Lunedì 8 giugno 2026
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Stato, legalita’ e carceri: l’ipocrisia dei difensori della Costituzione davanti all’art. 27

Articolo · Alessandro Gallucci ·
Se e’ vero, come spesso sostengono in tanti, che le carceri sono il termometro della civilta’ di un Paese democratico allora non puo’ non darsi ragione, anche in questo, a chi sostiene che l’Italia e’ la repubblica delle banane.
Lasciando stare i detti di qualunque specie e stando a leggere le notizie che arrivano dai vari penitenziari sparsi nel Paese, si notera’ come questi assomigliano sempre di piu’ ad un bollettino di guerra. I dati sui suicidi sono allarmanti. Dagli anni sessanta ad oggi il numero e’ aumentato del 60%, ventinove nel solo 2010. I dati sulle violenze sessuali agghiaccianti: circa 3 mila stupri ogni anno. Si tratta dei soli casi noti, la vergogna, l’omerta’ e l’inefficienza della sanita’ penitenziaria fanno il resto.
Quando si parla di detenuti e diritti molti storcono il naso. A sentir parlare i tanti, si ha l’impressione che sia normale, quasi doveroso, che il carcerato oltre a scontare, giustamente, la pena che gli viene comminata per il reato commesso, debba subire una serie di pene accessorie ben piu’ incisive della prima. Il gusto amaro della vendetta di chi invoca la massima severita’ per gli altri salvo poi pretendere tutte le garanzie del caso per se stesso. In Italia soprattutto ultimamente, spesso piu’ per moda che per effettiva convinzione, si sbandierano legalita’ e Costituzione come ultimo baluardo di liberta’ da contrapporre ad iniziative piu’ o meno temerarie dei governanti di turno. Nel caso del carcere ,principi costituzionali come rieducazione e ripudio di trattamenti disumani sono considerati inutili suppellettili ai piu’ sconosciute o considerate inutili.
Ai partigiani dei giorni nostri, a quelli che si vantano di amare la Repubblica basata sulla Costituzione, varrebbe la pena di ricordare che, con la stessa passione con sui si difendono principi quali liberta’ di stampa, liberta’ d’espressione, parita’ davanti alla legge, e’ necessario indignarsi anche quando quotidianamente e tra l’indifferenza dei tanti e’ violato uno degli articoli piu’ importanti della Carta Costituzionale, l’art. 27:
“La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4].
Non è ammessa la pena di morte”.

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