Lunedì 8 giugno 2026
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Spagna. Il congresso della Societa' europea di embriologia e riproduzione umana

Articolo · Donatella Poretti ·
Arne Sunde, biologo cellulare e direttore del Laboratorio di fecondazione in vitro dell'Ospedale Universitario di Tronheim (Norvegia), e' il nuovo presidente della Societa' europea di embriologia e riproduzione umana (Eshre) che si e' riunita a congresso a Madrid dal 30 giugno al 2 luglio. La clonazione e' stata una delle tematiche dibattute, cosi' come quella delle ricerche con le cellule staminali.
"La nostra Societa' comprende che quello delle cellule staminali e' un tema sensibile. Nessuno ne ha una cognizione maggiore che noi, che tutti i giorni abbiamo a che fare con gli embrioni umani", ha spiegato Sunde davanti alla platea di oltre 4 mila specialisti. "Suggerisco ai membri del Parlamento Europeo che vorrebbero rendere illegale la ricerca sulle cellule staminali embrionali, che provino a parlare con la comunita' medica e scientifica e che tengano in conto gli effetti che tale divieto avrebbe nella ricerca e nella societa', solo allora potranno proibire la scoperta di terapie per alcune delle piu' gravi malattie che affliggono l'umanita'". "La ricerca sulle cellule staminali anche non embrionali deve andare avanti. In futuro, cellule indifferenziate isolate dai tessuti umani adulti possono rivelarsi molto importanti per la ricerca e la medicina. Ma ci sara' sempre la necessita' di ricorrere alle cellule embrionali per fini specifici", ha aggiunto Sunde.
Anche il suo predecessore alla presidenza dell'Eshre di Maastricht, il dottor Johannes L.H. Levers, del resto aveva preannunciato alla vigilia del congresso la richiesta all'Unione Europea di levare la moratoria sui finanziamenti per la ricerca con gli embrioni sovrannumerari, sostenendola anche con l'argomento che gli stessi pazienti che si sottopongono alle tecniche di fecondazione artificiale si dichiarano favorevoli alla donazione degli embrioni sovrannumerari per la ricerca. In uno studio pubblicato questo mese sulla rivista "Human Reproduction" due ricercatori svedesi dell'Istituto Karolinska e dell'Ospedale Universitario Huddinge riferiscono che il 92% delle coppie svedesi preferisce donare i suoi embrioni piuttosto che distruggerli. Questa domanda era stata fatta alle coppie che si erano rivolte ai due centri di Stoccolma nel 2001 e 2002, e che in seguito hanno poi donato i loro embrioni sovrannumerari per ottenere cellule staminali, come previsto dalla legge della Svezia.
Diverso atteggiamento quello in merito alla clonazione umana riproduttiva, definita: "irresponsabile e non etica". La nuova moratoria segue la prima decisione del 1999, con la quale la Societa' scientifica aveva stabilito un primo stop di cinque anni della clonazione riproduttiva, quando divenne chiaro che gli avanzamenti tecnici nel campo della clonazione animale avrebbero potuto condurre al tentativo di clonare un essere umano.
La decisione di proseguire nella moratoria e' stata considerata dal comitato esecutivo dell'Eshre nel gennaio 2003, considerando "totalmente irresponsabile e non etico" cominciare gli esperimenti di clonazione umana riproduttiva. Il coordinatore del comitato etico della societa', Françoise Shenfield, ha rilevato che esperimenti di questo tipo presentano ancora "grandi problemi tecnici, come l'alto rischio di nascite di bambini con anomalie non rilevabili al momento del parto". Ci sono poi obiezioni di carattere etico, ha aggiunto, poiche' "la deliberata generazione di cloni potrebbe compromettere la dignita' e l'integrita' degli individui, aumentando il determinismo genetico e restringendo l'autonomia degli individui sia a livello psicologico che a livello sociale".
Sull'argomento non poteva non intervenire Severino Antinori, che ha annunciato infatti che, nel giro di uno o due mesi, sara' pubblicata su Internet la prima foto di un embrione umano clonato di circa sette giorni. La clonazione, ha detto Antinori, "non e' ne' una stupidaggine ne' una mostruosita"', bensi' "una magnifica e nuova opportunita' di riproduzione assistita".
Ha suscitato polemiche anche la ricerca portata avanti da un gruppo di scienzati olandesi ed israeliani, che mirano a creare ovuli da usare per fertilizzazioni in vitro a base di tessuti prelevati da feti abortiti. Secondo quanto spiegato dal dottor Tal Biron-Shental, del Meir Hospital di Kfar Saba (Israele), sono stati prelevati i tessuti di quelle che sarebbero diventate le ovaie di sette feti morti (i follicoli immaturi, detti "primordiali", appaiono intorno alla 16a settimana di gravidanza nei feti femminili) che sono stati coltivati in laboratorio per verificare se possono produrre ovuli. Lo stesso Biron-Shental ha ammesso che finora non si e' arrivato a produrre un ovulo fecondabile attraverso questo procedimento, e ha concluso che "esistono ancora molte questioni etiche da risolvere", ma ha aggiunto che una tecnica di questo tipo potrebbe risolvere il problema della mancanza di ovuli per le fecondazioni in vitro.
Una equipe di medici svedesi e' riuscita a far nascere dei topi da madri che possedevano un utero trapiantato, prima prova sperimentale di un tipo di intervento mai tentato finora, e che apre nuove speranze per le donne infertili. Secondo il prof. Mats Brannstrom, dell'Universita' di Goteborg, una volta che il procedimento sara' messo a punto anche per l'essere umano, "il trapianto di utero potra' essere utile per il 3-4% delle donne con problemi di fertilita', oltre mille per un Paese come la Svezia", principalmente donne con malformazioni congenite o che hanno sofferto l'ablazione dell'utero a causa di un tumore.
Una seconda novita', che potrebbe rendere piu' facile la fecondazione in vitro, e' un nuovo sistema di conservazione dello sperma destinato a rivoluzionare questo tipo di operazione. Finora, ha spiegato il dottor Daniel Imoedamhe, "si credeva che gli spermatozoi morissero una volta che lo sperma si asciugava allo scoperto, perche' perdeva la sua mobilita' e dunque era incapace di raggiungere l'ovulo". Con la nuova tecnica, un'iniezione intracitoplasmica di sperma -ha aggiunto Imoedahme- "la perdita di mobilita' non comporta la perdita della capacita' di fecondare". Questa nuova tecnica potrebbe facilitare molto la conservazione dello sperma umano, finora affidata a contenitori di nitrogeno liquido: bastera' disporre di un piccolo contenitore, che si potra' anche tenere a casa, dentro al quale lo sperma sara' lasciato a seccare su una apposita placca di cristallo.
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