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Stati Uniti d'europa. La guida della Commissione per il dopo Brexit
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Articolo di Redazione
11 luglio 2020 17:53
 
 Niente panico, siamo europei. La Commissione ha pubblicato un memorandum per avvisare gli Stati membri sulle conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione che avverrà dalla fine del periodo di transizione, che si concluderà il 31 dicembre 2020. Dal giorno dopo i Paesi membri dovranno essere consapevoli che ci saranno cambiamenti inevitabili in tutti i settori per cittadini, consumatori, imprese, amministrazioni pubbliche, investitori, studenti e ricercatori.
Materie come turismo, trasporti, commercio e servizi finanziari cambieranno per sempre, anche se Londra e Bruxelles dovessero riuscire a raggiungere un accordo commerciale. «L’uscita del Regno Unito dal mercato unico e dall’unione doganale renderà alcuni cambiamenti automatici», puntualizza la Commissione. «Cittadini e amministrazioni pubbliche devono essere consapevoli di quello che succederà il 1° gennaio 2021 e non sottovalutarlo. Sarà necessario che tutti si preparino per bene».

A risentirne saranno soprattutto i movimenti, sia di persone sia di merci. Lo dimostra l’obbligo per tutti i britannici di trattenersi per non più di 90 giorni (all’interno di un periodo massimo di 180 all’anno) all’interno dell’Unione Europea. Per il momento non sarà necessario presentare dei visti per poter entrare ma la Commissione specifica che questa misura «è soggetta a un regime di condizionalità e quindi potrebbe cambiare nel caso in cui non valesse lo stesso per i residenti europei in Gran Bretagna».
Una regola che potrebbe quindi toccare direttamente quasi 25 milioni di turisti europei e 18 milioni di turisti britannici che nel solo 2019 hanno visitato Regno Unito e Unione Europea. Un’eccezione che però non varrà per tutti coloro che cercheranno lavoro e che quindi saranno obbligati a richiedere dei visti.

Per tutti i turisti dal 1° gennaio 2021 sarà necessario ottenere permessi speciali in caso di partenza con animali o di viaggi in auto, visto che le licenze di guida britanniche non saranno riconosciute all’interno dell’Unione. Verranno a mancare anche le tutele verso consumatori e più deboli, visto che l’uscita di Londra pone fine al roaming per i telefoni e mette in dubbio anche l’assistenza ai passeggeri con disabilità o mobilità ridotta.

Non mancheranno i problemi anche per i tanti europei che migrano in Gran Bretagna in cerca di un lavoro e i britannici che si spostano in Europa per trovare un’occupazione. Secondo il documento, infatti, finora gli inglesi di un regime semplificato di riconoscimento delle qualifiche professionali, in quanto ancora membro del mercato unico. Dal 1° gennaio però non sarà più così e quindi tutti gli europei per far riconoscere la propria qualifica nel Regno Unito dovranno sottostare alle norme del governo di Sua Maestà. Per molti quindi sarà necessario affrettare le pratiche, prima della scadenza di fine anno. 

Anche il movimento di merci risentirà dell’effetto Brexit. Infatti, l’uscita della Gran Bretagna dall’unione doganale comporterà maggiori controlli per le merci in entrata e in uscita dall’Unione e quindi più permessi e certificazioni per gli imprenditori europei che decidono di ampliare il loro business oltre la Manica.
Il ritorno della dogana tra l’Europa e Londra inciderà su un giro commerciale molto importante: secondo le ultime stime nel solo 2019 il Regno Unito a ha esportato nel Continente 267 miliardi di euro di merci, importandone 331 miliardi. A partire dal 2021 l’Unione valuterà la possibilità di porre eventuali dazi: una minaccia che potrebbe diventare realtà se le merci non rispetteranno i requisiti richiesti dall’Ue, anche in caso di un futuro accordo commerciale tra Bruxelles e Londra.
Questo potrebbe obbligare i produttori europei che acquistano materie prime dalla Gran Bretagna a compiere determinate scelte per mantenere i privilegi previsti dall’Unione, costringendoli anche a rinunciare ai loro partner britannici se non dovessero rispettare gli standard europei.
Se dal 1° gennaio 2021 il Regno Unito diventerà un Paese terzo questo significherà che tutti i produttori europei che esportano in Gran Bretagna, così come quelli britannici che esportano nel Continente, dovranno rispettare normative diverse da quelle del loro Paese d’origine. Questo significa soprattutto controlli maggiori per il commercio di prodotti chimici e sanitari. In particolare, l’uscita della Gran Bretagna dal Sistema normativo europeo i medicinali e i prodotti sanitari obbligherà tutte le case farmaceutiche a effettuare test e controlli clinici all’interno dell’Unione. 

Saranno sottoposti a rilevanti controlli anche i servizi finanziari. Dal 1° gennaio 2021, tutti i fornitori britannici saranno obbligati a sottostare alle regole di ciascun paese membro, così come dovranno fare i paesi europei verso il Regno Unito. Un brutto colpo per il centro finanziario più importante di Europa, la City di Londra, che, grazie alle sue attività, ha contribuito nel 2018 quasi al 7% del PIL britannico, stimato in 117,5 miliardi di euro.
Secondo il documento, prima di operare in Europa gli operatori finanziari dovrebbero attendere una mossa da parte dell’Unione, da cui dipende l’eventuale possibilità di assimilare i sistemi di controllo e supervisione britannici con quelli europei. Una mossa che Bruxelles si riserva eventualmente di revocare nel caso in cui il governo di Boris Johnson dovesse muoversi in maniera diversa, come sembra abbia già promesso, da quanto previsto all’interno dell’Unione.

Infine, si prospettano come estremamente rilevanti anche i cambiamenti che avverranno a partire da gennaio 2021 in tema di proprietà intellettuale e trasferimento dei dati. Si prospettano tempi duri per chi cercherà di far valere i propri diritti sui marchi, visto che dal prossimo anno non saranno più valide le regole europee in materia.
L’uscita del Regno Unito farà sì che oltre la Manica saranno valide le regole per i Paesi terzi previste dal Gdpr, il regolamento europeo sulla tutela della privacy e dei dati sensibili Un fronte dove però non sembrano esserci grosse difficoltà tra Londra e Bruxelles: il livello di protezione dei dati dei Paesi europei assicurato dal britannico Data Protection Act è tale da permettere all’Unione di considerare il Regno Unito adeguato agli standard in materia.  

(articolo di Lucio Palmisano, da Europea/Linkiesta del 11/07/2020)
 
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