Sicurezza, scarichi e ritornelli. L’ordine pubblico a Firenze
Marzo è appena iniziato ma per il dibattito politico sembra di essere in pieno agosto, quando in tv si ripropongono i vecchi film già visti e rivisti. Così come la polemica che imperversa a Firenze sulla sicurezza, innescata dal caso del ragazzo abusato dopo essere stato portato a spalla, ubriaco, da un vagone del tram a un luogo al riparo da occhi indiscreti. Lo spartito è sempre lo stesso: accuse dell'opposizione di centrodestra alla giunta comunale di non essere in grado di fare del capoluogo toscano una città sicura; controaccuse del centrosinistra al governo meloniano di non fornire le risorse necessarie soprattutto umane e in divisa-per il controllo del territorio. Uno stucchevole e ripetitivo rituale teso alla ricerca del “colpevole” e al chiamarsi fuori dalle responsabilità da parte di ciascuno dei contendenti.Ora, siccome i giornali devono dare soprattutto notizie eccone qua una, benché neanche troppo fresca: ai cittadini importa di questo balletto molto meno della recita a memoria dell'elenco degli ultimi dieci classificati al Festival di Sanremo. E questo non per cerchiobottismo o perché non sappiano che le responsabilità di quanto accaduto in questo come in altri precedenti casi stiano in capo a chi, a diversi livelli, ha il compito di occuparsi di sicurezza. Ma perché sono consapevoli che solo la collaborazione istituzionale, magari condita anche da un solo pizzico di autocritica, può rappresentare la base da cui partire per soluzioni concrete.
Se ne sono accorti per primi che la tecnica del vicendevole rimpallo non solo non funziona, ma è anche fuori luogo. Un paio di mesi fa a dire questa elementare verità ci aveva provato un giovane consigliere comunale di FdI, Matteo Chelli, sostenendo che la sicurezza non può essere oggetto di “tifo da stadio” ma richiede un'assunzione condivisa di responsabilità. Le sue parole devono aver colpito nel segno, visto che probabilmente è stato l'imbarazzo bipartisan a lasciarle cadere nel vuoto e lui pare essersi ben guardato dal riprovarci. Si è preferito, ancora una volta, il benaltrismo che spinge a parlare di Cpr, di taser, del numero di agenti, di telecamere e di certezza della pena. Ma sul terreno del dialogo e dell'operatività per garantire una sicurezza senza aggettivi di parte, resta ben ben poco.
Un esempio? A proposito di tramvia nell'ultimo anno si è parlato di impiegare a bordo, nell'ordine: vigilantes privati, vigili urbani e polizia di Stato. E stato fatto tutto?
E se sì non sarà mica il caso di mettersi attorno a un tavolo e vedere cosa può non avere funzionato? Possibilmente senza che anche questo si trasformi nell'occasione per porsi al riparo dicendo che “toccava a te”. Certo, non c'è da aspettarsi che tutto si risolva con i tavolanti che si rassicurano a vicenda usando il ritornello della canzone di Sal Da Vinci «con la mano sul petto io te lo prometto davanti a Dio» e baciando le dita incrociate. Ma almeno provarci. Altrimenti l'alternativa, a proposito di Sanremo, è inserire il tema sicurezza nel divertente elenco di Ditonellapiaga delle cose che producono fastidio, insieme a “la moda di Milano, il sogno americano, il politico italiano”. In fondo la piaga c'è, e il dito dentro ormai pure.
(articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 05/03/2026)
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