Lunedì 8 giugno 2026
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Usa. Ovociti da cellule staminali embrionali maschili: quali i significati e le prospettive?

Articolo · Cinzia Colosimo ·
Dai laboratori della University of Pennsylvania si aprono nuovi fronti sul tema della riproduzione e della capacita' biologica maschile di produrre cellule uovo.
Dopo anni di ricerche sulle cellule staminali embrionali maschili di topi, i dott. Hans Schoeler e Karin Huebner, sono riusciti a far sviluppare le cellule in ovociti fecondabili. I risultati della loro sperimentazione sono stati pubblicati nel corrente numero della rivista "Science".
Fino ad oggi le cellule riproduttive erano le uniche che non si potevano differenziare dalle staminali, e la nuova scoperta ha aperto larghe prospettive nel campo della fecondazione di persone dello stesso sesso, nella riproduzione di linee cellulari e nella lotta contro i problemi di sterilita'.
Ma sul fronte umano la strada e' ancora lunga; per Schoeler "e' necessario essere molto attenti, perche' questa procedura potrebbe scatenare un alto rischio di mutazioni genetiche e non ci sarebbe nessuna garanzia per gli esseri umani".
Gli ovociti prodotti con questa procedura in laboratorio rendono il concetto di clonazione terapeutica ancora piu' vicino alla realta': secondo Schoeler infatti, grazie all'ingegneria genetica si potrebbero sormontare i problemi "etici" che taluni sollevano quando si tratta l'argomento "embrione". Gli embrioni derivati dal trasferimento nucleare sono infatti potenzialmente trasferibili in un utero, e quindi capaci di crescere e svilupparsi. Ma con questa nuova tecnica, sarebbe possibile modificare i geni che compongono l'ovocita, di modo che venga stimolato a crescere solo fino ad un certo stadio d'eta', quello dal quale e' possibile estrarre le cellule staminali. Oltre a questo, c'e' da tenere conto che tra i risultati inaspettati della sperimentazione e' spiccato il principio della partenogenesi. Sembra infatti che alcuni ovociti dei topi siano stati in grado di autoriprodursi, dividendosi da soli e dando origine ad un embrione. Molti i dubbi al riguardo, e ancora molte le domande irrisolte. Cio' non toglie che il concetto biologico e teologico di vita ne e' risultato drasticamente stravolto. Per il dott. Ted Peters, del Pacific Lutheran Seminary di Berkeley "nella vecchia ottica etica, la dignita' umana derivava dal processo di fecondazione, di unione fra ovocita e sperma. Ma la scienza ha dimostrato la precarieta' di questo argomento gia' due volte: la prima con la clonazione dei mammiferi, e la seconda oggi, con la generazione per partenogenesi di un embrione".
Thomas A. Shannon, professore di religione ed Etica Sociale, commentando la notizia ha dichiarato: "Quali sono le implicazioni di questo studio? Nel campo della ricerca, con gli usuali avvertimenti applicati per l'evoluzione della scienza, come la garanzia di sicurezza o efficacia, utilizzare questa procedura per produrre embrioni dai quali estrarre ulteriori linee cellulari a fini terapeutici, non solleva particolari questioni etiche. A mio parere l'organismo derivato da questa procedura, di fatto, non e' un essere umano. Nel campo della riproduzione invece, le applicazioni possibili sono talmente lontane, che sostanzialmente non occorre porre il problema".
Dichiarazioni di questo tipo sono un notevole passo avanti nello stretto rapporto fra uso della scienza ed etica. Alcuni addirittura parlano gia' di diversa definizione di embrione: si rendono conto che la vita umana probabilmente non inizia al canonico momento del concepimento, ma quando inizia ad abbozzarsi un sistema nervoso centrale, fisicamente e "filosoficamente" piu' complesso. Altri invece rimangono sulla strada della cosiddetta "cautela", come se questo principio debba applicarsi alla ricerca piuttosto che alla tecnica. Fra questi ultimi l'eticista Arthur Caplan, secondo il quale "gli scienziati agiscono come se dovessero gestire l'industria aeronautica con le basi di conoscenza dei fratelli Wright". Quindi, secondo lo stesso principio, i fratelli Wright, che di basi conoscitive non ne avevano granche', avrebbero dovuto dedicarsi alla caccia o alla pesca piuttosto che al volo.
Ma Ted Peters nuovamente intuisce che "non tutti gli embrioni umani sono delle persone. E questo risolve gia' uno degli elementi critici del dibattito etico. Ma non e' tutto: dobbiamo comunque tenere in mente che gli scienziati lavorano con microscopici organismi umani, che hanno un genoma umano, ed e' quindi necessario che qualsiasi ricerca venga condotta nel rispetto della dignita' e con particolare attenzione".
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