Lunedì 8 giugno 2026
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Ue. A ciascuno Stato membro la sua "etica"

Articolo · Donatella Poretti ·
Il Consiglio di Sanita' della Ue riunitosi lo scorso 2 giugno a Bruxelles ha raggiunto un accordo politico sulla proposta della direttiva che regola i trapianti di cellule e tessuti umani lasciando a ciascuno Stato membro la scelta che questi siano derivati da embrioni e da tecniche come la clonazione terapeutica. La direttiva si limitera' a parlare solo degli standard di qualita' e sicurezza per la donazione, l'acquisizione, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione di tessuti di cellule umane (e non di organi) senza entrare negli "aspetti etici".
Cosi' i ministri dei Quindici aggiungendo che "non era il momento", si sono tirati fuori dal dibattito sulla clonazione. E hanno approvato all'unanimita' la proposta di direttiva depurandola dalle richieste del Parlamento Europeo che aveva chiesto di proibire espressamente i trapianti di quei tessuti umani -o cellule- provenienti da embrioni clonati. Parere favorevole anche di Italia e Irlanda, i due Paesi che avevano cercato di fare muro e di lasciare questo divieto nella direttiva. Il fatto di essere in manifesta minoranza li ha fatti desistere, e accettare che ciascuno Stato decidesse per conto suo. Questo e' stato l'escamotage per uscirne tutti in maniera indolore.
Anche se l'Italia ha chiesto che fosse messa a verbale la sua contrarieta' alla clonazione terapeutica: "devono essere ritenuti i principi relativi al divieto di utilizzare embrioni clonati o embrioni ibridi uomo-animale ottenuti mediante clonazione, come fonte di materiale per trapianti" e come sono enunciati nell'emendamento 51 del Parlamento europeo. La dichiarazione italiana sottolinea anche che sono "rilevanti ed evidenti, i rischi relativi al trapianto cellulare o all'uso di tessuti derivati da cellule clonate, e non rispettano le disposizione di una proposta legislativa che ha come fine ultimo la protezione della salute umana, attraverso la fissazione di standard di qualita' e sicurezza per le cellule e tessuti utilizzati per applicazioni umane".
La direttiva ora deve ottenere il visto definitivo dell'europarlamento, ma sembra oramai passata la posizione portata avanti dalla Commissione europea che vede ciascuno Stato gestire queste questioni in casa propria. L'alleanza del "club cattolico" Italia-Irlanda non e' riuscito ad aggregare neppure gli altri due grandi Paesi cattolici, Spagna e Portogallo. La ministra spagnola alla Sanita', Ana Pastor, infatti ha precisato che il Consiglio "non e' il luogo per affrontare la questione, ma che -la clonazione- deve essere lasciata all'area della scienza e della tecnologia dove viene dibattuta".
Paesi di sensibilita' calvinista, cattolica, ortodossa, anglicana o laica, con governi conservatori e progressisti dovevano mettersi d'accordo su un tema "morale", dove un posto al tavolo dei Quindici era stato aggiunto per il piccolo Stato del Vaticano, che pur non facendo parte del Consiglio era l'ospite "d'onore" invisibile ma pesante. Per fortuna ha prevalso la ragione e la percezione che esistono Stati come la Gran Bretagna, e piu' recentemente il Belgio e fra poco la Svezia, dove la clonazione terapeutica e' una pratica legale. L'asse franco-tedesco inoltre sta facendo pressioni per proibire a livello mondiale la clonazione riproduttiva, ma non quella terapeutica, posizione sostenuta anche da Finlandia, Danimarca, Grecia e Austria. Del resto in Germania anche se con tutta una serie di limitazioni, la ricerca su linee di cellule staminali di origine embrionali importate e' consentita. E anche l'ambigua Francia ha recentemente legiferato in questo senso, dove -paletti permettendo e complicando- la clonazione terapeutica in fondo in fondo, e' ammessa.
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