Venerdì 5 giugno 2026
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Stupefacenti, l'obbrobrio del decreto Lorenzin e le contraddizioni dell''antiproibizionismo'

Articolo · Carlo Alberto Zaina ·
Su vari siti (ad esempio www.legalizziamolacanapa.it con il titolo “Un decreto né carne, né pesce”) si dà ampio risalto all’intervento dell’on. Daniele Farina di SEL che si è espresso – giustamente – contro l’approvazione del DL Lorenzin in tema di stupefacenti.
Si addita tale dichiarazione di voto come modello della posizione antiproibizionista.
In realtà mi permetto di osservare che non leggo nulla di particolarmente decisivo o significativo nell’intervento sopra riportato.
Le ragioni di un’opposizione che, invece, dovrebbe essere durissima e senza sconti, ma, comunque, motivata inequivocabilmente sono, in realtà, latitanti ed inespresse.
Ben altro dovrebbe essere lo spessore argomentativo, le ragioni addotte per contrastare un disegno restauratore.
Io non posso non ricordare, con tutto il rispetto ma anche con disappunto, che l’on. Farina ha proposto un emendamento che, al contempo, stravagantemente avrebbe dovuto depenalizzare sia la coltivazione ad uso personale, sia la cessione di piccoli quantitativi di sostanze stupefacenti destinati all’uso immediato.
Un vero mostro giuridico e logico che invece, seppur limitati ambienti antiproibizionisti hanno elogiato, senza comprenderne, invece,la portata controproducente sul piano normativo. Pensate la contraddizione. Da un lato, si vuole depenalizzare – giustamente – una condotta che mira a sottrarre risorse economiche al mercato illecito degli stupefacenti ed alle organizzazioni criminose, a fare crollare la richiesta (e la relativa offerta) di stupefacenti, a creare una situazione che si risolva nel contesto privatistico ed intimo del consumatore.
Al contempo, si propone di depenalizzare proprio quella condotta che, invece, si deve contrastare duramente : “lo spaccio” (seppur piccolo), cioè una delle attività più fiorenti delle narco-organizzazioni criminali. Che magnifico regalo alla piccola criminalità, permettere che tanti pushers (magari nordafricani molto specializzati nel settore) possano cedere le loro dosi impunemente alla luce del sole, senza venire neppure fermati, anzi dovendo chi interviene scusarsi se li si ferma, perchè loro non sarebbero punibili e puniti, in quanto detengono – per lo spaccio – “piccoli quantitativi” (termine assai tecnico) destinati al mordi e fuggi.
Intanto, invece, i coltivatori vengono perseguiti e puniti anche duramente.
Come non capire una elementare verità che si cerca di accordare in maniera impossibile il diavolo e l’acqua Santa, con l’unico certo risultato che una proposta buona – la depenalizzazione della coltivazione – non può essere accolta, perchè illogicamente ed irrazionalmente abbinata all’idea di permettere a qualche disgraziato di spacciare in piazza od ai concerti od a qualche manifestazione in nome di un falso antiproibizionismo! E così una opzione per tanti consumatori, ma anche per tanti malati, non viene presa in esame per la cecità ideologica di chi vuole portare il vessillo dell’antiproibizionismo. E poi qualcuno si straccia le vesti per quell’obbrobrio del decreto Lorenzin?
Tutti i politici sono colpevoli, nessun escluso.
 
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