Sudafrica, nuovo nodo del narcotraffico globale: i cartelli messicani producono metanfetamina

Il Sudafrica sta diventando un punto di produzione e distribuzione delle droghe sintetiche per i grandi cartelli internazionali. Lo analizza l'Orion Policy Institute, think tank statunitense indipendente, in un recente approfondimento sul ruolo crescente del paese nel sistema globale del narcotraffico illecito.
La produzione di metanfetamina con legami messicani è emersa in Africa a partire dal 2016, facendo la sua prima comparsa in Nigeria, per poi diffondersi in Kenya, Mozambico e altrove nel continente. Il Sudafrica è diventato un nodo significativo di questa espansione. La sua posizione geografica, i confini porosi e le connessioni commerciali internazionali lo hanno reso da tempo un punto di transito per gli stupefacenti che si muovono tra il Sudamerica, l'Asia e l'Europa. Ciò che è nuovo, sottolinea l'analisi, è la scala del fenomeno e chi lo gestisce.
Nel settembre 2025, cinque cittadini messicani e un sudafricano sono stati arrestati dopo che la polizia ha scoperto un laboratorio di produzione di metanfetamina nelle vicinanze di Volksrust, nella provincia del Mpumalanga. Più di recente, nel maggio 2026, le forze dell'ordine hanno smantellato un impianto di scala industriale a Swartruggens, nella provincia del Nord-Ovest, sequestrando quasi 500 kg di metanfetamina per un valore di circa 60,5 milioni di dollari.
Secondo gli esperti, produrre direttamente in Sudafrica consente ai cartelli un accesso più agevole a mercati redditizi, sia locali che continentali e oltre. La metanfetamina è uno degli stupefacenti più diffusi nel paese e la domanda è in crescita sia sul mercato interno che su quello africano in generale. La posizione geografica dell'Africa, inoltre, offre ai trafficanti vie più dirette per raggiungere mercati ad alto valore come l'Oceania, dove la metanfetamina è costosa e molto richiesta.
Il modello operativo adottato dai cartelli segue uno schema preciso: siti di produzione in zone agricole remote, lontane dai centri abitati e con un isolamento sufficiente a far passare inosservate le attività criminali. I cittadini messicani vengono trovati a operare fianco a fianco con collaboratori locali, a conferma di un passaggio dal traffico di metanfetamina verso l'Africa alla sua produzione direttamente sul territorio.
Un esperto di criminalità organizzata sentito da Al Jazeera ha descritto il fenomeno come una strategia deliberata di "franchising", in cui i cartelli trasferiscono chimici esperti in aree rurali remote. Un ulteriore fattore che rende il Sudafrica appetibile è la corruzione all'interno delle strutture di polizia e politiche, che permette operazioni non rilevate e protette, rendendo la produzione locale estremamente redditizia per le organizzazioni criminali.