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E se un giorno la pioggia ricaricherà il vostro telefonino?
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Articolo di Redazione
13 febbraio 2020 14:26
 
 Le centrali idrauliche utilizzano turbine accoppiate a generatori elettromagnetici, che consentono di utilizzare la forza dell'acqua per generare corrente elettrica. Tuttavia, questi sistemi sono ingombranti, pesanti e perdono la loro efficacia al di sotto di una certa quantità di acqua. Un'alternativa esiste sotto forma di nanogeneratore triboelettrico, una scoperta recente, risalente al 2012.

In un articolo pubblicato sulla rivista Nature,  un team guidato da ricercatori dell'università municipale di Hong Kong è riuscito a creare un generatore migliaia di volte più efficiente. Il nanogeneratore triboelettrico in questione funziona usando la forza della goccia per trasferire una carica tra due strati separati. Gli scienziati hanno usato il politetrafluoroetilene, un polimero con una carica quasi permanente, che ha reso la conversione di energia molto più efficiente.

100 diodi illuminati con una goccia d'acqua
Inoltre, utilizzando un elettrodo di alluminio, i ricercatori hanno scoperto che il picco di energia non si verificava al momento dell'impatto, ma quando si diffondeva la goccia d'acqua. Toccando l'elettrodo, la goccia ha creato un circuito chiuso, fungendo da resistenza, il polimero quindi trasformandosi in un condensatore. La superficie era quindi in grado di catturare e immagazzinare più carica e quindi rendere il generatore molto più efficiente.
Risultato, con una goccia d'acqua, i ricercatori sono riusciti a alimentare 100 diodi emettitori di luce (Led) e quattro gocce d'acqua dovrebbero consentire loro di accenderne 400. Questi nanogeneratori potrebbero essere utilizzati su larga scala per generare l’elettricità dalla pioggia, ma utilizzata anche per raccogliere energia dalle onde o persino dall'acqua all'interno di un tubo. I ricercatori devono ancora risolvere alcuni problemi, come la corrosione degli elettrodi, ma sperano di avere un prototipo su larga scala entro cinque anni.

(articolo di Fabrice Auclert, pubblicato su Futura-Tech del 10/02/2020)
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