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Usa. Pentiti, a volte ritornano: le accuse di legami pericolosi tra politici colombiani e narcos
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Articolo di Donatella Poretti
25 agosto 2002 21:18
 
Un vaso di Pandora, ovvero un vaso in cui c'e' tutto e il suo contrario. Pentiti che negano, poi accusano, quindi negano di nuovo, ritrattano, infine vengono ammazzati. Carlos Hernando Maya Hoyos arrestato il 30 maggio 1999 aveva inizialmente negato qualsiasi sua partecipazione al narcotraffico alle autorita' colombiane che lo avevano catturato. Mesi dopo viene interrogato da agenti della Dea, l'antidroga statunitense, e inizia a raccontare di aver corrotto per conto dell'organizzazione di Patiño, legata al Cartello di Cali, politici, funzionari dello Stato e poliziotti colombiani, di averne assassinati altri, e narra anche di come veniva riciclato il denaro del narcotraffico. Ma soprattutto fa nomi grossi. Nell'aprile 2001 cambia nuovamente versione e dice di essere stato costretto, sotto una "pressione psicologica insopportabile" della Dea, a fare quelle accuse. "Mi chiedevano di parlare contro il viceprocuratore generale della Nazione, contro il presidente Pastrana perche' la Dea voleva affossare il suo Governo, dovevo parlare della campagna elettorale e dire di avere mosso denaro scottante, dovevo dire che il generale Rosso Serrano (capo della Polizia dell'epoca, ndr) aveva legami con il narcotraffico", ecco perche' si era inventato tutto di sana pianta, puntando in alto, a nomi pesanti. Si era "inventato" degli assegni consegnati in piena campagna elettorale all'ex presidente colombiano Ernesto Samper, cosi' pure all'ex candidato per la presidenza Horacio Serpa, e all'ex ministro degli Esteri, oggi direttore del maggiore quotidiano colombiano, El Tiempo, Rodrigo Pardo. Ottobre 2002: Carlos Hernando Maya Hoyos, a 39 anni viene assassinato all'interno di un carcere. Le sue dichiarazioni non sono state ritenute valide dalla Giustizia colombiana, presentavano contraddizioni e Carlos Hernando Maya Hoyos non fu ritenuto credibile come testimone per "squilibrio psichico emozionale". Di fatto Samper, Serpa e Pardo, cosi' come lo stesso Serrano, uscirono dall'inchiesta puliti.
Eppure ora la Dea ha riaperto questo fascicolo, inviando alle autorita' colombiane una richiesta di estradizione di Víctor Patiño Fómeque, ritenuto uno dei capi del Cartello di Cali. La documentazione inviata a Bogota' dalla Dea e' piena di dichiarazioni di testimoni, non tutti credibili, e non tutti creduti dalla Dea, anche se nella documentazione non viene specificato quali sono stati ritenuti affidabili e quali no, eccezion fatta che per Carlos Hernando Maya Hoyos. Maya infatti dopo aver accusato la Dea di avergli estorto la testimonianza della corruzione, aveva ritrattato, spiegando che era stato minacciato da Patiño. Questa e' la versione finale, forse solo perche' non aveva avuto tempo di farne altre, e comunque su questa, per quanto oramai morto il suo autore, la Dea basa la richiesta di estradizione per aprire una nuova causa sulla vicenda, che invece e' chiusa per la giustizia colombiana. Patiño attualmente recluso in un carcere di massima sicurezza in Colombia, parla per voce del suo avvocato: "contestera' la richiesta di estradizione perche' sta pagando in Colombia tutti i fatti di cui e' stato accusato. (..) Mi sembra strano che il Governo colombiano faccia si' che una persona venga giudicata due volte per le stesse accuse".
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