La seconda vita della lattina tedesca
A ridosso dei mondiali di calcio, il quarantacinquenne Gerrit Heske ha un desiderio: “La semifinale tra Spagna, Francia, Inghilterra e Germania sarebbe un fatto stupendo”. Non parla da tifoso, ma da uomo d'affari. Heske è infatti il responsabile per l'Europa dell'azienda statunitense Ball, produttrice di lattine per bevande. Nel vecchio continente nessun Paese batte Spagna, Francia e Inghilterra per vendita di lattine; l'anno scorso nei tre Paesi ne sono stati venduti 20 miliardi di pezzi. Dunque, più a lungo le tre nazionali restano in gara e più aumenta la sete dei loro tifosi a casa, calcola il manager. Se si guarda al numero di unità vendute, la Germania non potrebbe certo competere con le altre tre: i 700 milioni di lattine piazzate l'anno scorso sarebbero ben poca cosa in una competizione internazionale. Solo che la Germania è ad una svolta, sostiene Heske: “La lattina sta per tornare sugli scaffali”. Fino al 2003 era un contenitore molto amato nel Paese; se ne vendevano 8 miliardi l'anno, di cui la metà prodotta da Ball o Schmalbach Lubeca, come si chiamava l'azienda prima d'essere rilevata dall'impresa statunitense sette anni fa. La situazione è cambiata con l'entrata in vigore della nuova normativa sugli imballaggi e il conseguente obbligo di cauzione, che ha indotto molti commercianti a toglierla dagli scaffali. Anche gli imbottigliatori hanno scelto soluzioni alternative, soprattutto bottiglie in Pet. La conseguenza è stato il crollo delle vendite, che nel 2005 sono scese a 500 milioni. Ma da allora la domanda è tornata a salire, trascinata dagli energy-drink, molto apprezzati dai giovani. Adesso, secondo Heske, ci sono segnali di un suo ritorno in grande stile. Lo testimonia la decisione presa la settimana scorsa dal discount Penny di voler vendere birra e bibite fresche in lattina. La gestione dei vuoti avverrebbe come per le bottiglie in Pet, tramite le apposite macchinette o direttamente alla cassa. L'esordio è previsto tra qualche giorno nelle filiali del Nordreno-Vestfalia. E a breve anche in tutti i 2.400 punti vendita sparsi sul territorio nazionale.
Secondo le stime di Heske, un tempo Penny vendeva 150-200 milioni di lattine all'anno. Egli spera che possa tornare a quelle cifre. Dagli altri tre maggiori discount -Aldi, Lidl, Netto- non sono arrivati segnali in questo senso. “Certo è che tutti i commercianti di generi alimentari si cimentano con questo tema”, dice.
Penny motiva la decisione pro lattina con i vantaggi logistici. “La combinazione di forma, stabilità, compattezza e accatastabilità offre benefici a ogni livello”, spiegano. Anche dal lato ecologico la lattina ha conquistato punti negli ultimi anni: oggi è un terzo più leggera rispetto a un paio di anni fa e, data la cauzione, quasi tutti i vuoti vengono riportati nei negozi.
Lo stesso Ball ritiene che la lattina sia paragonabile agli altri contenitori dal lato ecologico, opinione che trova conforto in un recente studio dell'Istituto di ricerca per l'Energia e l'Ambiente di Heidelberg, ma non è condivisa da Deutsche Umwelthilfe, il cui direttore Juergen Resch continua a considerare la lattina “il contenitore più dannoso dal punto di vista ecologico”. Malgrado gli sforzi dell'industria di abbellire il quadro.
(traduzione di Rosa a Marca dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung del 7 giugno 2010)
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