Venerdì 9 ottobre 2026
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TSO e diritto di difesa. La Consulta vuole un avvocato accanto a chi è ricoverato con la forza

Articolo · Claudia Moretti ·

Con la sentenza n. 157, depositata il 2 ottobre 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'art. 35 della legge n. 833 del 1978 laddove non prevede che la convalida del trattamento sanitario obbligatorio in degenza ospedaliera, e della sua eventuale proroga, si svolga con le garanzie della difesa tecnica. E si tratta di una difesa obbligatoria: chi non nomina un avvocato di fiducia sarà comunque assistito da un difensore d'ufficio, designato dal giudice tutelare.

 

Il caso da cui nasce la questione racconta bene la quotidianità dei reparti psichiatrici. Nel novembre 2025 un uomo viene ricoverato in TSO su ordinanza del sindaco di Empoli e, ascoltato dal giudice tutelare, chiede che vengano chiamati i suoi avvocati, indicandone nome e cognome. Della richiesta, a quanto risulta, nessuno si fa carico: il trattamento viene convalidato il 7 novembre e la proroga il 13. Il Tribunale di Firenze, investito del ricorso, solleva la questione il 29 dicembre 2025.

 

La pronuncia chiude il percorso aperto dalla sentenza n. 76 del 2025, che aveva imposto la comunicazione dell'ordinanza all'interessato, la sua audizione prima della convalida e la notifica del decreto. Allora al paziente era stata restituita la propria voce davanti al giudice; oggi gli si garantisce qualcuno capace di tradurla in argomenti giuridici e di farla valere in un contraddittorio vero.

 

Il passaggio decisivo sta nella presa d'atto di che cosa sia davvero il TSO. Per decenni lo si è pensato come un atto sanitario accompagnato da un controllo giudiziario quasi notarile, sbrigato sulle carte del Comune e sui due certificati medici. La Corte lo guarda invece per ciò che è prima ancora che un trattamento, cioè una compressione della libertà personale che non di rado ferisce anche la dignità di chi la subisce, e parla di «evidente assoggettamento fisico della persona a un potere pubblico in grado di vincere con la forza ogni sua contraria volontà». Valgono dunque tutte le garanzie dell'art. 13 Cost. La finalità di cura non cambia la natura della coazione; semmai l'ha resa più insidiosa, perché è servita a lungo a sottrarla allo sguardo del diritto. Il termine di confronto è la convalida dell'espulsione dello straniero, per la quale la sentenza n. 222 del 2004 aveva già preteso il difensore: ciò che conta è il bene giuridico in gioco, e non l'etichetta civile o penale del procedimento. Dove c'è un corpo trattenuto con la forza, dunque, devono esserci un giudice e un avvocato.

 

La parte più significativa della decisione supera persino la richiesta del giudice che aveva sollevato la questione. Il Tribunale di Firenze domandava una difesa soltanto facoltativa, e la Corte va oltre con un argomento di eguaglianza sostanziale. Un diritto esercitabile solo su iniziativa dell'interessato finisce per proteggere chi ne ha meno bisogno: chi è abbastanza lucido da comprendere l'avviso, chi ha una famiglia che si muove, chi può pagarsi un professionista. Restano fuori proprio le persone senza rete, che al TSO arrivano dopo che, o forse perché, ogni altro servizio ha fallito. Una difesa facoltativa, scrive la Corte, si tradurrebbe in una «int intolerable discriminazione fondata sul tipo di patologia mentale e sulla condizione economica e sociale».

 

Quanto alle modalità, la persona va informata della facoltà di nominare un difensore di fiducia nel momento in cui le viene comunicata l'ordinanza sindacale; se non lo fa, il giudice tutelare ne designa uno d'ufficio tra gli iscritti agli elenchi previsti dall'art. 29 disp. att. c.p.p. L'avvocato deve essere avvisato tempestivamente, può partecipare all'audizione e riceve la notifica del decreto di convalida o di non convalida, e le stesse garanzie valgono per la proroga. La difesa d'ufficio è qualificata come prestazione imposta dallo Stato, alla quale non si può rinunciare.

Sarebbe sbagliato leggervi un atto di sfiducia verso gli psichiatri. La Corte afferma anzi che la competenza degli operatori è «la prima garanzia non soltanto della appropriatezza clinica, ma della stessa legittimità giuridica del trattamento». Per troppo tempo i reparti hanno portato da soli un mandato che la società affidava loro senza nominarlo, dietro porte chiuse e senza testimoni, e dunque senza nessuno in grado di attestare la correttezza del loro operato. Un luogo in cui nessuno entra nasconde gli abusi, ma lascia anche tutta la responsabilità di ogni scelta su chi la compie. Avvocato e giudice vi portano un controllo e, insieme, una condivisione pubblica della decisione sull'uso della forza.

 

Il rischio, adesso, è che la difesa d'ufficio si riduca a un rituale, come accade in tante convalide penali, con il difensore chiamato all'ultimo momento che non conosce il caso e si limita a firmare il verbale. Il rinvio agli elenchi penali lascia aperto il problema della preparazione specifica sulla legge 180 e sulla comunicazione con persone in crisi. Per questo il richiamo della Corte ai soggetti «preposti all'esercizio delle funzioni di amministrazione della giurisdizione» investe Ordini forensi e uffici giudiziari, e non soltanto il Parlamento, al quale la sentenza rinnova l'invito a valutare un curatore speciale e figure di mediazione capaci di favorire percorsi consensuali. Il TSO, ricorda la Corte, «coglie il momento di acuzie di un disagio psichico che spesso si radica in situazioni di marginalità sociale»: le garanzie difensive sono necessarie, ma ciò che a monte non è stato fatto non lo recupera nessun processo.

È questo il dato più amaro. I TSO che si ripetono sulla stessa persona, spesso negli stessi luoghi e a opera degli stessi sanitari, non segnano soltanto il fallimento terapeutico del territorio e dei servizi: sono la rinuncia alla cura e l'abbandono di chi si pretende di curare.

 

Non saranno avvocati e magistrati a cambiare le sorti di queste persone. Ma il loro ingresso potrà restituire visibilità e, nei casi più fortunati, tutela a chi la società, con buona pace di Basaglia, ha consegnato fino a oggi alla solitudine dei reparti psichiatrici.

 

 

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