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Salute. Prescrivere la democrazia?
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Articolo di Redazione
20 marzo 2019 0:20
 
 La democrazia fa bene alla salute (della popolazione)? Non è un'anteprima della tesi di filosofia... proposta nel diploma di maturità 2019, ma una domanda discussa con le statistiche nella rivista The Lancet. Prima di andare oltre, come lo sottolineano gli autori nell’introduzione di questa pubblicazione finanziata dalla Fondazione Bloomberg e Bill & Melinda Gates, vengono subito alla mente dei contro-esempi storici e contemporanei di prosperità e di benessere sanitario della popolazione non essendo stati davvero dei luminari sotto il sole della democrazia, dall’impero romano alla Cina di Deng Xiaoping.
Ma guardiamo i fatti, qui limitati all'effetto dell'esperienza democratica sulla salute degli adulti dal 1980.
Al fine di determinare il degrado della democrazia di ogni Pese, gli autori hanno utilizzato la base di dati V-Sem (disponibiii online) prendendo in considerazione 5 elementi determinanti della democrazia elettorale: il suffragio, le elezioni libere, l’elezione di un esecutivo, la libertà di organizzazione civile e politica e la libertà d’espressione. A partire da questi dati è calcolato un indice di esperienza democratica corrispondente alla somma del punteggio di democrazia calcolato per ogni Paese e ogni anno tra il 1900 e il 2017 (con meno effetto dagli anni più antichi secondo un deprezzamento dell’1% all’anno). Si considera anche uno “stock” di democrazia, piuttosto che un livello di democrazia immediata, cosa che permette di captare l’effetto lento e ritardato della democrazia sulla salute pubblica.

Un effetto della democrazia sulle malattie non trasmissibili
I dati sullo stato di salute delle popolazioni, provengono dal Global Burden Diseaese, disponibile per 195 Paesi tra il 1980 e il 2016. In una prima analisi, gli autori hanno comparato l’evoluzione della speranza di vita a 15 anni (senza considerare l’HIV) tra 5 Paesi che hanno beneficiato di una “transizione democratica” tra il 1980 e il 2017 (come, per esempio, la Polonia nel 1990) e 55 Pesi che sono rimasti autocratici durante questo stesso periodo (come per esempio lo Zimbabwe). La transizione democratica ha degli effetti immediati sulla speranza di vita a 15 anni (escluso l’HIV), che aumenta dello 0,3% all’anno, e significativamente di più che nei Paesi autocratici (0,02).
In una seconda analisi, gli autori hanno determinato le cause della variazione della mortalità per ogni malattia. L’esperienza democratica spiega una larga parte della variazione della mortalità cardiovascolare (22,27%) o per incidenti nei trasporti (17,78%), con, per queste due principali cause di mortalità, un minore effetto sul PIL (rispettivamente 11,83% e 6,65%). Un effetto maggiore dell’esperienza democratica in rapporto al PIL lo si constata ugualmente per i vari tipi di cancro, la cirrosi, le altre malattie non infettive. Al contrario, la democrazia sembra avere poco impatto sulla mortalità per HIV o per il diabete.

Da Alexis di Tocqueville a Bill Gates
Un argomento del primo punto della “esperienza democratica” diminuisce del 1,97% la mortalità per malattia cardiovascolare in 20 anni (intervallo di confidenza a 95% IC95-1,31 a -2,64). La democrazia non sembra esercitare il suo effetto aumentando il PIL, perché la modifica dell’esperienza democratica non è statisticamente correlata al PIL (0,18), ma è fortemente correlata alle spese pubbliche della sanità (<0,0001). Rimuovendo uno ad uno i componenti dell’esperienza democratica, gli autori determinano che le elezioni libere sono indispensabili per il legame tra democrazia e salute della popolazione.
Per Tocqueville, nella “Democrazia in America" (1835), in democrazia l’interesse dei governanti eletti “si confonde e si identifica con quello della maggioranza dei loro concittadini. Essi possono quindi commettere dei frequenti atti di infedeltà e dei gravi errori, ma non seguiranno mai sistematicamente una tendenza ostile a questa maggioranza” e “se un magistrato usa male un potere più di un altro, esso lo mantiene, generalmente, per meno tempo”. Esiste anche “nella base delle istituzioni democratiche una tendenza nascosta che fa spesso competere gli uomini alla prosperità generale, malgrado le loro vite e i loro errori”.

Democratici senza frontiere
Questo può consolarci a volte vedendo le nostre democrazie andare fuori strada grazie alle scelte di governanti incompetenti o votare cattive leggi. In breve, la democrazia ha un effetto positivo sulla salute perché gli eletti responsabili davanti al popolo hanno interesse a promuovere la salute nel mondo più esteso, aumentando le spese sanitarie pubbliche, e organizzando le cure e la prevenzione.
Questo studio porta argomenti statistici a queste conclusioni che Tocqueville avrebbe condiviso, anche se la metodologia non esclude ovviamente l'esistenza di pregiudizi che portino confusione, o addirittura una inversione di casualità.

Perché è stato pubblicato un tale studio? L’idea generale di questo tipo di pubblicazione è di ricordare che non si può nascondere l’importanza del dato politico con le nostre scelte in materia di aiuto allo sviluppo. Tutti i regimi non sono equivalenti in materia di salute pubblica. Migliorare la sanità delle persone dei Paesi più poveri è anche fare promozione della democrazia, in particolare oggi, dove il peso delle malattie infettive è progressivamente soppiantato da quello delle malattie non trasmissibili, sulle quali la democrazia (coi suoi effetti sulla qualità del sistema di cure e di prevenzione) sembra avere il più forte impatto.

(articolo di Alexandre Haroche, pubblicato sul Journal International de Médecine del 19/03/2019)
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