Ucraina, profughi a quattro zampe in cerca di rifugio e accoglienza
Molti non hanno voluto lasciare i loro animali sotto le bombe russe. Tanti profughi ucraini hanno infatti varcato i confini portando con sé gatti e cagnolini; ma non tutti sono riusciti a rimanere in compagnia dei loro amici a quattro zampe. La fuga rocambolesca, gli animali di grossa taglia, l'impossibilità a caricarli su uno dei mezzi di fortuna presi al volo per scappare dalle zone sotto attacco russo... E così oltre ai migranti si è aperto il nodo dell'accoglienza anche per gli animali domestici: canili e gattili hanno aperto le loro porte a nuovi ospiti, ma sono nate anche realtà più o meno improvvisate, gestite da volontari pronti a prendersi cura, anche nella difficile situazione di un paese in guerra, degli animali rimasti senza padrone.A Leopoli, per esempio, c'è la Casa degli animali salvati che, come racconta l'Agenzia France Presse, accoglie animali di ogni tipo: oltre a cani e gatti, nella struttura si può vedere anche un lupo, una capra e dei gufi. Tutti esemplari abbandonati dai loro padroni mentre fuggivano dall'Ucraina.
«I migranti provenienti da Kharkiv, Kiev o Mykolaiv vanno all'estero passando per Leopoli. Molti di loro lasciano i loro animali», dice all'Afp il gestore di questo rifugio, Orest Zalypskiï, che prima del conflitto accoglieva solamente animali esotici e che ora si è reinventato. «Questa guerra ha rafforzato il nostro impegno».
Da quando le truppe di Vladimir Putin hanno invaso l'Ucraina, più di 3,7 milioni di persone hanno lasciato il paese e più di 2 milioni hanno attraversato il confine con la Polonia. In molte immagini si vedevano profughi che portavano in salvo cani, gatti, pappagalli e tartarughe. Molti, arrivati a Leopoli, si sentono però incapaci di portare oltre i loro animali. Zalypskiï spiega che nell'ultimo mese la sua struttura ha accolto circa 1.500 animali, lasciati dai migranti ma provenienti anche da altri rifugi situati in zone dove i bombardamenti hanno reso impossibile questo tipo di attività. Qualche decina di esemplari, poi, è stata recuperata alla stazione ferroviaria cittadina: soprattutto nei primi giorni di guerra i treni erano affollati di persone in fuga e alla fine a farne le spese sono stati cani e gatti, lasciati a terra.
«Non abbiamo un sistema organizzato», prosegue il gestore del rifugio di Leopoli. «Abbiamo solo tanti volontari». E il loro lavoro non è per nulla semplice: gli animali che arrivano dalle zone di guerra sono spesso frastornati e aggressivi. «Siamo stati morsi e graffiati», dice Zalypskiï. «Gli animali sono molto stressati». I cittadini di Leopoli si sono dimostrati accoglienti: da questo rifugio si sono registrate circa 200 adozioni, mentre la rete di volontariato ha poi portato altri animali in strutture di Germania, Lettonia e Lituania.
(Maicol Mercuriali su Italia Oggi del 31/03/2022)
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