Microbiota intestinale e invecchiamento. I batteri amici
Fu terribile. Intorno alla metà del 1300 contagiò l'Europa falcidiando un terzo della popolazione, quasi 25 milioni di persone. Non risparmiò nessuno: uomini, donne, bambini, ricchi e poveri, nobili e popolani. Era la peste nera. Portata dall'Asia, ben presto si diffuse in tutto il bacino mediterraneo. Il batterio responsabile di quella calamità fu l'Yersinia pestis che si trasmise all'uomo attraverso il morso di una pulce infetta, ospitata dai topi che abbondavano sui mezzi di trasporto utilizzati nelle rotte commerciali dell'epoca. Non se ne conoscevano le cause, sicché, ben presto si cercarono i capri espiatori (gli untori insomma) che furono individuati negli ebrei e massacrati perché accusati di diffondere il morbo. La peste non è la sola patologia con la quale l'umanità si è confrontata nel corso dei secoli. Nella memoria collettiva i microorganismi (batteri, virus, funghi) sono associati alle malattie. Il corpo umano ne ospita diverse tipologie ma non tutte sono dannose, anzi, alcune svolgono un ruolo positivo per la salute; l'intestino, ad esempio, ne contiene miliardi -in maggior parte batteri - che partecipano ai processi digestivi, metabolizzano le proteine, intervengono nella sintesi di alcune vitamine (B12 e K) contribuendo alla efficienza del sistema immunitario. E' il cosiddetto microbiota intestinale. L'alterazione di questa comunità ha conseguenze negative che vanno dalla mancata assunzione di nutrienti, alla stanchezza, dalla diminuzione della risposta immunitaria al colon irritabile, alle intolleranze. Una dieta equilibrata è indispensabile per mantenere efficiente il microbiota, ma cosa succede con il protrarsi dell'età? Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica "Cell Reports" collega il processo di invecchiamento alla modifica del microbiota intestinale. "Una complessità aggiuntiva al processo di invecchiamento è data dal fatto che questo può essere associato a fragilità fisica, aumento dell'infiammazione, cambiamenti metabolici e risposte immunitarie indebolite, nonchè a varie alterazioni dello stile di vita come l'aumento dell'uso di farmaci, i cambiamenti nella dieta e la riduzione dell'attività fisica. Tutto ciò può influenzare la diversità e la stabilità del microbiota intestinale. E' interessante notare, però, che gli individui longevi che invecchiano in modo più sano (compresi i centenari) mostrano una maggiore diversità microbica intestinale. In sintesi, il microbiota intestinale, oltre ai fattori citati, cambia significativamente con l'età, il che può essere clinicamente rilevante per la salute umana, in particolare per le malattie cardiovascolari e il diabete2 che rappresenta il 90% dei casi di diabete. Ulteriori studi sono in corso per comprendere le cause e le implicazioni dei cambiamenti microbici con l'avanzare dell'età. Intervenire potrebbe essere utile per avviarci a un sano invecchiamento.Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 19 gennaio 2023
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