettivamente di dieci e dodici anni, furono vittime di uno stupro di gruppo perpetrato da sette ragazzi anch’essi minorenni, tra i quattordici e i diciassette anni.
Sono proprio la sessualità degradata a violenza e la compromissione del benessere fisico e mentale menzionata dal decreto ad aprire all’altro aspetto cruciale della questione, ossia quello affettivo, sessuale e psicologico.
«L’accesso a materiale pornografico è dannoso, per un cervello in fase di sviluppo. E questo è vero anche per tutti i contenuti violenti o emotivamente molto impattanti. Un problema ulteriormente rafforzato dai meccanismi della dipendenza, perché il cervello umano è fortemente attratto da immagini ad alta intensità», spiega a Linkiesta Gabriele Einaudi, psicoterapeuta e sessuologo clinico.
Che poi prosegue, sottolineando quanto in età adolescenziale (ma non solo) la pornografia sia dannosa, perché crea aspettative irrealistiche circa l’incontro sessuale, restituendone un’immagine deformata, performativa. «Questi modelli muscolari e spettacolarizzati generano grandi difficoltà sia in termini di ansia da prestazione che di autostima, colpendo soprattutto le persone più fragili».
La sessualità, continua lo psicologo, ci accompagna dalla nascita, «ma si erotizza con lo sviluppo, con l’arrivo della pubertà. Un’età in cui la curiosità e l’auto-esplorazione sessuale la fanno da padrone, ma devono avvenire all’interno di contenuti che siano a misura di ragazzi. Non c’è pornografia che sia adatta ai minori». Il rischio più concreto è quello di interiorizzare come modello adeguato pratiche sessuali estreme, spesso violente, lontane dalla realtà e da una connessione affettiva o sentimentale, aggiunge.
Anche Michele Spaccarotella, psicologo attivo nel campo della ricerca sulla sessuo-affettività nell’epoca delle dating app e dei social, conferma: «L’esposizione degli adolescenti alla pornografia comporta potenziali rischi per il loro sviluppo: un impatto a volte molto negativo che è stato ampiamente studiato e dalla letteratura scientifica». In particolare, precisa lo psicologo, è stata riscontrata un’associazione fra l’uso del porno online e il debutto sessuale anticipato, l’emulazione di comportamenti sessuali a rischio, l’assimilazione di ruoli di genere distorti, la percezione disfunzionale del corpo, l’aggressività e la depressione in concomitanza con un uso compulsivo dei contenuti sessualmente espliciti.
Un altro tema è al centro dell’attualità, e anch’esso riguarda da vicino il delicato rapporto fra giovani e sessualità, intrecciandosi proprio in queste settimane con la stretta dell’Agcom: l’emendamento promosso dalla Lega che, applicandosi al disegno di legge C 2423 presentato dal ministro dell’Istruzione Valditara, vorrebbe l’esclusione dell’educazione affettiva e sessuale alle elementari e alle medie, rendendola insegnabile unicamente alle superiori, e solo previo consenso informato dei genitori.
«Speriamo venga ripensato, questo emendamento», dice Einaudi: «Il linguaggio della pornografia è tendenzialmente molto povero: il più delle volte è performance, non affettività; è dominio, non parità e consenso. E in un contesto come quello italiano, dove l’educazione sessuale è frammentaria e non viene inserita nei curricola scolastici, è inevitabile che i ragazzi debbano cercare altrove i propri modelli».
Lasciati soli, gli adolescenti si rivolgono ai social – che rappresentano la fonte di informazione primaria per conoscere la sessualità (quasi il trentotto per cento), secondo uno studio del 2024 – e all’industria pornografica, che assolve così a una duplice funzione: «Da un lato risponde al bisogno di esplorazione e di soddisfacimento sessuale, dall’altra colma in modo distorto il vuoto educativo, diventando uno “spazio educativo ombra” dannoso».
La materia sessuo-affettiva viene delegata alle famiglie, che sono spesso in difficoltà a trattare questi temi o hanno avuto a loro volta scarsa educazione. «Devono essere coinvolte nel processo di formazione, certo, ma non bastano: è una questione troppo delicata, troppo importante. La sessualità è fondativa, nella costruzione identitaria della persona», chiarisce Einaudi. Lo psicologo chiarisce che bloccare i siti porno tutela, ma non risolve il problema. «Se da una parte vieto, dall’altra devo offrire spazi dove costruire competenze affettive e promuovere consapevolezza, dove ci si possa esprimere, fare domande, essere informato, uno spazio protetto dove si possano incanalare positivamente quelle spinte esplorative. L’emendamento rema in direzione opposta».
Michele Spaccarotella ricorda invece come contro il disegno di legge si siano schierati nove Ordini regionali degli psicologi, che hanno diffuso un comunicato congiunto. «L’Oms (2010), l’Unesco (2018) e il Parlamento europeo (2022) hanno più volte sottolineato l’importanza dell’educazione affettiva e sessuale. Gli studi dimostrano che grazie a essa sono favorite le relazioni sane, riducendo i rischi di bullismo e violenza di genere». In sua assenza, viceversa, prosegue Spaccarotella, quel vuoto verrà quasi sicuramente riempito da internet, social network e pornografia online. Invece di intervenire a posteriori, quando i problemi di abuso, violenza e disagio psichico sono già esplosi, bisognerebbe prevenire con l’educazione.
È ciò su cui la società Scientifica Sitcc (Società italiana di Terapia cognitivo-comportamentale) – di cui anche Gabriele Einaudi fa parte – ha posto l’accento in un comunicato congiunto all’attenzione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del ministro Valditara e di quello della Salute Orazio Schillaci. Pubblicato il 23 ottobre 2025, porta il titolo: “Implementazione dell’educazione affettiva e sessuale nei curricola scolastici”.
La chiusa della lettera ribadisce il concetto su cui Spaccarotella e Einaudi concordano: «L’educazione affettiva e sessuale deve essere interpretata come un diritto fondamentale e come parte integrante della salute pubblica». Vietare ai minori non basta: bisogna anche accompagnarli. Agcom ha fatto il primo passo, il sistema scolastico dovrebbe fare il prossimo.
(Giovanni Cortesi du Linkiesta del 05/11/2025)
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