lntelligenza artificiale e professioni scientifico-tecnologiche: un semisconosciuto ambito di penalizzazione della donna
Arriva dal Parlamento europeo, in una risoluzione volta a promuovere la parità di genere in campo STEM (dall’inglese science, technology, engineering and mathematics), la preoccupazione per la carenza di figure femminili impiegate nel settore delle tecnologie innovative, proprio perché la stessa I.A. (Intelligenza Artificiale) contribuirebbe allo sviluppo di algoritmi viziati da pregiudizi (biases) di genere.Facciamo un esempio: pregiudizi nelle traduzioni.
Gli strumenti di traduzione algoritmica basati sull'intelligenza artificiale producono traduzioni distorte, amplificando e perpetuando gli stereotipi di genere. Negli ultimi anni, gli strumenti di traduzione, come Google Translate, hanno iniziato a utilizzare reti neurali per la traduzione (le reti neurali coinvolgono algoritmi di apprendimento automatico su enormi quantità di dati). Se addestrati bene e con abbastanza dati, quegli algoritmi possono imparare a produrre sequenze che parlano correntemente dall'inizio alla fine.
Tuttavia, quando una rete neurale è allenata su esempi reali di per sé discriminatori riflette quei pregiudizi nelle sue traduzioni. Questo è diventato evidente quando Google ha iniziato a tradurre dalle lingue non di genere a quelle di genere. Ad esempio, quando si traducono frasi relative alle professioni, fornisce una sola traduzione (stereotipica), anche se la traduzione potrebbe avere forme femminili e maschili. L'algoritmo di traduzione userebbe semplicemente il pronome che è stato più frequentemente associato a quella professione, non rendendosi conto di aver imparato una visione sessista del mondo.
La sottorappresentazione ed i pregiudizi di genere sono stati mostrati in uno studio condotto dalla Commissione europea, da cui emerge che le donne sono penalizzate a tutti i livelli del settore digitale in Europa: dagli studi universitari, (32 % nelle lauree di primo e secondo livello o a livelli equivalenti) alle posizioni accademiche di maggior rilievo (15 %) negli ambiti scientifici, ingegneristici e gestionali e soprattutto ai livelli dirigenziali più elevati.
Come superare gli ostacoli che impediscono pari opportunità nel campo STEM ed I.A.?
Il modo più efficace per uscirne sembra essere l’incremento della presenza femminile nell’ambito tecnico-scientifico a partire dal momento formativo, in modo che una consistente partecipazione alla fase elaborativa di programmi e progetti metta automaticamente al riparo dagli squilibri.
L’impresa appare, tuttavia, assai ardua. Quanto meno per ciò che attiene all’Italia, dove a dispetto della costante crescita della presenza femminile nelle facoltà tecnico scientifiche si è ancora molto lontani dalla parità di genere. Più precisamente, i dati Istat disponibili più recenti segnalano per i corsi di laurea scientifici (come matematica e fisica) una presenza di ragazze che è circa la metà di quella maschile, mentre un numero ancora inferiore di iscrizioni si osserva nel settore industriale (23,9%) e in quello dell’informazione (23,6%).
Né si pensi che ciò sia legato a minori attitudini, perché osservando il numero dei laureati si scopre che le cose vanno meglio per le femmine che per i maschi già negli indirizzi scientifici, dove solo il 16,4% dei secondi giunge alla laurea contro il 18% delle ragazze. Mentre più netto ancora è il divario nelle varie ingegnerie, dove i maschi si laureano nel 18,7% dei casi mentre le ragazze terminano felicemente gli studi per il 22,4%. Sembra, quindi, di poter concludere quanto meno che le allieve pur affrontando quel genere di studi in misura numericamente inferiore vivono l’impegno con tale serietà da fornire migliori risultati.
Edna Borrata (avvocato, foro di SMCV) e Marino Maglietta (pres. ass. Crescere Insieme)
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