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Legalizzazione cannabis. Le difficolta' francesi
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Articolo di Redazione
14 novembre 2017 14:32
 
 Cosi’ come in tutti gli Stati del mondo, la cannabis e’ stata oggetto di una proibizione generalizzata, e’ impossibile non osservare il modo in cui il consumo, la distribuzione e la produzione possano essere organizzati in un ambito legale. Predire l’impatto della legalizzazione con la struttura di un mercato, ha reso necessario fare una estrapolazione a partire da quelle situazioni dove la proibizione e’ stata in atto se non in maniera incompleta, appoggiandosi piu’ spesso su argomentazioni teoriche, alimentate dall’esperienza storica su prodotti simili come alcool e tabacco. Certo, era possibile studiare l’organizzazione del mercato clandestino, ma il carattere illegale della cannabis rendeva queste analisi imperfette.
Nel frattempo, da qualche anno, sempre di piu’ Paesi e Stati si sono impegnanti nell’avviare una legalizzazione controllata, fornendo ambiti di analisi appassionanti, considerati da numerosi ricercatori. Non solo, le modalita’ pratiche della messa in opera della legalizzazione variano in base ai Paesi, fornendo l’opportunita’ di analizzare l’impatto di queste diverse modalita’. Bisogna tassare in funzione del prezzo di vendita, del peso o del livello del principio attivo del prodotto venduto? Bisogna autorizzare o vietare integrazione verticale di produzione e distribuzione? Come prevenire il consumo eccessivo per alcuni consumatori? Quale forma di regolamentazione e’ la migliore per sconfiggere il mercato criminale? Tutte queste questioni, essenziali per la costruzione di politiche pubbliche piu’ efficaci, sono ora documentate con elementi empirici sempre piu’ disponibili.
Gli studi piu’ dettagliati ci conducono sui numerosi Stati americani impegnanti con la legalizzazione. Oltre Atlantico, la cannabis terapeutica e’ autorizzata in 29 Stati, e l’uso ricreativo e’ regolamentato in 8 Stati. E, dopo l’Uruguay da qualche anno, c’e’ ora il Canada che ha levato il divieto a livello federale.
Alcune lezioni generali ci sono da queste esperienze. La prima constatazione e’ quella di una grande diversita’ dei consumatori ricreativi: se la grande maggioranza dei consumatori fa un uso moderato di cannabis, alcuni tuttavia possono aver bisogno di cure mediche o psicologiche per gestire un consumo eccessivo. Questo impegno deve essere organizzato, e anche se l’approccio in materia di sanita’ pubblica e’ facilitato dal fatto che il prodotto e’ diventato legale, la prevenzione ha bisogno di sforzi particolari. L’analisi mostra ugualmente che la legalizzazione non porta a un aumento dei consumatori problematici, ne’ ad un aumento del consumo presso i piu’ giovani. Al contrario, un recente studio mostra che l’accesso alla cannabis ricreativa riduce il consumo dei farmaci antidolorifici a base di oppiacei, contribuendo anche a lottare contro un disastro maggiore di salute pubblica negli Stati Uniti.
Un altro recente articolo analizza i cambiamenti avvenuti nella tassazione della cannabis nello Stato di Washington. Una tassa del 25% si applica ad ogni scambio “in crescita” di cannabis nei canali di produzione o di distribuzione: questa tassa e’ stata rimpiazzata a luglio 2015 da un'altra tassa unica del 37% sul prodotto finale. A partire da un’osservazione molto dettagliata sui dati di prezzo e qualita’, gli autori hanno potuto mostrare che il primo tipo di tassa aveva portato ad un’integrazione verticale della filiera. Essi hanno ugualmente mostrato che la domanda rispondeva bene a delle variazioni di prezzo, anche se questo accadeva con una certa inerzia.
Altri studi hanno mostrato che la vendita di cannabis in forma "maneggevole" (dolci, torte, olii…) poteva portare a dei problemi di salute presso i consumatori meno preparati; altri ancora, che gli Stati che avevano legalizzato la cannabis hanno visto un forte calo di criminalita’, con le reti criminali che orientavano le loro azioni verso un’attivita’ di contrabbando verso quegli Stati dove la proibizione e’ ancora in vigore.
Di fronte a tutti questi elementi che mostrano l’impatto delle politiche di regolamentazione, di fronte anche al movimento che cresce in tutto il mondo per la legalizzazione controllata, la Francia sembra completamente in ritardo. Di cosa si discute? Non di depenalizzare il consumo, ma di sanzionarlo amministrativamente. Solo le reti mafiose hanno motivo per rallegrarsi di questa assenza di ambizioni e di pragmatismo del governo; d'altro canto, la sanita’ pubblica, gli introiti fiscali, la creazioni di posti di lavoro legali… tutto questo puo’ attendere.

(articolo di Pierre-Yves Geoffard, professore alll’Ecole d’économie de Paris, direttore di studi all'EHESS., pubblicato sul quotidiano Libération del 14/11/2017)
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