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Spie e delatori. Perché il governo tedesco tace sulle azioni di Erdogan?
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Articolo di Redazione
13 dicembre 2019 9:40
 
 L’anno scorso, all’aeroporto di Ankara, fu arrestato un uomo di 62 anni proveniente dalla Renania del Nord/Westfalia. L’uomo era nato in Turchia. Lo aveva denunciato il suo vicino di casa: poiché non gli era piaciuto un intervento sulla pagina Facebook dell’uomo, lo segnalò per “propaganda terroristica” alla polizia turca che ha una linea diretta anche in Germania. L’arrestato fu condannato a un anno e mezzo di prigione. Quando recentemente è tornato in Germania, ha denunciato il suo vicino. Alla “Tagesschau” ha reclamato dal governo tedesco di “porre fine al sistema di spionaggio e di delazione operato in Germania dal governo turco”.
La marea di denunce è la prova del fatto che Erdogan è riuscito a esportare in Germania la sua campagna di odio. Persone provenienti dalla Turchia, che vivono nella stessa città, nello stesso quartiere, persino nella stessa casa sono diventate delle nemiche. E finora il governo tedesco è stato a guardare senza fare alcunché.
Nel frattempo la situazione si è persino aggravata: a settembre è stato arrestato per spionaggio un avvocato dell’ambasciata tedesca ad Ankara. Dallo studio legale sono finite nelle mani del servizio segreto turco ingenti informazioni sui dissidenti, che hanno chiesto asilo in Germania.
Perché il governo federale si comporta in modo così passivo? Ci sono due motivi:
da una parte, Erdogan sta minacciando quasi tutte le settimane di aprire i confini e di mandare rifugiati [in Europa]. Ogni ripetizione di questo ricatto mette un nuovo cerotto sulla bocca dei governi europei.
Il secondo motivo lo rinveniamo se andiamo a guardare nella risposta del ministero dell’Economia alla interrogazione della vicepresidente del gruppo della “Linke” [Partito della Sinistra], Sevim Dagdelen: la Germania ha venduto nei primi otto mesi del 2019 armamenti per 250 milioni di euro, il valore più alto dal 2005. Contemporaneamente Berlino ha dichiarato che l’operazione militare turca in Siria va contro il diritto internazionale, e la Cancelliera Merkel ha promesso che la Germania, nelle condizioni attuali, non avrebbe più fornito armi alla Turchia. Un corno!
Sembra proprio che Erdogan resti all’offensiva con le sue macchinazioni, fintanto che usa i rifugiati come minaccia, e la lobby delle armi agisce facendo i suoi interessi.

(Articolo di Can Dündar su “Die Zeit” n. 51/2019 del 4 dicembre 2019)
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