Sono tutti miei figli ... e nipoti!
Non sono genitore, non ho trasmesso, cioè, ad alcuno i miei geni e il mio DNA, ma la Provvidenza (o la Sorte – neppure io posso dirlo con assoluta certezza) mi ha fatto essere presente, da vicino, alla nascita e alla crescita di una creatura. Il mio piccolo amico G. che poi è diventato il mio giovane amico G. che oggi ha 35 anni e che, ad aprile scorso, è diventato padre di un cucciolo, come lo chiama lui.Questo cucciolo, oggi, lo posso conoscere soltanto nelle fotografie che G. mi invia di tanto in tanto. Infatti, G. e la sua compagna sono tra i cervelli espatriati per l’insipienza dei governanti di questo Paese, che continuano a preferire il nepotismo al posto della meritocrazia e lo sfruttamento del lavoro invece del suo pieno riconoscimento in termini di retribuzioni.
E’ dalle fotografie, dunque, che osservo i segni della crescita di questo piccolo torello, di segno zodiacale e di struttura, che risveglia dentro di me una tenerezza, che non ricordavo più tanto bene. E la stessa tenerezza provo adesso ogni volta che guardo in particolare una foto di G. quando aveva appena due anni, colto, seduto su un grande sasso davanti a un rifugio valdostano, mentre sta battendo le manine …
Al piccolo G. devo grande riconoscenza per aver fatto maturare dentro di me, fin da quando era all’asilo, il profondo, inamovibile convincimento che il suo benessere e la sua felicità, dipendevano dal benessere e dalla felicità degli altri bambini intorno a lui.
E anche oggi resto assolutamente convinta che non si può essere buoni genitori (o nonni o amici dei bambini) se non si fa il nostro possibile, a tutti i livelli, per rendere accogliente la vita di tutti i piccoli, dalla nascita fino alla maggiore età, in modo che abbiano una casa degna di questo nome, genitori che abbiano la sufficiente tranquillità economica che li renda disponibili a giocare con le loro creature e a seguirle con attenzione, la possibilità di andare a scuola e di studiare secondo le loro inclinazioni – e non importa se sono cittadini italiani o, per una gravissima lacuna nella nostra legislazione, non sono ancora tali, anche se sono nati qui e sanno l’italiano meglio degli autoctoni.
Questa è la ragione per cui inorridisco quando leggo che, stando alle statistiche ISTAT, “nel 2025, in Italia, si stima che circa 1,3 milioni di minori vivano in condizioni di povertà assoluta. Questo dato, diffuso dall'ISTAT, indica che circa il 13,8% dei minori italiani è in questa condizione. La povertà infantile, inoltre, colpisce in modo più marcato alcune fasce di età, come i bambini fino ai 3 anni e quelli tra i 4 e i 13 anni”.
Dati confermati il 16 giugno dalla Caritas italiana: che si può riassumere così:
«Dei 277.775 individui accompagnati, c’è un nuovo primato: il 56,2% è di nazionalità straniera, ma il 42,1% è italiano. In 10 anni sono aumentate del 62,6% le persone che si rivolgono ai centri d’ascolto Caritas.
Nuclei con figli minori a carico (63,4%). E come la storia insegna, il livello basso di istruzione continua ad incidere sul rischio povertà. “È appena stata da noi una donna italiana, madre di due figli adolescenti, separata, una commerciante che mi ha portato tutte le carte per mostrarmi che non riesce a pagare le utenze. Suo marito è disoccupato, fa lavoretti in nero saltuari, non le dà alcun mantenimento e lei non sa come far fronte alle spese mediche e scolastiche”».
E, naturalmente, l’orrore si fa ancora più grande quando penso alle stragi che continuano a essere perpetrate a Gaza (il 16 giugno – ancora 51 morti e oltre 250 feriti est di Khan Younis, mentre la gente era in attesa di aiuti umanitari - , in Ucraina (il 16 giugno - 17 morti e 75 feriti in un nuovo attacco su Kiev), in Iran (il 15 giugno – 224 morti e più di mille feriti per gli attacchi israeliani anche su Teheran), e anche in Israele, presa adesso di mira per ritorsione dall’Iran. E non importa se questi dati includano o meno vittime minorenni, perché anche la morte di un padre o di una madre ferisce le loro creature nel corpo e nell'anima.
E tutto ciò continua senza tregua in gran parte del mondo, nonostante la sicumera di qualche pazzo scatenato convinto che la sua volontà fermi magicamente ogni conflitto.
Ma non basta. Anche se il tema è pressoché scomparso dai nostri radar, perché essi sono ora concentrati sui teatri di guerra più vicini a noi, continua la tragedia dei migranti, fra cui tanti bambini e adolescenti, persino non accompagnati, che anelano a trovare, in Europa, e segnatamente in Italia, un luogo dove poter vivere con dignità, incontrando, invece, troppo spesso la morte nel Mediterraneo o sulla rotta Balcanica, e, se ce la fanno a toccare le nostre coste, diffidenza e ostilità, da parte dei governi, certamente, ma anche dei nostri conterranei, aizzati dalla paura instillata dai bravi padri e madri che stanno al governo, che, mentre tengono sotto una campana di vetro i propri figli, considerano quelli degli altri … vuoti a perdere.
E io, che pervicacemente sento tutti figli e nipoti, perché voglio sperare per chi mi è più vicino, come G. e il suo cucciolo, una vita degna di questo nome, mi domando quali strumenti ho per comunicare la presenza e l’urlo di queste creature umane disperate affinché vengano finalmente viste e ascoltate – consapevole che queste noterelle sono solo una piccolissima goccia nel deserto dell’indifferenza.
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