Sabato 6 giugno 2026
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Se la scuola non ha ancora capito che deve essere laica, qualche ragazzo si difende tappandosi le orecchie

Articolo · Annapaola Laldi ·
Sul n. 42 dell’Agenzia NEV (15 ottobre 2025) leggo un interessante  articolo di Elena Ribet che si riferisce a un fatto avvenuto qualche giorno fa in una scuola media di Cerea (VR). Quattro ragazzi musulmani di diversa origine nazionale si sono tappati le orecchie quando un presbitero cattolico (parroco o insegnante di religione, non si capisce bene) ha impartito la benedizione all’inaugurazione del nuovo parco della scuola. Il gesto ha suscitato scalpore, pare, fra gli stessi compagni di scuola e gli insegnanti (oltre che di alcuni esponenti politici), richiamando, naturalmente, l’attenzione della preside che ha ventilato l’ipotesi di prendere dei provvedimenti disciplinari. Dal canto loro, i quattro ragazzi hanno spiegato il gesto come legato a un precetto religioso, in quanto non sarebbe loro consentito di ascoltare preghiere di una altro credo.
Prima di riportare le opinioni di due esponenti di Chiese evangeliche ivi contenute, metto in rilievo la segnalazione dello “Sportello Scuola Laicità Pluralismo” che è un servizio rivolto a chiese evangeliche, associazioni culturali, gruppi confessionali e individui per “il sostegno a una scuola laica, attenta a riconoscere il pluralismo religioso e culturale della società italiana, e a promuovere una didattica che lo riconosca come asse educativo e patrimonio civico”. Lo sportello può essere contattato all’indirizzo email: [email protected] 

E adesso i commenti:
Peter Ciaccio, pastore metodista e Consigliere della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha commentato l’episodio di Cerea come segue:
«A scuola non ci si dovrebbe tappare le orecchie, perché ogni input, anche quello illegittimo, è importante per la crescita. Pertanto, al di là dell’illegittimità di una benedizione religiosa per l’inaugurazione di un istituto pubblico, la scuola dovrebbe essere il luogo dove poi discutere di quello che è successo, e non per sanzionare. Tapparsi le orecchie può essere percepito come un gesto forte, ma a quanto ne sappiamo è stato un gesto non violento. La cerimonia non è stata interrotta, a nessuno è stato impedito di parlare. Cosa sarebbe successo se si fosse scelta la formula di un’inaugurazione interreligiosa e interculturale? Forse avrebbe generato una reazione intollerante da parte delle istituzioni che oggi, di fronte al gesto dei ragazzi, si sentono offese? Chi ha “perso” in questa situazione è il mondo degli adulti, che ha tradito ancora una volta i giovani, spesso vittime di una narrazione negativa. La eventualità di ricevere una punizione per aver espresso la propria opinione, magari in maniera più accettabile di un rito religioso imposto, dovrebbe farci riflettere sui molti piani di lettura di un episodio come questo».
 
Di avviso analogo Ilaria Castaldo, tenente dell’Esercito della Salvezza e membro del Consiglio FCEI:
«Anche se non c’è bisogno di tapparsi le orecchie (è quasi sempre utile ascoltare), non dobbiamo tapparci la bocca, in nome di una tolleranza spesso unilaterale».
Sui ventilati provvedimenti disciplinari a carico dei quattro alunni, la redazione di NEV “ha raggiunto al telefono la scuola, per avere conferma o smentita di tale scelta da parte della dirigente scolastica, prof.ssa Silvia De Mitri, la cui segreteria ci ha riferito che l’Istituto, al momento, non intende rilasciare né interviste né dichiarazioni in merito”.
Dal canto suo, “ La FCEI ricorda, da anni, che la laicità nella scuola e nei luoghi pubblici non è un principio astratto: è tutela concreta dello Stato e di una cittadinanza ormai interculturale, è tutela delle norme e dei principi costituzionali.
Servirebbe finalmente una legge quadro sulla libertà religiosa, capace di rispettare le sensibilità di maggioranze e minoranze e di tradurre i principi universali in comportamenti conceti. Libertà di espressione, di credo, di opinione e rispetto reciproco non possono essere slogan invocati a parole, ma esempi che adulti, istituzioni e chiese sono chiamati a dare ogni giorno
”.
 
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