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Mobilita' ciclabile. Copenaghen la nuova capitale europea?
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Articolo di Redazione
12 maggio 2014 10:10
 
Attraverso gli oblo', atterrando a Copenaghen, il viaggiatore riesce a distinguere, ad occhio nudo, degli ampi tratti dipinti con un blu elettrico. Sono le piste ciclabili che attraversano le strade e che nessuno, in bicicletta, in auto o a piedi, puo' ignorare. La capitale della Danimarca disputa ad Amsterdam il titolo di “capitale europea della bicicletta”. Nel 2010, almeno il 31% degli spostamenti quotidiani durante un anno, e' stato effettuato su un sellino, e la percentuale raggiunge il 55 nel centro della citta' (questi i numeri dell'insieme della Danimarca). E non e' finito: l'amministrazione comunale spera di convincere la meta' degli abitanti ad usare la bicicletta.
Col cielo coperto, soleggiato, nevoso o ventoso, il visitatore non puo' non notare decine di persone di tutte le eta' che pedalano con una certa velocita' sulle ampie piste. Spostarsi in bicicletta fa parte delle attrazioni e i turisti si danno da fare per cercare un noleggiatore fin dal loro arrivo. La Danimarca, che punta ad avere una buona immagine da questa situazione, dispone anche della sua “ambasciata della bicicletta”, la Cycling embassy of Danmark, che mette insieme urbanisti, designer, associazioni locali, nonche' la federazione danese dei ciclisti e la compagnie delle ferrovie. Un neologismo riassume l'appropriazione progressiva di una citta' da parte dei ciclisti: la copenaghizzazione, che si declina come un verbo ed ha fatto la fortuna del designer Mikael Colville-Andersen. Del buon marketing ben oliato, come testimonia questo recente tweet:
If you don't see urban cycling as part of the solution for urbanisation in cities around the world, you're part of the problem. (Se non ti rendi conto che gli spostamenti urbani in bicicletta sono parte della soluzione per l'urbanizzazione nelle citta' di tutto il mondo, tu sei parte di questo problema)
Copenhagenize/Mikael (@copenhagenize) May 1, 2014

Incidenti in calo. Qual e' il segreto di Copenaghen? Perche' si va cosi' tanto in bicicletta? Niels Torslov, responsabile del servizio “mobilita'” al Comune, sembra quasi sorpreso dalle domande. “Perche' e' il modo piu' semplice per spostarsi, il piu' rapido e il meno costoso”, dice. Il piu' sicuro, anche. In questo agglomerato di 1,6 milioni di abitanti, gli incidenti stradali, in tutti i modi, uccidono meno di 15 persone all'anno, un numero in regolare diminuzione. Torslov ritene questo risultato la conseguenza di un “traffico che si e' calmato”. Anche il numero di feriti e' in calo e l'amministrazione comunale si e' fissata ambizioni obiettivi in merito.
Niente a che fare con l'ecologia. La promozione della bicicletta, che era parte di una politica ancora timida negli anni 1960, si e' rafforzata negli anni 1970, quando la crisi petrolifera ha costretto i danesi a razionare il carburante. Il Comune di Copenaghen ha messo a posto la propria organizzazione urbana negli anni 1980, costruendo le prime piste ciclabili e limitando il numero di parcheggi per le automobili nel centro della citta'. Oggi, quando si domanda agli abitanti della capitale perche' pedalano tutti i giorni, solo il 5% invoca l'ambiente o il riscaldamento climatico, mentre il 56% parla di rapidita', il 37% di semplicita' e il 29% di costi modici.
Ma una urbanizzazione pensata per la bicicletta non puo' accontentarsi di qualche provvedimento che oggi parrebbe molto classico. “Il ciclista pensa soprattutto alla propria sicurezza”, ricorda Bo Asmus Kjeldgaard, che e' stato fino al 2011 assessore ai trasporti del Comune di Copenaghen. Al di fuori dei quartieri tranquilli, dove la circolazione automobilistica e' calata, e' stata concepita una notevole rete di piste ciclabili, le strade adattate alla bisogna, rinforzati gli itinerari.
Ciclismo sociale. I servizi dell'amministrazione comunale perfezionano continuamente i propri osservatori e ripensano le strutture prendendo in considerazione le abitudini degli utenti. Le piste ciclabili sono state anche allargate per consentire a tre persone di circolarvi orizzontalmente in contemporanea. “Questo si chiama 'ciclismo sociale'. Due persone parlano fra di loro mentre procedono lentamente. Una terza puo' sorpassarle senza problemi”, dice Torslov. Talvolta indicate da una semplice linea bianca, le corsie ciclabili sono sempre piu' spesso separate. Nelle strade nuove, questo non crea maggiori difficolta', perche' e' sufficiente costruire delle corsie piu' larghe. Ma nel centro della citta', occorre adattarsi. Talvolta sono stati invasi i marciapiedi, altre volte le carreggiate. Infine, quando i lavori in un palazzo impongono la limitazione della larghezza di una strada, la pista ciclabile non e' semplicemente “neutralizzata” come nella maggior parte delle citta' italiane (e non solo). La restrizione temporanea si applica in maniera proporzionale per l'insieme degli utenti, pedoni, ciclisti e automobilisti.
Vie verdi. Alcuni abitanti di Copenaghen e della sua periferia, pedalano per diverse decine di chilometri ogni giorno per recarsi al lavoro. La citta' gli riserva ormai delle “vie verdi”. Il nome e' ingannevole. Non si tratta di percorsi con alberi ai bordi ma di strade lungo le quali i segnali dei semafori sono sincronizzati in funzione della velocita' media di una bicicletta e non, come accade piu' spesso, di una automobile. I ciclisti possono quindi procedere regolarmente senza doversi fermare.
La citta' non smette di migliorare le sue strutture. Nelle prossime settimane, un nuovo ponte sara' inaugurato per collegare la capitale alla sua periferia Amager, in un'isola ad est della citta'. L'opera, la cui pendenza e' pensata per restare poco impegnativa, dovra' facilitare il percorso di 12.000 ciclisti che circolano li' tutti i giorni. Il Comune ha inoltre pubblicato di recente delle “linee direttrici” per ingegneri e tecnici incaricati per la viabilita', in modo da assicurarsi che le infrastrutture concepite per la circolazione motorizzata, siano ugualmente adattate alla circolazione ciclabile.
Programmi edilizi. I nuovi programmi edilizi integrano l'imperativo ciclistico. Orestad, un quartiere per affari che spuntera' da sottoterra a sud della capitale, e' dotato di numerose vie dedicate. Le stazioni della metropolitana sono attrezzate con parcheggi e rampe che permettono ai ciclisti di trasportare il proprio mezzo. La stessa logica verra' applicata a Nordhavnen, un quartiere che verra' costruito sui bordi del porto vecchio, non lontano dalla celebre Sirenetta. “Noi cerchiamo di limitare il piu' possibile l'uso dell'automobile in questo quartiere”, dice Jacob Deichmann, urbanista dello studio Ramboll Danmark, incaricato della sistemazione. Per raggiungere questo obiettivo, l'organizzazione urbana vi presta delle cure particolari. Le piste ciclabili “larghe almeno sei metri per ogni direzione” secondo l'ufficio che le studia, attraverseranno il nuovo quartiere in modo diritto, cosi' come le autovetture saranno vincolate ad imboccare una serie di sensi unici che le porteranno ad effettuare un percorso piu' lungo. Ogni casa sara' dotata di un solo luogo di parcheggio, ma disporra' tra due e cinque parcheggi per le biciclette e i “carrellini”, quelli piccoli a due ruote in cui i danesi trasportano i loro bambini.
Regno o non regno. Al momento e' sicuro che Copenaghen non e' il regno della bicicletta. Non tutti possiedono una bicicletta, dei problemi tra utenti ci sono regolarmente e alla fine, anche se l'acquisto di un veicolo implica il pagamento di notevoli tasse, la circolazione automobilistica continua ad essere intensa, cosi' come si puo' vedere in questo video: http://vimeo.com/15594466

(articolo di Olivier Razemon, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 09/05/2014)

..... (ndr) il video di sopra lo mettiamo a confronto con l'immagine qui sotto, dove il fiorentino presidente del consiglio dei ministri (Matteo Renzi), e il candidato Pd a Sindaco di Firenze (Dario Nardella), vanno si' in bicicletta, ma su strade concepite per sole autovetture.... ma, a parte il fatto che questi due politici con questa immagine stanno solo facendo marketing di se stessi,  in questa citta', anche se usassero le poche piste ciclabili disponibili, potrebbero farlo con serenita' solo se avessero una mountain bike e spalle robuste per sopportare il peso della bici da caricarsi per superare le continue interruzioni o invasioni di auto....



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