Lunedì 8 giugno 2026
Menu

Il riciclaggio dei pannelli solari

Articolo · Redazione ·
Sono anni che l'industria del fotovoltaico e del solare termico discute di come smaltire i propri rifiuti. Ora però l'Ue ha perso la pazienza, e vuole che i pannelli usati seguano le stesse norme di riciclaggio valide per tutti gli altri apparecchi usati elettrici ed elettronici.

Vale per i tostapane, i lettori mp3 e i tagliaerba, persino per gli apparecchi della dialisi e i distributori di biglietti da viaggio -ma non per i moduli solari: guarda caso, la direttiva Ue sui rifiuti elettronici fa eccezione proprio per il "verde" fotovoltaico. Mentre i produttori di apparecchi elettrici ed elettronici devono raccogliere quelli vecchi e smaltirli nella maniera prescritta o riciclarli, la branca dell'energia solare non è tenuta a rispettare nessuna normativa. Ma questo privilegio è ormai agli sgoccioli. Il Parlamento europeo deciderà, probabilmente già a gennaio, che anche i dispositivi solari debbano sottostare alla direttiva WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment). Ciò costerà caro alle aziende, che saranno costrette, in ogni Stato Ue, a mettere in piedi un sistema di raccolta dei moduli scartati. Poiché l'elaborazione concreta della WEEE spetta ai singoli Stati, i produttori dei 27 Paesi dovranno istituire un proprio sistema, ciò che implica un impegno burocratico non da poco. Inoltre, dovranno registrare nel Paese dove viene venduto ogni singolo dispositivo.

Dura guerra dei prezzi
Per il settore, l'adozione della direttiva WEEE arriva nel momeno peggiore, data l'agguerrita lotta in atto sul fronte dei prezzi. Dall'inizio dell'anno, per i moduli cristallini di fabbricazione tedesca il prezzo è sceso da 1,70 euro a 1,15 a watt, e i prodotti cinesi si possono avere addirittura per 85 centesimi. Chi non può riversare sul cliente i costi dello smaltimento, perde terreno in questa sfida all'ultimo prezzo.
Ma i produttori se la possono prendere solo con se stessi se adesso l'Ue detta le condizioni. Per quattro anni si sono sforzati di costruire un proprio sistema di smaltimento chiamato PV Cycle. L'autoregolamentazione doveva evitare l'imposizione esterna, ma i soci, inclusi i maggiori produttori internazionali di moduli, non si sono accordati sul finanziamento a lungo termine del sistema. Evidentemente per ignoranza dell'onere che il dettato Ue comporta. "La grande maggioranza dei produttori del fotovoltaico non ha avuto il minimo contatto con la direttiva WEEE. Molte aziende non riescono neanche a immaginarsi che cosa significhi per loro dal punto di vista legislativo", dice Wilfried Taetow, presidente di PV Cycle.
Le divergenze hanno riguardato non solo i soldi, ma anche il destino dei moduli vecchi. Così, la società Solarworld di Bonn l'estate scorsa ha abbandonato il consorzio -un brutto colpo per PV Cycle, giacché la filiale di Solarworld, Sunicon, possiede le conoscenze tecniche per il riciclaggio dei pannelli.

Il tempo stringe se si vuole trovare una soluzione ai moduli usati
Per lunghi anni, Commissione e Parlamento Ue hanno osservato con pazienza le discussioni in atto nel fotovoltaico. Ora basta, però. "Il comparto ha presentato un accordo volontario che non vale la carta su cui è stampato", dice Karl-Heinz Florenz, membro del Parlamento europeo e relatore per la direttiva WEEE. "Nell'accordo mancava non solo qualsiasi obiettivo di raccolta, ma le aziende potevano svincolarsi in ogni momento senza problemi".
Il tempo incalza, una soluzione dev'essere trovata, giacché nei prossimi anni la prima generazione di pannelli solari arriva al termine del ciclo di vita. Già nel 2015, oltre 15.000 tonnellate di pannelli saranno ferrivecchi.
Chissà se la minaccia di un intervento Ue, e il poco tempo a disposizione, non indurrà gli interessati a cercare seriamente una soluzione?

(articolo di Ralph Diermann per Der Spiegel del 19-12-2011. Traduzione di Rosa a Marca)
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →