La presa in giro dei social bond
Da qualche anno nella finanza internazionale si è diffusa una pratica potenzialmente molto interessante che si rivolge a quegli investitori che hanno una particolare attenzione al sociale. Si tratta dei così detti “social bond”.Spesso vengono venduti impropriamente come obbligazioni emesse al fine di finanziare qualche buona opera sociale.
In realtà i social bond sono delle obbligazioni in tutto e per tutto simili alle obbligazioni tradizionali ma con un rendimento inferiore. Tale minor rendimento, e non certo tutto il capitale raccolto, dovrebbe andare a finanziare dei progetti sociali.
Il patto che l'investitore fa con l'emittente, in sostanza è il seguente: tu, caro investitore, mi finanzi, ma io non do' a te tutti gli interessi che ti dovrei dare perché una parte li do' a questa iniziativa sociale che interessa anche a te. Scegliendo di finanziare me, quindi, tu scegli di sostenere questa iniziativa.
Tutto molto bello, in teoria, a patto, però che le cose non vengano fatte all'italiana...
Nel nostro Paese la più attiva su questo settore è UBI Banca che ha sfornato ben 32 obbligazioni dall'aprile 2012 ad oggi piazzando così 327 milioni di euro.
Queste obbligazioni hanno rendimenti molto bassi e questo potrebbe essere anche del tutto normale nel caso in cui la differenza fra il rendimento dell'obbligazione ed il rendimento di mercato andasse all'opera sociale del quale il bond si intesta i meriti. Purtroppo così non è.
Prendiamo il caso dell'ultimo “social bond” in sottoscrizione in questo momento che dovrebbe andare a finanziare la Fondazione Ambrosini per sostenere l’ospedale di Kalongo nel Nord Uganda. Sicuramente una iniziativa meritevolissima che tutti non possiamo che approvare, ma – poiché parliamo di soldi - non possiamo non andare a vedere i numeri. Questa obbligazione ha durata di tre anni ed ha una cedola il primo anno del 2%, il secondo anno del 2,3% ed il terzo anno del 2,7%. Quindi il rendimento medio annuo è circa il 2,3% lordo. Peccato che il rendimento di mercato di questo titolo dovrebbe aggirarsi intorno al 3,7% in base alla valutazione degli indici di mercato. UBI Banca, quindi, ha un guadagno netto di circa 1,5% all'anno piazzando questa obbligazione allo sportello invece di collocarla direttamente sui mercati finanziari cioè il 4,5% in quattro anni. Quanto riconosce alla Fondazione Ambrosini per il progetto dell'ospedale nel Nord Uganda? Lo 0,5%!
C'è da considerare poi che questo misero 0,5% è detraibile dalle tasse per la Banca (e non certo per il sottoscrittore del Bond) quindi il costo effettivo per l'emittente del social bond è molto inferiore.
Facciamo l'esempio di un sottoscrittore che investe 10.000 euro in questa obbligazione. Con questo investimento avrà donato alla Fondazione Abrosini 50 euro ma avrà diminuito il suo rendimento atteso, rispetto ai tassi di mercato per quel tipo di obbligazione, di circa 450 euro in tre anni.
Sarebbe molto più intelligente fare direttamente una donazione di 100 o 200 euro alla Fondazione Ambrosini, detraendola direttamente dalle proprie tasse, ed investire direttamente nel bond non “social” facendo un affare per sé e per la Fondazione Ambrosini.
Purtroppo, per la Fondazione Ambrosini (come le altre fondazioni che si prestano a queste operazioni) è una opportunità essere scelti fra le migliaia di iniziative benefiche che si possono sostenere e quindi accetta di “vendere” in qualche modo il proprio nome per ricavarne degli spiccioli (il Bond in questione frutterà la miseria di 25.000 euro su 5.000.000 raccolti) rispetto a quello che guadagna la banca.
La banca ottiene una bellissima pubblicità che consente di raccontare ai propri clienti la storiella che il questo titolo ha lo scopo di finanziare l'ospedale in Uganda.
Come al solito, tutto è consentito dall'ignoranza degli investitori che non si rendono conto di quale sarebbe il rendimento corretto per il proprio investimento e quanta parte del minor rendimento va effettivamente a finanziare l'attività di beneficenza.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti