Numeri e turisti. Sommare le mele con le pere
C’era un vecchio spot pubblicitario in cui i clienti erano «gli incontentabili». E sembra di sentirne ancora l’eco, neanche troppo lontana, nella polemica sul turismo.«Ma come? Prima vi lamentate per l’eccesso e poi per la penuria…». In realtà i termini in cui è stata posta la questione negli ultimi giorni sono come la conta insieme delle pere e delle mele. Per dirla in breve: l’albero delle pere-turismo nelle città d’arte, soprattutto straniero, è stracarico di frutti tanto da minacciarne la tenuta dei rami, mentre quello delle mele-vacanze in spiaggia, in maggioranza italiano ma non solo, promette un raccolto minore e anche fuori stagione. È una distinzione non considerata nei dati del governo basati sugli indicatori del Viminale attraverso la registrazione negli alberghi e simili che, anzi, indicano un aumento delle presenze nel primo scorcio del 2025. Una lettura che rischia di ingenerare confusione su un fenomeno che invece meriterebbe di essere studiato ed approfondito. Ma farlo significherebbe far emergere contraddizioni che solo una statistica alla Trilussa può tenere immerse, sebbene correlate a tendenze già in atto da qualche anno e che — ma lo vedremo solo tra qualche mese — si stanno consolidando.
Il rapporto di Banca d’Italia riferito al 2024 indica che il 56,4% della spesa degli stranieri che soggiornano nel Belpaese per il loro piacere è per le città d’arte. E tutto questo senza considerare il turismo interno, che in gran parte sfugge a questo genere di rilevazione.
Cambiamo scenario.
Per precisione quello delle spiagge, che ha poi in realtà innescato l’allarme e la polemica. I dati di Assobalneari, sebbene a stagione non ancora conclusa, indicano una contrazione tra il 20 ed il 30%, in parte addebitabile a una flessione della presenza straniera, ma soprattutto a una forte diserzione degli ospiti italiani, più poveri e ormai meno inclini a periodi di permanenza che durino oltre il week-end lungo. O che magari spendono meno e meglio in Grecia, Spagna, Albania. Si fa presto, dunque, a dire turismo. Sono due facce della stessa medaglia che motivatamente fanno parlare nel primo caso di un turismo over e nel secondo under: scenari sotto gli occhi di tutti e che evidenziano lo squilibrio tra diverse aree del Paese, in Toscana ancora più accentuato. Un fenomeno che può essere solo motivo di riflessione e di cambiamento, come ha detto lo storico Rossano Pazzagli intervistato da Mario Lancisi su queste pagine alcuni giorni fa, sottolineando che insieme alla perdita di potere d’acquisto c’è ormai anche la crisi di un turismo che prima delle bellezze del luogo ha bisogno di città e paesi abitati, non di divertimentifici misurabili solo sui grandi numeri. Gli stessi che oggi vengono esibiti — sommando pere e mele — come rassicurante cortina dietro la quale le questioni restano irrisolte. O addirittura attribuendone il merito al governo di turno. Poiché, come è noto, Uffizi e spiaggia di Baratti sono prodotti dell’ultimo triennio. Per fare un passo avanti servono invece meno ideologia applicata ai numeri e più realismo.
(articolo pubblicato il 14/08/2025 su Corriere fiorentino - Corriere della Sera)
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti