Una rosa bianca per Francesco
Mi ha colpito molto il nuovo papa, Leone XIV, che va a pregare sulla tomba del suo predecessore, papa Francesco, e depone sulla lastra una rosa bianca, lì dove, sulla sinistra, se ne vede un’altra.Mi ha colpito, perché è stato nella mia giovinezza che presi ad amare proprio le rose bianche, e non a fasci o anche a piccoli mazzi, ma una, una sola alla volta.
Una rosa bianca è stata per me, e continua a essere, il segno del mio amore per chi è qui sulla terra o per chi se ne è andato. Proprio amore, nel senso più vasto, variegato del termine.
Non so come, non so quando nacque questa preferenza. Ma potevo avere al massimo 25 anni e ricordo bene che la poesia, scoperta per caso, mi affascinò per l’armonia universale che ispira – una rosa bianca, nelle parole del poeta cubano José Martí, si coltiva non solo per chi ci porge il suo aiuto, ma anche per chi ci fa del male.
Eccola, a partire dalla versione originale, in spagnolo:
Cultivo una rosa blanca
en julio como en enero,
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni oruga cultivo:
cultivo una rosa blanca.
[Coltivo una rosa bianca,
in luglio come in gennaio,
per l’amico sincero
che mi porge la sua mano franca.
E per il crudele che mi strappa
il cuore con cui vivo,
né cardo né bruco coltivo:
coltivo la rosa bianca].
E adesso nella versione musicale di Sergio Endrigo del 1963
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