Giovedì 4 giugno 2026
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Ora l’Iran avvelena le sue studentesse – per impedire che studino

Articolo · Albert ·
Sono talmente tante le notizie che hanno come tema soprusi e violenze in molte parti del mondo che è quasi impossibile dedicare a ciascuna di esse il tempo necessario per mantenerle costantemente alla nostra attenzione.
Così è successo per la rivolta che ha infiammato vie e piazze in Iran, dal 16 settembre 2022 a seguito dell’assassinio di Mahsa Amini da parte della polizia morale di quel Paese per una ciocca di capelli che usciva dal velo. Rivolta che ancora continua dopo 5 mesi e mezzo, anche se di recente sta dando segni di stanchezza.
Ma l’ultima notizia, che viene soprattutto dalla città santa di Qom, a fine febbraio, non può essere assolutamente ignorata.
Dai primi di dicembre, l’Iran sta avvelenando le sue studentesse. E non sono voci. No, è proprio il viceministro della salute, Younes Panahi,  ad ammetterlo, attribuendo però la colpa ad “alcune persone che volevano che tutte le scuole, in particolare le scuole femminili, fossero chiuse”. Qualcosa del genere era stato segnalato già in altre scuole e università iraniane frequentate anche da maschi, ma pare si trattasse di più di un avvelenamento per cibi avariati, anche se erano stati somministrati apposta. Ragazzi e ragazze si erano difesi non usando più le mense scolastiche.

Ma qui è diverso.
Intanto la popolazione studentesca è esclusivamente quella femminile (bambine e ragazze) e il mezzo usato è il gas; un gas che ha odore di mandarino o pesce marcio, come segnalato dalle vittime. Inoltre l’attentato è proseguito anche in altre città, come Pardis, nella provincia di Teheran, togliendo letteralmente il respiro a centinaia di ragazze al punto da costringere i sanitari a ricoverarle in ospedale.
Sembra che nessuna vittima sia morta, ma “decine hanno sofferto di problemi respiratori, nausea, vertigini e stanchezza”, si legge in una cronaca.
I genitori non sono stati zitti. Anzi, sono scesi in piazza per chiedere spiegazioni alle autorità, e naturalmente, la fine di questa barbarie.
Così, il portavoce del governo, Ali Bahadori Jahromi, ha detto che i ministeri dell'Intelligence e dell'Istruzione stavano cercando di determinare la causa degli avvelenamenti. E la scorsa settimana, il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri ha ordinato un'indagine giudiziaria su questi fatti. Si sa che ci sono stati degli arresti, anche se questo aspetto resta molto nel vago.
Ragion per cui si conferma legittimo l’interrogativo se tutto ciò non sia altro che una nuova strategia adottata dalle autorità iraniane per continuare nella repressione in atto in numerosi altri modi.
A non avere alcun dubbio che sia così è Masij Alinejad, nota giornalista iraniana emigrata negli Stati Uniti, che concentra il suo impegno sulle critiche allo status dei diritti umani in Iran, in particolare i diritti delle donne. Alinejad, infatti, su Twetter dichiara:  
L’avvelenamento delle studentesse è la vendetta del regime terrorista della Repubblica islamica contro le coraggiose donne che hanno sfidato l’obbligo dell'hijab e scosso il muro di Berlino di Khamenei. Vogliono fermare la rivoluzione Donna Vita Libertà!".
 
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