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Una riforma europea tossica per l'agricoltura bio?
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Articolo di Redazione
3 novembre 2016 12:33
 
 Come sostenere un mercato bio in piena crescita, senza abbassare le esigenze di qualita' e di integrita' dei suoi prodotti per i consumatori? Questo e' il dilemma che sottintende il confronto a tre, negoziazioni non pubbliche tra Commissione, Parlamento e Consiglio Europeo, che tende a rivedere, da qui alla fine dell'anno, l'attuale regolamento europeo sull'agricoltura biologica.
Datata 1991, riformato nel 2007, questo regolamento definisce il quaderno degli impegni dell'agricoltura biologica per gli Stati membri dell'Unione Europa (UE) da cui dipende l'etichetta bio europea col suo suo logo che figura accanto al logo di ogni singolo Stato.
Tra le molteplici domande sollevate da questa nuova revisione, una ha particolarmente cristallizzato i dibattiti: occorre instaurare delle soglie di prodotti non autorizzati -pesticidi e OGM- al di sopra dei quali un prodotto bio perderebbe automaticamente la propria certificazione? Questa proposta della Commissione e' entrata in conflitto con l'opposizione di tutte le filiere bio.
Pesticidi senza prodotti bio?
Attualmente, i controlli che garantiscono l'etichetta bio si basano su delle medie: controllano che le precauzioni siano prese ad ogni livello della catena di produzione per rispettare il modello bio -agricoltura, trasformazione, trasporto, distribuzione, etc.- con un principio base: il non utilizzo, nei campi, di pesticidi di sintesi. Ma le analisi sui prodotti finiti non sono sistematiche: e se esse rilevano una sostanza vietata in un prodotto, il suo declassamento non e' automatico. Il regolamento europeo non prevede alcuna disposizione particolare in questi casi. Di conseguenza, i prodotti nei quali si e' trovata la presenza di pesticidi, continuano ad essere commercializzati come prodotti biologici.
I prodotti bio, in effetti, non sono garantiti a “zero pesticidi”... anche se il livello di pesticidi che contengono, talvolta e' incomparabilmente piu' basso che in un prodotto convenzionale. Secondo l'ultimo rapporto dell'European Food Safety Authority (EFSA) sui residui dei pesticidi negli alimenti, il 15% dei circa 4.620 alimenti bio analizzati contengono dei residui di pesticidi negli alimenti. E lo 0,8% di loro vanno oltre i limiti massimi di residui (LMR) -i livelli autorizzati convenzionalmente per ogni pesticida.
Da dove vengono questi pesticidi nei prodotti bio? Nella maggior parte dei casi, spiega Philippe Thomazo, direttore generale di Ecocert (principale organismo di certificazione bio in Francia), essi non provengono da frodi nell'agricoltura, molto rare, ma da contaminazioni fortuite, soprattutto nei campi, o durante le diverse tappe di produzione: trasporto, condizionamento, distribuzione...
Una proposta della Commissione contrastata dal Parlamento
Anche se minima, la presenza di pesticidi nei prodotti bio compromette tuttavia la credibilita' dell'etichetta bio di fronte a dei consumatori, stima la Commissione, che ha presentato nel 2014 una proposta di revisione per cercare di rafforzare il regolamento europeo. Questo progetto faceva seguito ad una larga consultazione lanciata all'inizio del 2013, che ha riportato un certo successo, con circa 45.000 risposte. Consumare un prodotto di qualita' senza pesticidi ne' OGM arriva in seconda posizione rispetto ai motivi per i quali i cittadini europei acquistano bio.
La Commissione ha quindi proposto che i prodotti bio siano sottomessi alle medesime soglie di quelle in vigore nell'alimentazione per i bimbi, cioe' 0,01 mg/Kg di pesticidi. Al di la' di questa quantita', essi sarebbero automaticamente decertificati. Attualmente, solo l'Italia, il Belgio e la Repubblica Ceca hanno introdotto delle soglie di pesticidi nei prodotti bio, fatto che alimenta, secondo la Commissione, la distorsione della concorrenza.
Ma questa proposta e' stata ritoccata dal Parlamento -che ha di conseguenza largamente emendato il testo della Commissione. Col dispiacere di alcune associazioni ecologiche, come IEW, la Federazione interambientale della Vallonia in Belgio, che accusa il Parlamento di indebolire il quaderno degli impegni europei, e di aprire la via ad “un'agricoltura biologica molto poco ambiziosa”.
Dietro la posizione del Parlamento Europeo c'e' tutta la filiera bio che si e' inalberata contro queste soglie di decertificazione, dai produttori alla grande distribuzione. Ed essenzialmente la International Federation of Organic Agriculture Movements (Ifoam), che rappresenta una gran parte delle associazioni di contadini bio e dei trasformatori nell'Unione Europea. Secondo Politico, alcuni Paesi che hanno molto peso nel bio, come Spagna e Germania, si sono anch'essi opposti.
La produzione bio penalizzata?
Al lato del Parlamento come della filiera bio si delinea in effetti una stessa paura: che queste soglie di pesticidi divengano un ostacolo allo sviluppo dell'agricoltura bio, il cui mercato e' quadruplicato in quattro anni in Ue, cosi' come che l'offerta non sia in grado di far fronte alla domanda.
Al di la' della sua crescita, la filiera ha un punto fermo come principio, centrale nel modello bio, dell'obbligo dei mezzi. Ora, l'introduzione delle soglie farebbe barcollare la logica verso un obbligo dei risultati, deleteri secondo loro. Per Eliane Anglaret, che presiede Nature&Progrés, un'associazione storica del biologicio: “L'importante e' di rispettare il legame con la terra, di non utilizzare delle immissioni chimiche di sintesi, di essere nei circuiti locali. Altrimenti, sarebbe sufficiente mettere delle coltivazioni in superficie sotto delle serre in plastica, con zero pesticidi, per ottenere del bio. E questo non e' proprio quello che stiamo cercando”.
Altro argomento contro le soglie: che penalizzerebbero i produttori bio. “Come si stabilira' la responsabilita' e la provenienza di questi pesticidi? E chi paghera' per queste analisi supplementari”, chiede Anglaret. Secondo Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Europa: “Le fabbriche bio lavorano all'aria aperta, su dei territori dove l'agricoltura convenzionale, che rappresenta il 94% delle terre agricole in Europa, e' maggioritaria. Esse sono dunque sottomesse a dei rischi di contaminazione accidentale. Sarebbe totalmente ingiusto penalizzare doppiamente un produttore, gia' vittima di contaminazione, declassando l'insieme del suo raccolto nel momento in cui lui non e' responsabile di questa contaminazione”.
Francois Veillerette, dell'associazione antipesticidi anti-OGM Génération futures, stima anche che “non deve essere fatto pesare lo sforzo unicamente sul produttore bio col pretesto di fare un bio piu' bianco che bianco”. “Uno dei metodi per uccidere il bio, e' di renderlo talmente stretto che diventa inapplicabile”, aggiunge Philippe Thomazo di Ecocert.
La Commissione, tuttavia, assicura, al fine di non penalizzare l'agricoltore, di aver previsto una compensazione in caso di contaminazione fortuita. La filiera bio e' globalmente favorevole ad un tale impegno -in base al principio di inquinare-pagare, che sarebbe un contributo dell'agricoltura convenzionale. Ma essa stima il meccanismo proposto “impreciso e insufficiente”. L'eurodeputato socialista Eric Andrieu sostiene, dal suo punto di vista, che la priorita' per la Commissione dovrebbe essere di “lottare contro l'onnipresenza dei pesticidi nell'agricoltura convenzionale attuale, che rende impossibile per un agricoltore bio di premunirsi totalmente dall'uso dei pesticidi da parte del suo vicino”.
Chi garantisce l'attuale etichetta bio europea?
L'etichetta bio europea, con la sua foglia di stelle su fondo verde mela, e' obbligatoria dal 2010 per gli alimenti bio prodotti in Ue. E risponde al medesimo quaderno di impegni.... e garantisce:
- delle derrate alimentari contenti almeno il 95% di ingredienti bio (esclusa acqua e sale), la parte restante che non e' disponibile in forma bio, e' autorizzata;
- Una coltivazione senza prodotti chimici di sintesi (fertilizzanti, pesticidi, trattamenti post-raccolto) ne' OGM;
- nell'allevamento, un'alimentazione senza pesticidi chimici; un divieto di tracce di OGM al di la ' dello 0,9% ammesso in caso di contaminazione fortuita; un ricorso limitato ai farmaci e trattamenti veterinari; uno spazio minimo e un accesso all'aria aperta per gli animali;
- precauzioni per evitare le contaminazioni, essenzialmente con una produzione separata nel tempo e nello spazio dei prodotti biologici e convenzionali, o degli spazi destinati allo stoccaggio dei prodotti biologici.
Degli organismi certificatori accreditati dall'Istituto Nazionale dell'origine e della qualita' (INAO), come Ecocert, Agrocert o Aclave, controllano sul rispetto di queste regole, con un controllo annuale e dei controlli a sorpresa. La Direzione Generale della Concorrenza, del Consumo e della repressione delle frodi controlla ugualmente questi stabilimenti (piu' di 1.000 nel 2015), e sorveglia notoriamente i residui dei pesticidi nei prodotti finiti mettendo l'etichetta bio sugli imballaggi.

(articolo di Angela Bolis, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 03/11/2016)
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