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Spiagge incatenate. Le conseguenze negative della non-liberalizzazione
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17 maggio 2024 13:43
 

L’anno scorso ha stupito il grande flusso turistico dall’Italia verso l’Albania, anche perché ha corrisposto ad alcuni cali in diverse località italiane (Puglia in particolare). Motivo: l’offerta turistica balneare era molto più economica di quella italiana, pur calcolando i costi del trasporto aereo che, comunque, è più economico di molti voli all’interno dell’Italia.

Gli alti costi italiani sono dovuti non solo ad un costo della vita che cresce, ma anche al fatto che le concessioni delle spiagge demaniali sono affidate a balneari che, spalleggiati per motivi elettorali da partiti di governo e opposizione, pagano affitti ridicoli e sono di fatto diventati padroni.
A questo ci sarebbe un rimedio: la liberalizzazione, grazie alla quale le concessioni dovrebbero essere affidate a gare periodiche d’appalto. E’ noto però, che pur con sentenze del Consiglio di Stato, dopo anni ed anni, anche quest’anno l’applicazione di questa direttiva è osteggiata e non ci sarà, e l’Italia è lì lì per subire un multone da parte dell’Ue per la mandata applicazione.

Per capire la portata del fenomeno, basta guardare gli orari dei voli da/per l’aeroporto di Tirana, ormai raggiungibile da moltissimi aeroporti italiani. Va bene che in Italia c’è un via vai notevole di albanesi, va bene anche che il business italiano con questo Paese è sempre in crescita… ma l’esplosione di voli di compagnie low-cost avrà pure un qualche significato legato ai turisti italiani che vanno in luoghi molto più economici di quelli nostrani.

Bene, questo è il risultato della non-liberalizzazione del settore. I concessionari/padroni fanno i prezzi che vogliono perché non si sentono per niente toccati dalla concorrenza.

Vittime: consumatori e imprenditori, nonché i soldi italiani che vengono spesi in un altro Paese.

Abbiamo fatto l’esempio dell’Albania che è eclatante, ma potrebbe valere altrettanto, con le dovute differenze, anche per Grecia, Tunisia, Spagna e, un po’ meno, Croazia, dove i prezzi sono quasi uguali  a quelli italiani e sono sempre strapieni.
Siamo contenti per l’Albania che sta dimostrando di essere all’altezza di un’economia di mercato, non per l’Italia che, per mera politica corporativa ed elettorale, fa scappare denaro e lavoro dal proprio territorio.

Qui il video sul canale YouTUbe di Aduc


 
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