Sabato 6 giugno 2026
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Museo della prostituzione inaugurato ad Amsterdam

Articolo · Redazione ·
Ai piedi di un canale, nel pieno del quartiere a luci rosse di Amsterdam, ha aperto ieri le sue porte il primo museo al mondo sulla prostituzione. Dentro un vecchio bordello, offre la possibilita' di accedere all'intimo universo delle 900 donne che offrono i propri servizi da piu' di 290 vetrine. La nuova attrazione turistica stimola la curiosita' al fine di demistificarla. Il metodo e' semplice: il visitatore si sente come se stesse vedendo per strada le sedie usate dalle prostitute quando cercano di attirare clienti. La sensazione di “essere dall'altra parte” e' immediata, e puo' contribuire a modificare l'immagine di un gruppo di persone che desidera fondare un sindacato.
L'Olanda ha legalizzato la prostituzione nel 2000, e chi la pratica deve registrarsi alla sicurezza sociale e pagare le tasse. Per poterla esercitare bisogna avere almeno 21 anni. Concepita per evitare abusi, i risultati non hanno dato i risultati sperati. I bordelli cercano di non pagare il fisco, le banche non concedono facilmente crediti e le assicurazioni rifiutano di fornire i loro prodotti per i rischi sanitari. Il Governo ammette che il traffico di persone, specialmente donne che vengono dai Balcani, e' in mano a reti volente di delinquenti che e' difficile arginare. E' un problema internazionale, come quello dei protettori. Ma Ilonka Stakelborough, che ha esercitato la professione per 25 anni, crede che parte della soluzione e' “nel rafforzare le prostitute perche' smettano di avere paura e di essere manipolate”. L'agognato sindacato dovrebbe contribuire in questo senso, e lei cerca di darle man forte attraverso la Fondazione Geisha.
La legalizzazione non ha dato il risultato sperato
Esercizio fisico per un paio d'ore di guida improvvisata, assicura che il settore piu' difficile e' quello delle dominatrici in un incontro sadomasochista. Il museo ha una sala con tutti gli strumenti, tra cui manette, catene, fruste metalliche e museruole, una stanza insonorizzata dove si puo' chiudere la persona interessata. “Un metodo che e' come un gioco psicologico e fa fede sulla totale disponibilita' del cliente. Persone stressate hanno spesso bisogno di perdere zavorra, e si lasciano andare per vedere cio' che gli accade in un'ora o due di relax”, aggiunge.
Le altre stanze del museo sono un copia fedele delle vetrine del Quartiere a luci rosse. La piu' semplice e' una piccola camera rivestita di piastrelle con un enorme specchio sulla parete. Una lampada al neon, un lavandino e tutti i prodotti necessari sono in bella vista. “E' scomodo e la luce e' molto adulatoria”, lamenta Ilonka. “Si nota che i proprietari di questo immobile pensano solo al guadagno, perche' qui si puo' stare fino a undici ore al giorno, sei giorni alla settimana”. Costa 150 euro al giorno; un incontro di 10 minuti costa 50 euro. Nei club piu' eleganti, la maggior parte fuori di questa zona, si puo' arrivare fino a 350 euro al giorno. Inoltre e' stata allestita un'alcova piu' spaziosa, con vasca e televisione e un gran letto.
Un dispositivo di allarme serve per chiamare le guardie di sicurezza, che possono giungervi in cinque minuti. La polizia viene chiamata solo in casi urgenti, “ma il quartiere a luci rosse e' il piu' sicuro di Amsterdam”. Ed e' anche il piu' antico, soprattutto la zona chiamata De Wallen (i muri), costruita nel 1385. Tra il secolo XVI e il XIX, passarono dalla tolleranza al divieto. Le finestre hanno cominciato ad essere utilizzate come esca nel XX secolo.
Un documentario suglia attuali vicini dimostra che questo e' un lavoro che puo' essere rispettato come qualunque altro. C'e' anche la lavanderia che pulisce le lenzuola delle professioniste. La caffetteria che prepara la colazione. Il parrucchiere, il panificio e, in una scena fugace, di quando qui c'erano dei collegi. La figlia di una donna di media eta' va a visitare sua madre e poi va a fare i compiti. “La prostituzione non deve essere esercitata per molto tempo. La media e' di cinque anni tra donne che hanno tra 21 e 55 anni. Il 70% sono accasate ed hanno una famiglia tradizionale. Con la crisi, ci sono piu' studentesse che pagano i propri studi e madre single che non riescono ad arrivare a fine mese”.
Uno degli animatori del museo, Melcher de Wind, fa sapere che fanno affidamento “sull'appoggio morale del municipio e fondi privati”. “E' in costruzione un locale per educare i giovani, per far conoscere loro questa realta', e i suoi pericoli. Io allestisco mostre, ma e' importante attirare l'attenzione su questo ambito”, dice accanto ad un confessionale installato all'ingresso. Serve perche' il visitatore possa svelare, senza farsi riconoscere, “i propri peccati sessuali”. E c'e' gia' una parete piena.

(da un articolo di Marina Gómez Robledo Ramos , pubblicato sul quotidiano El Pais del 07/02/2014)

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