Giovedì 4 giugno 2026
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Narcoguerra messicana. E' l'ora di Zambada

Articolo · Redazione ·
Nel 2010, Julio Scherer, decano del giornalismo investigativo messicano, ricevette ai suoi 83 anni un invito segreto da parte di Ismael Zambada perche' lo intervistasse di persona. Durante l'incontro -in una casa di campagna, scrisse Scherer- il reporter domando al trafficante di droghe come avesse iniziato il proprio business.
- Solo questo -rispose Zambada.
- Solo questo? -insistette Scherer.
- Solo questo -ripetette l'altro.
Dopo la caduta di El Chapo Guzman. Ismael El Mayo Zambada dovrebbe essere il capo con maggiore potere nel cartello di Sinaloa. Ha cominciato col narcotraffico a 16 anni. Oggi ne ha 66 ed ha contribuito a costituire la cupola del narcotraffico messicano degli anni 80, e non e' mai stato in prigione. Come ci e' riuscito? Se fosse possibile chiederglielo, forse direbbe di nuovo
Solo questo
I suoi soci sono caduti. Quelli di Tijuana, gli Arellano Felix, morti o in prigione, quelli di Juarez, Amado Carrillo Fuentes, Il Signore dei cieli, morto durante un intervento di chirurgia estetica. Ora Sinaloa, El Chapo, il suo amico, la terra dei due.
La settimana scorsa, la notizia era che stavano cercando il Mayo. Sui giornali, foto di soldati a Culiacan (capitale di Sinaloa) che scoperchiavano anche i tombini. Si mormorava che Zambada poteva essere nascosto in un tunnel sotto terra. Ma alla fine, a cascarci, a duecento chilometri da li', a Mazatlan, e' stato Guzmàn.
Lui continua ad essere libero
Nell'intervista di quattro anni fa, il narcotrafficante invito' a pranzo il reporter. Succo di arancia, coppette di latte, carne, fagioli, toast, formaggi. “Era alto piu' di 1,80 metri ed aveva un corpo come fosse una fortezza”, scrisse Scherer.
Zambada gli disse che era sposato, cinque figlie, 15 nipoti e un pronipote. “Tutte e sei stanno qui, al ranch, figlie della montagna, come me. La montagna e' casa mia, la mia famiglia, la mia protezione, la mia terra”. Dice la leggenda che a volte El Chapo appariva in un ristorante, lo chiudeva con tutti i clienti che in quel momento erano li' dentro, mangiava e poi se ne andava. Di Zambada si dice che sia piu' educato, che si nasconde nella sierra e che ogni tanto scende in citta'.
Nelle montagne di Sinaloa, come per El Chapo, Mayo Zambada viene idolatrato, come dice Javier Valdez, giornalista del settimanale locale Rio Doce. Racconta che, almeno fino a poco tempo fa, pur se le famiglie di contadini erano attente alla verginita' delle proprie figlie, se Ismael Zambada lo chiedeva, gliene davano una.
Si dice anche che non gli piace la violenza gratuita, e che se muore qualcuno o se c'e' un sequestro, chiede perche' sia stato ordinato.
Il Governo Usa offre cinque milioni di dollari per informazioni su Mayo Zambada. La DEA lo presenta sul proprio web come un trafficante di droga tra i piu' importanti sui 3.200 chilometri di frontiera tra Messico e Stati Uniti.
Il Dipartimento di Stato indica che i luoghi in cui esercita principalmente il potere in Messico, sono gli Stati di Sinaloa e Nayarit, entrambi nel nord-est, e che talvolta e' presente anche a Monterrey (nord-est) ed a Cancun (sud-est). I suoi maggiori mercati al di la' della frontiera, negli Usa, sono Arizona, California, Chicago e New York.
La carriera criminale di Zambada e' cominciata prima di quella di Guzmàn, dieci anni piu' piccolo di lui. Il suo nome appare nei rapporti dell'intellingence dalla meta' degli anni ottanta, quando era accanto al capo numero uno di quei tempi, Miguel Angel Félix Gallardo.
Tra la fine di questa decade e l'inizio degli anni novanta, e' stato socio del cartello di Tijuana e del cartello di Juàrez. Nel medesimo periodo fece accordi per il traffico di cocaina con il vice di Pablo Escobar, Gonzalo Rodriguez Gacha, un colombiano a cui piacevano tanto le cose del Messico che gli misero un soprannome ad hoc, El Mexicano.
A meta' degli anni novanta si consolido' organizzativamente quello che oggi e' conosciuto come il cartello di Sinaloa, articolato come una federazione di cartelli con tre famiglie principali in societa': quella di Guzmàn, quella di Zambada e quella di Juan José Esparragoza Moreno, El Azulo, altro decano del narcotraffico, un capo con una reputazione di mazziere degli accordi di pace e che nel panorama post-Guzmàn appare come una persona che va considerata.
Fino ad oggi Guzmàan e' stato il capo piu' visibile del cartello, ma questo secondo gli esperti non implica che Zambada e Esparragoza fossero esattamente dei suoi subordinati. Due di loro, e l'apparato militare del cartello di Sinaloa, continuano ad esistere dopo l'arresto di El Chapo. Ismael Zambada, l'uomo che alcuni giorni fa cercavano anche dentro i tombini, sembra essere il prossimo obiettivo.
In quella intervista, Julio Scherer gli chiese se temeva che un giorno lo avessero preso.
- Ho paura che mi mettano in prigione -rispose
- Ti prenderanno?
- In qualsiasi momento -dice Mayo- o mai.

(articolo di Pablo De Llano, pubblicato sul quotidiano El Pais del 24/02/2014)
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