Sicurezza, un nuovo alfabeto per Firenze
Come in una delle più belle e sagge favole di Andersen, anche a Firenze qualcuno si è accorto che il re è nudo. E che i presunti splendidi vestiti dell’imperatore, nel nostro caso tessuti di polemiche e contrapposizioni spesso inutili, in realtà lasciano nella sua nudità il problema della sicurezza. Una verità che questa volta non ha la voce di un bimbo — come nella fiaba — bensì di un giovane uomo politico di destra, Matteo Chelli. Nel bel mezzo delle solite accuse e controaccuse seguite al parapiglia a colpi di seggiole tra gang in piazza Duomo nella notte di Capodanno, è stato l’esponente di FdI a rompere l’incantesimo della reciproca comfort-zone in cui dal centrodestra si addita solo l’incapacità del centrosinistra a saper garantire una città sicura, ricambiato dal governo cittadino con l’accusa a quello nazionale di non mettere in campo le risorse necessarie, a cominciare da quelle in divisa. Insomma, la solita stucchevole musica. A cambiare lo spartito ci ha provato Chelli, dicendosi «stufo e scocciato» dallo stanco balletto e ricordando, appunto, la nuda verità. E cioè che una questione delicata come la sicurezza non può essere oggetto di «tifo da stadio» ma richiede un’assunzione condivisa di responsabilità. Nel suo campo di appartenenza la cosa non deve essere particolarmente piaciuta, visto il glaciale silenzio pubblico che ha accolto le sue parole. E anche a sinistra, si è sentita solo la voce del capogruppo Pd Luca Milani che ha definito «apprezzabili» le parole di Chelli. Ma il gesto del consigliere comunale FdI, che si è preso la briga di incrinare una specie di tradizione di famiglia politica, a parte alcuni commenti di irriducibili su Fb, potrebbe assumere un significato che va oltre la contingenza di una mega-rissa notturna davanti al Battistero.Potrebbe cioè porre le basi per una mutazione della postura del centrodestra nel percorso per contendere la guida di Firenze alla pluridecennale successione a se stessa dell’identica classe politica. E di farlo introducendo un alfabeto diverso da quello degli slogan e più vicino alla concretezza delle proposte, probabilmente l’unico in grado di trasformare in qualcosa di più credibile un’opposizione che pare votata a restare tale, e contemporaneamente capace di spiazzare l’avversario (oltre che qualche alleato). La ragionevolezza espressa in questo caso sembra lontana da tentazioni di cogestione e, rompendo comodi alibi, pone tutti di fronte alla trasversale domanda di sicurezza da parte dei cittadini che non può avere solo risposte pavloviane dettate dall’abitudine, dall’ideologia o dal fantasioso meccanicismo per cui contro le risse ci vogliono i Cpr. Non è improbabile che Chelli abbia ascoltato la sconsolata considerazione, qualche settimana fa a una manifestazione, di un esponente di comitati nati un po’ ovunque: «Se parliamo di sicurezza, dal centrosinistra dicono che appoggiamo il governo, mentre dal centrodestra replicano che siamo fiancheggiatori del Comune». Che il re non solo era nudo, ma ci voleva pure restare, se ne era già accorto lui.
(pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 06/01/2026)
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