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La Svizzera fonde l'oro dei narcos colombiani

Articolo · Redazione ·
Un'indagine condotta a Bogota' fa sapere che alcuni paramilitari hanno acquistato dell'oro per riciclare i soldi della droga. Parte di questo metallo prezioso sarebbe raffinato in Svizzera.
Il capo della Direzione delle Imposte e delle dogane nazionali (DIAN), Juan Ricardo Ortega, la scorsa primavera ha rilasciato una intervista in cui faceva sapere che stava facendo un'indagine sull'oro colombiano utilizzato per riciclare i soldi della droga. Dove quest'oro viene inviato o venduto? -disse ai giornalisti-, in Usa e in Svizzera.
Tra il 2015 e il 2012 le esportazioni di oro colombiano verso la Svizzera sono aumentate di continuo, arrivando fino a 17.000 chili, cioe' 682 milioni di dollari. Nello stesso momento, il prezzo del metallo prezioso e' cresciuto di cinque volte. E a Bogota', l'attenzione e' stata attirata proprio per questi numeri. Come il borgo di Alto Baudo, a sud-ovest di Medellin, dove non e' mai stata scoperta una sola pepita, ha potuto produrre dal 2010 una tonnellata del prezioso metallo? E' quanto si chiede il giornale “Dinero”.
Le autorita', allertate, hanno fatto diverse scoperte, tipo che il medesimo miracolo si e' manifestato anche in altre regioni come Antioquia, Bolivar o Cauca. Queste zone rurali o montagnose, hanno in comune il fatto di accogliere dei gruppi di paramilitari come le Forze Armate rivoluzionarie di Colombia (Farc), che controllano i due terzi della cocaina prodotta nel Paese.
Una volta incassati i soldi, il circuito di riciclaggio e' semplice: i trafficanti acquistano dei lingotti d'oro a Panama o in Venezuela. “Poi lo portano nelle loro zone, essenzialmente con dei battelli attraverso dei fiumi come l'Atrato o il Rio Magdalena -dice Jean-Pierre Gontard, ex-mediatore svizzero in Colombia-. Contenuti in grossi contenitori, alcuni funzionari certificano che i lingotti sono mercanzia locale. Non rimane che vendere questa merce a degli esportatori.
In Colombia l'inchiesta e' esplosiva, Il ministero dell'Interno, assistito dalla DIAN, e' seguito molto da vicino da agenti americani ed inglesi. Secondo il quotidiano colombiano El Tiempo, 152 persone ed aziende sarebbero nel mirino delle autoriita'. Queste ultime fanno sapere che le negoziazioni sarebbero sarebbero fatte dalla Fundaciones Escobar o la C. I. Metales y Derivados S. A..
Alla fine della macchina per il riciclaggio, si trovano le tre principali raffinerie svizzere. Con, in prima linea, quella di Argor-Heraeus, con sede a Mendrisio. Grazie ad un documento che il quotidiano “Matin-Dimanche” e' riuscito ad ottenere, documento in cui c'e' la lista dei piu' grossi esportatori colombiani, l'azienda ticinese avrebbe raffinato l'oro di C. I Metales y Derivados S. A nel 2008 e 2009. Le fonderie Escobar SA avrebbero loro consegnato dell'oro fino al 2012, per delle cifre astronomiche -261 milioni di dollari nel 2010. A Medellin, le fonderie Escobar sono oggi in liquidazione, dopo 75 anni di attivita'. Messa con le spalle al muro dalle autorita' di Bogota', oggi vendono tutti i loro mobili e macchinari su Internet, e il suo sito web e' sempre consultabile.
Fino al 2012, una parte dell'oro delle fonderie Escobar sarebbe stato portato verso la raffinerie Valcambi, non lontane da Lugano. Esse avrebbero lavorato per 27 milioni di oro nel 2011 e 6 milioni nel 2012. Sul loro sito web ufficiale, la fabbrica di Balerno si vanta di seguire alla lettera alcuni “valori etici”. Messa alle corde da questi fatti, l'azienda afferma che essa “identifica tutti i suoi clienti in conformita' a tutte le normative in vigore in Svizzera e a livello internazionale. Di conseguenza tutti i nostri contratti sono online, e tutte le nostre attivita' sono legalmente corrette”.
Come spiegare che le fonderie svizzere abbiano ancora acquistato dell'oro colombiano, nonostante che il circuito di riciclaggio sia stato reso noto nel 2009? Malgrado diverse sollecitazioni, Argor-Heraeus non ha risposto alle nostre domande. Dal 2013, pertanto, la ONG ASK, il gruppo di lavoro Svizzera-Colombia, ha allertato diverse raffinerie di questi rischi ed ha chiesto maggiore trasparenza. “Esse ci hanno risposto solo in modo vago -dice Stephan Suhner, membro dell'associazione-. E non sapevano neanche che la Escobar fosse in liquidazione”. L'iniziativa “oro responsabile”, condotta dalla SECO, potrebbe essere messa in atto anche in Colombia? Anche se lo fosse, essa pero' non riguarderebbe le miniere illegali, che rappresentano il cuore del problema.
Un altro gigante svizzero di materie prime ha per lungo tempo trattato l'oro colombiano di origine dubbiosa, Metalor, la cui sede mondiale e' a Neuchâtel, e ne ha raffinato per decine di milioni, ogni anno, tra il 2008 e il 2013. La mercanzia e' stata trasformata in una fabbrica americana. Metalor si riforniva presso l'azienda colombiana C.I.Goldex, che ha recentemente confessato di aver comprato dell'oro fino al 2009 da un certo Jairo Rendòn. Condannata in Usa per narcotraffico e riciclaggio, questa persona e' anche conosciuta per essere il fratello di due trafficanti tra i piu' importanti del Paese, “Don Mario” e “El Aleman”, entrambi arrestati da poco.
C.I.Goldex, il cui fondatore ha riconosciuto le proprie colpe, ha chiuso l'azienda da qualche settimana. La portavoce di Metalor, Veronique Vergriete, dice che l'azienda ha sospeso le proprie attivita' con Goldex dal 20132, quando sono apparsi i primi articoli della stampa. “E questo nonostante Metalor abbia ricevuto la conferma scritta da parte delle autorita' colombiane che Goldex non fosse oggetto di alcuna indagine o di alcuna fondata accusa”, precisa.
In Colombia, l'attivita' delle autorita' ha gia' portato ad alcuni risultati: la produzione del metallo giallo comincia ad essere a livelli realistici. Nel 2013, le esportazioni di oro colombiano in Svizzera sono crollate del 30% rispetto al 2012. Al momento, su questo dossier nessuna richiesta di procedimento giudiziario e' stata depositata a Berna. A Bogota', invece, ci confermano che l'indagine e' in corso. Qualche settimana dopo questa mediatica dichiarazione di guerra, Juan Ricardo Ortega ha fatto sapere che lasciava la DIAN. La sua testa, presso i narcotrafficanti, era stata messa al prezzo di 3 milioni di dollari.

(articolo pubblicato sul quotidiano Le Matin del 26/10/2014)
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