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Il nuovo narcotraffico alla frontiera tra Colombia ed Ecuador... che comincia ad essere destabilizzato
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Articolo di Redazione
13 aprile 2018 17:31
 
 Mentre la Colombia e’ in trattative per chiudere mezzo secolo di guerra con la ex-guerriglia delle Farc, l’Ecuador comincia a soffrire gli attacchi del narcoterrorismo .In meno di tre mesi, il Paese ha dovuto subire l’assassinio di quattro militari, il sequestro di tre civili ed ha registrato un centinaio di feriti grazie all’ampliarsi della nuova fase del conflitto colombiano. Gli otto attacchi alla zona di frontiera con auto-bomba ed esplosioni alle sedi di Esercito e Polizia, hanno scosso le forze di sicurezza e il Governo ecuadoregno.
Dopo una decina di anni di convivenza e di discorsi di pace tra entrambi i Paesi, l’Ecuador si prepara ad uno scenario militare fino ad oggi sconosciuto: la guerra della guerriglia di gruppi armati illegali per assicurarsi il business del narcotraffico, il contrabbando e lo sfruttamento illegale delle risorse.
Sebbene per le autorità la rinascita della violenza da parte ecuadoregna sia un nuovo problema di natura nazionale, per gli esperti militari è piuttosto la "cronaca di un conflitto molto annunciato". Il generale in pensione dell'Esercito Paco Moncayo, ha da anni fatto presente il panorama problematico con mappe, movimenti di bande e lucrosi affari illegali nella provincia di Esmeraldas nella giungla, che confina a nord con il dipartimento colombiano di Nariño.
Per mezzo secolo, la cartografia dello Stato colombiano è stata redatta in base alle zone occupate dai guerriglieri, dai paramilitari e dalle bande di trafficanti di droga. Il sud del Paese era diventato la retroguardia delle FARC. In questa zona, l'ex-insurrezione ha messo insieme più di 2.000 combattenti. Ma il 1 dicembre 2016, quando la più antica guerriglia dell'America Latina ha firmato un accordo di pace con il governo di Juan Manuel Santos, il vuoto di potere e’ cominciato in molte regioni della Colombia. Lo status quo è crollato. A quel tempo, l'ELN, le FARC e i dissidenti e disertori del settore occupavano gli spazi della guerriglia.
Il bottino è succulento sul confine che separa la Colombia dall'Ecuador: estrazione illegale, coltivazione di coca, traffico di esseri umani, traffico di organi, armi e contrabbando di ogni tipo, sfruttando la dollarizzazione dell'economia ecuadoregna che facilita il riciclaggio di denaro sporco e transazioni internazionali. La costa del Pacifico che bagna i due Paesi è lo sbocco naturale per le rotte verso l'America Centrale e il Messico, che hanno come destinazione finale il mercato statunitense.
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Solo a Tumaco, nel dipartimento di Nariño che confina con l'Ecuador, ci sono 23.000 ettari di coltivazioni di coca. Il ministero della Difesa della Colombia ha annunciato a dicembre 2017 che gli obiettivi dell'eradicazione forzata erano stati raggiunti: oltre 50.000 ettari. Ma lo scorso febbraio, il vicepresidente Óscar Naranjo ha confermato che solo 16.000 erano stati volontariamente eliminati. "Dubitiamo delle dichiarazioni dell'esercito, e informandosi presso il personale militare che opera in merito, molti ammettono che le cifre sono state gonfiate per raggiungere gli obiettivi", dice il rapporto “La nuova generazione di trafficanti di droga colombiani post-FARC” redatto da Insight Crimine, e dedicato allo studio della criminalità organizzata in America Latina. "Il narco sta mutando ed è sempre piu’ diffusa la produzione maggiormente intensiva in aree piu’ piccole”, spiega Mauricio Jaramillo, professore di scienze politiche all'Universidad del Rosario a Bogotá. "Gli attacchi all'offerta sono stati elusi adattandosi".
A Nariño, non solo viene coltivata la coca, ma la cocaina viene elaborata e inviata sempre da li’. "Ha un facile accesso ai precursori chimici per la lavorazione della droga (carburante a costi agevolati dell’Ecuador oppure aspirato dalla tubazione della Transandino, che attraversa il dipartimento), e punti di ingresso via mare o via terra attraverso l'Ecuador, dove gli acquirenti messicani si aspettano che la produzione sia all’altezza delle loro esigenze", secondo Insight Crime.
Nel dipartimento di Putumayo, vicino a Nariño, vengono prodotte 100 tonnellate di cocaina all'anno, secondo uno studio della Fondazione Ideas for Peace (FIP). In questa zona, i combattenti delle FARC che non hanno aderito al processo di pace, mantengono le attività illegali di coca, marijuana e traffico di legname per l'esportazione attraverso l'Ecuador.
Questa tesi è la stessa dei servizi di intelligence dell'Ecuador dal 2014, senza pero’ che siano state adottate misure efficaci di contrasto. Un rapporto del ministero dell'Intelligence, smantellato dal governo di Lenin Moreno e screditato per aver impegnato nella sorveglianza dei civili per scopi politici, ha messo in guardia quattro anni fa sul fatto che l'Ecuador potrebbe essere "coinvolto in una spirale di violenza a causa del traffico di droga" , come effetto collaterale della smobilitazione delle FARC. Secondo lo stesso documento, l'insurrezione e le bande criminali si erano accordati con il cartello di Sinaloa per spedire la cocaina in Messico attraverso i porti colombiani e da San Lorenzo, nella provincia ecuadoregna di Esmeraldas.
Inoltre, sono stati rilevati 40 transiti illegali nei 720 chilometri di confine. I gruppi illegali hanno a loro favore che questa intera area è una giungla di difficile accesso, con molti corsi d'acqua.

(articolo pubblicato sul quotidiano El Pais -edizione Argentina- del 13/04/2018)
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