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Quando si dice sapere le lingue ...
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Articolo di Annapaola Laldi
1 giugno 2003 0:00
 
Nella parte antica di uno dei paesi che punteggiano le colline di questa zona della Toscana, si trova una piccola casa tutta ricoperta da piante di gelsomino -o meglio, di quel suo parente meno nobile ma certo piu' forte e diffuso che e' il rincospermo. Oltre a questo rampicante, che cresce rigoglioso incorniciando magicamente porta e finestre, la padrona della casa -una signora dal cognome tedesco- cura altre piante a seconda della stagione, e, in questo periodo, per esempio, si possono ammirare delle splendide gardenie..
Dato che la casa si trova su uno dei percorsi che portano alla piazza principale, e poiche' il paese e' meta di un certo numero di visitatori, la signora ha pensato bene di tutelare i suoi fiori dai passanti che avrebbero voglia di coglierli scrivendo in tre lingue quello che e' il suo desiderio. La cosa interessante, e che continua sempre a colpirmi per la sua finezza, e' che sulla elegante targa di smalto bianco e celeste, piccola ma ben visibile, non si legge una medesima frase ripetuta in tre lingue, ma si leggono tre frasi diverse: in italiano e' scritto: "Vietato cogliere i fiori/ Sono proprieta' privata!".
In tedesco c'e' scritto: "Diese Blumen sind Privatbesitz/ Bitte nicht beruehren, nicht pfluecken. Jasmin ist giftig!", che in italiano vuol dire: "Questi fiori sono proprieta' privata/ Per favore non toccarli, non coglierli. Il gelsomino e' velenoso!".
In inglese, invece, si legge: "Please don't take away this beautiful flowers/ You break my heart!" ("Per favore, non portate via questi bei fiori/Mi spezzate il cuore!").
Ogni volta che capito li', mi soffermo ad ammirare l'effettiva bellezza rappresentata da quella selva di rincospermo, dalle foglie cosi' lucide e dai fiori -quando e' il loro tempo- di un bianco cosi' smagliante e di un profumo intenso fino all'ebbrezza. Ma anche rileggo ogni volta con rinnovato interesse e curiosita' quelle brevi frasi che rappresentano, secondo me, un piccolo capolavoro di psicologia. La signora, infatti, si rapporta con ciascun popolo toccando un punto preciso di quello che lei pensa essere il suo proprio carattere. Per gli Italiani basta un semplice sbrigativo divieto e il richiamo alla proprieta' privata, mentre i Tedeschi li vede piu' restii a fermarsi di fronte a essa e allora, sia pure usando una formula di cortesia, aggiunge una minaccia per la salute: il gelsomino e' velenoso. E alla fine vengono gli Inglesi, coi quali lo scenario cambia radicalmente. Qui niente minacce, bensi' un divieto smorzato dalla formula di cortesia e un richiamo alla bellezza dei fiori con l'aggiunta di un tocco di sentimento: se li cogliete, mi spezzate il cuore.

In quanto Italiana mi chiedo sul serio se a me basti un semplice divieto per trattenermi dal fare una certa cosa, e francamente non so cosa rispondere. Come non so se Tedeschi e Inglesi abbiano sviluppato proprio quell'aspetto del carattere che la signora dei gelsomini mette in evidenza con le sue frasi, ma non mi sembra azzardato dire che lei deve avere di ciascuno dei tre popoli questa precisa percezione, che manifesta per colloquiare in un modo tutto particolare e personale con i visitatori che, mentre vengono ad ammirare l'antico severo castello e la perenne leggiadria del paesaggio toscano, non possono non fermarsi davanti a quella sua casa cosi' caratteristica la quale, anzi, aggiunge una nota ulteriore di fascino all'ambiente.

E poi mi domando se sapere le lingue non voglia dire proprio questo: non un semplice tradurre alla lettera una sequenza di parole, come troviamo, per esempio, nei divieti sui treni, ma cercare di cogliere con la nostra originalita' quello che ci sembra essere lo spirito della gente che parlando quella lingua e' nata e cresciuta. Si puo' sbagliare, facendo cosi'? Si puo' cadere in luoghi comuni? Si', certo, ma ci sarebbe forse uno scambio piu' personale, che e' l'unico che tollera anche la correzione da parte dell'altro.

E anche nella nostra stessa lingua, non potrebbe giovare alla comunicazione cercare di comprendere meglio chi e' la persona che ci sta davanti e, insieme, giocarci fino in fondo per quello che siamo?
Una cosa mi viene in mente adesso -solo adesso- che scrivo questa noterella. La prossima volta che intravedo la signora dei gelsomini dietro una delle sue finestre, mi faro' coraggio e le chiedero' a che cosa devo la sua fiducia che a me, italiana, basti quel "Vietato cogliere i fiori!". Chissa' che una chiacchierata con lei non mi porti a scoprire di me cose che ancora non conosco.
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