Narcoguerra. Usa: le autorita' messicane hanno minimizzato il problema
Le autorita' messicane hanno minimizzato i crimini del narcotraffico e le proprie responsabilita' per risolverli. Cosi' una nota interna del 2011 del Dipartimento di Stato resa pubblica in questi giorni dalla ONG National Security Archive, Il Governo Usa sostiene che il massacro, nel 2010, di 72 migranti centroamericani a San Fernando (Taumalipas), e' un caso emblematico della “totale impunita'” con cui i cartelli operano in varie regioni del Paese.“La violenza che si e' diffusa in Taumalipas (nord) riflette le complessita' del conflitto. La battaglia continua e la situazione e' volatile (…) I funzionari regionali nel nordest del Paese minimizzano la violenza nonostante conoscano bene i rischi che esistono in zona”, dice la nota. I documenti, alcuni dei quali sono stati pubblicati questa settimana dalla rivista Progreso, indicano le intenzioni di alcune autorita' di eludere le proprie responsabilita' nel perseguire questi crimini. “Il governo regionale ha promesso che avrebbe collaborato con l'Esercito, ma subito fa notare che i cartelli 'sono un problema federale' e che il Taumalipas non ha i mezzi per affrontarli”.
Le informazioni di questa nota spiegano che il governo dell'ex-presidente Felipe Calderon nascose informazioni sulle sistematiche mattanze di immigrati centroamericani. “Anche se non rese pubbliche, l'Esercito e la Marina hanno continuato a trovare fosse comuni con cadaveri, arrivando a 196”. A partire dal massacro di San Fernando, gli imprenditori e i commercianti cominciarono a parlare pubblicamente della violenza, “cosa che raramente e' avvenuta”. Nonostante questo, le autorita' locali hanno insistito pubblicamente che, nonostante la violenza, Taumalipas era un luogo sicuro, anche se non avevano mai spiegato quale fosse il loro piano per garantire questa sicurezza.
Altri documenti hanno rilevato l'incapacita' dello Stato messicano a processare molti dei criminali in prigione.”Pur avendo effettuato vari arresti, ci sono poche informazioni sui processi dei narcotrafficanti arrestati”. Si ricorda la detenzione di 16 poliziotti di San Fernando accusati di proteggere Los Zetas e il fatto che il governo messicano non abbia reso noti gli sviluppi delle accuse che erano a loro carico. Altro documento del 2010 parla di Matamoros, dove ci sono stati 13 assassini questo fine settimana, come uno “scenario di confronto" per il prossimo futuro. La citta' di frontiere e' “il centro di operazioni del cartello del Golfo in una zona che viene ritenuta importante per i Los Zetas”.
I sospetti piu' gravi indicano una cooperazione continua (e, in alcune occasioni, molto manifesta) tra alcuni funzionari e i narcotrafficanti. “Gli agenti dell'immigrazione e le autorita' locali si girano a guardare dall'altro lato e, talvolta, collaborano con i criminali”. E il crimine organizzato vive ampiamente su questo. La Commissione nazionale sui diritti umani (CNDH), a gennaio del 2011, ha denunciato i delinquenti che sequestravano immigrati e li rimettevano in liberta' in cambio di 2.500 dollari. La CNDH calcola che nei sei mesi che durano le indagini, i cartelli guadagnarono 25 milioni di dollari solamente coi riscatti dei sequestri.
Washington, nel 2010, attribuisce la “corruzione generalizzata” all'incapacita' dello Stato messicano a risolvere i crimini e contenere la violenza dei cartelli. Si fa notare che tre governatori di Taumalipas sono stati indagati per rapporti col crimine organizzato. E aggiunge che le indagini sul massacro di San Fernando sono secretate, nonostante le petizioni degli attivisti e delle organizzazioni che, come Articulo 19, perorano la trasparenza. L'istituto Federale di Accesso l'Informazione (IFAI), a settembre ha negato la diffusione dei dettagli.
"I cartelli operano in totale liberta' a Durango, Taumalipas, Coahuila e Nuevo Laredo. Bloccano le strade, tengono gli abitanti sotto controllo e altrettanto controllo esercitano verso i soldati e le autorita' federali che sono in questi territori”. Come esempio viene ricordato l'assassinio di 10 giovani, sette dei quali minorenni, che stavano tornando tra la propria gente, Los Naranjos, dopo che avevano ottenuto degli aiuti governativi per l'istruzione. Un uomo vestito da soldato li obligo' a fermarsi e un commando armato li uccise con armi da fuoco.
Secondo il Governo Usa, l'abbandono da parte elle autorita' e' tale che la tassa imposta dal narcotraffico si e' estesa nelle citta' piu' pericolose. “Otto imprenditori su dieci di Tijuana, Reynosa e Ciudad Juarez pagano estorsioni ai gruppi criminali”. Solamente a Ciudad Juarez, piu' di 6.000 commercianti hanno chiuso tra il 2008 e il 2010.
Un documento di marzo 2010 dipinge uno scenario totalmente fuori da ogni controllo. Cecchini, auto della polizia date alle fiamme, attacchi indiscriminati in ogni luogo, corpi decapitati. E praticamente un silenzio assoluto delle autorita' locali e regionali sottomesse da paura o corruzione.
(articolo di Veronica Calderon, pubblicato sul quotidiano El Pais del 07/11/2013)
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti