Sabato 6 giugno 2026
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I soldi per la politica. Che succede a Firenze

Articolo · Stefano Fabbri ·
 «Money makes the world go around». I soldi fanno girare il mondo, cantano Liza Minnelli e Joel Grey in Cabaret . D’altra parte, non averli fa girare le scatole. E, almeno negli ultimi 30 anni, la politica gira attorno alla questione di come trovare i soldi. Bandito il finanziamento pubblico, ora ci sono norme — a dire il vero complicate e talvolta all’apparenza un po’ ipocrite — perché quello privato sia alla luce del sole.

Di questa luce il centrodestra fiorentino ha visto riflessi che non lo hanno convinto. Ed è così che in cinque hanno firmato un esposto alla Procura della Repubblica per sapere se alcuni finanziamenti privati durante la campagna elettorale alla candidata sindaca Sara Funaro non presentino profili di violazione del codice penale. L’esposto riguarda anche il suo predecessore, Dario Nardella, contemporaneamente eletto al Parlamento Europeo. Anzi, i sottoscrittori del documento inviato a Palazzo di Giustizia suggeriscono l’esistenza di un «sistema sotteso alla gestione del potere Nardella-Funaro», in una continuità e comunità non solo politica ma anche di finanziatori. Ma l’aspetto giuridico, al momento, qui non interessa. In linea di massima, tuttavia, la soluzione di controversie che comunque nascono in un milieu politico, spesso finiscono per non soddisfare né il querelante né il querelato. Anche quando questo è accaduto politicamente a parti invertite, cioè centrosinistra versus centrodestra. Non a Firenze, certo, dove andare a vedere i finanziatori della compagine sconfitta sarebbe interessante, ma abbastanza inutile poiché anche se ci fosse stata la promessa di un riconoscimento di quello sforzo finanziario questa non ha potuto essere mantenuta. Ma l’argomento schiettamente giudiziario, come detto, qui non interessa al momento. Quel che conta è che dei rappresentanti dei cittadini sostengano che ci sia «stretta correlazione tra i finanziatori della campagna elettorale e soggetti che a vario titolo hanno interessi e rapporti col Comune» o che «dopo la campagna elettorale hanno ricevuto incarichi e appalti», oppure «nomine in società e enti partecipati dal Comune». I nomi, le associazioni, le imprese, gli enti di chi ha beneficiato, e magari lo è stato a sua volta, sono nell’esposto e verrebbe da dire che spesso sono i soliti noti da anni destinatari di nomine, incarichi, affidamenti. Le eventuali indagini chiariranno se in questo c’è stato un rapporto di causa-effetto. Oppure se si tratta di legittima, sebbene discutibile, scelta di continuismo in quella che è di fatto la rete della gestione operativa della città in tanti settori. Ciò che invece è già molto chiaro è che quantomeno ci sia stato un problema di opportunità nella scelta di finanziare, o di chiedere di essere finanziati, da persone che avevano allora o che si sapeva avrebbero potuto poi avere tali importanti posizioni.

Anche solo per evitare non solo iniziative giudiziarie, bensì pensieri magari sbagliati ma certo non gradevoli. A meno che non si voglia importare la pratica in uso nelle culture giuridico-politiche in cui è palese non solo chi ma anche per quale scopo e per quali interessi sceglie di sostenere economicamente un candidato, senza che questo violi alcuna norma, neanche morale, e questo non faccia alzare il sopracciglio a nessuno. Anzi, c’è pure chi, come alla roulette, punta contemporaneamente sul rosso e sul nero. Non si sa mai.

(Articolo pubblicato su Corriere fiorentino - Corriere della Sera del 21/05/2025)

 
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