Lunedì 8 giugno 2026
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Oltre il 60% degli italiani investe con il consulente finanaziario anche contro le truffe: lo studio

Articolo · Redazione ·
Il 59,5% si è più volte imbattuto in pubblicità accattivanti di piattaforme di trading online. Allo stesso tempo, il 31,9% sarebbe disposto a operare su piattaforme digitali purché affiancato da un cf. Lo dice il rapporto Assogestioni-Censis.

In un Paese dove truffe digitali e promesse di guadagni facili mettono sotto pressione il risparmio delle famiglie, i consulenti finanziari diventano un punto di riferimento sempre più solido.
Secondo il VI rapporto Assogestioni-Censis, il 60,6% degli italiani disinteressati all’educazione finanziaria e il 62,6% di quelli interessati preferisce affidarsi a un esperto per investire, confermando che sei persone su dieci scelgono un supporto professionale per orientarsi tra prodotti e piattaforme.
Il quadro in cui si inserisce questa tendenza è caratterizzato da una forte esposizione al rischio: il 47,8% degli italiani ha ricevuto proposte di investimento che si sono rivelate truffe, spesso via social o telefonate, e il 59,5% si è più volte imbattuto in pubblicità accattivanti di piattaforme di trading online.
Allo stesso tempo, il 31,9% degli intervistati sarebbe disposto a operare su piattaforme digitali purché affiancato da un consulente, mentre il 43,2% dei disinteressati e il 53,5% degli interessati ritiene che il trading online possa semplificare la gestione degli investimenti ma non sostituire la figura professionale.

L’attenzione verso l’educazione finanziaria resta significativa ma non generale: il 55,7% degli italiani si dice disposto a dedicare tempo al miglioramento delle proprie competenze, mentre il 42,9% non ha né tempo né motivazione per farlo. Le percentuali di disinteresse risultano elevate tra i giovani (38,6%), i 35-64enni (40,4%) e, soprattutto, tra gli over 65 (50,4%). Incidono anche i livelli di istruzione: non si dedica all’educazione finanziaria il 58,7% di chi ha un titolo di studio basso, il 43,1% dei diplomati e il 37,3% dei laureati.

Nonostante differenze di alfabetizzazione finanziaria, la cautela accomuna tutte le fasce della popolazione. Di fronte a conti di deposito con tassi molto alti, è prudente l’81,4% dei disinteressati e l’82,7% degli interessati. La diffidenza resta elevata anche nel caso di investimenti consistenti in un solo prodotto (80,9% e 82,8%), nell’acquisto di quote di aziende dalle performance brillanti ma poco trasparenti (79,3% e 83,5%), nell’investimento autonomo in criptovalute come i bitcoin (78,9% e 76,7%) o nelle app di trading che promettono grandi guadagni con piccole cifre (76,4% e 81,6%).
Il clima economico attuale spinge, inoltre, l’88,5% dei disinteressati e l’87,9% degli interessati a essere ancora più attento nella gestione del proprio risparmio.

Tra chi investe già, il ricorso stabile al consulente riguarda il 48,4% dei disinteressati all’educazione finanziaria e il 52,4% di chi invece si dichiara interessato, mentre l’affidamento a banche o finanziarie riguarda rispettivamente il 36% e il 48,2%. Una tendenza che, secondo il rapporto, si accompagna a un rapporto pragmatico con la tecnologia: il 90,1% dei disinteressati e il 91,8% degli interessati ritiene necessario affiancare all’innovazione regole a tutela dei cittadini, mentre l’88,2% e il 90,7% considera positive le nuove tecnologie solo se migliorano la qualità della vita della maggioranza delle persone.

(CityWire Italia del 24/11/2025)

 
 
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