Lunedì 8 giugno 2026
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Usa. Weissman: chi ha paura dello scienziato pazzo?

Articolo · Cinzia Colosimo ·
Quando parla, lo fa per appoggiare in toto la battaglia sulla ricerca scientifica. Lui, lo scopritore delle cellule staminali, il ricercatore conteso fra universita' e compagnie biotech, colui che non gioca con le parole ne' le modifica per gusto di propaganda.
Irving Weissman, ora a capo di un nuovo istituto della Stanford University, chiamato Cancer/Stem Cell Biology and Medicine, e' in grado di suscitare sentimenti forti e discordanti quando si tratta di difendere e promuovere la ricerca sugli embrioni umani e sulle staminali embrionali. Lo ha fatto negli ultimi giorni in una sorta di intervista rilasciata al San Jose Mercury News, dove energicamente condanna lo spirito moralista e antiscientifico che impera negli Usa, e con un pizzico di compiacenza, narra la sua storia. Nel campo della comunita' scientifica si tende sempre piu' spesso a creare "il personaggio", magari uno scienziato un po' originale, o responsabile di grandi scoperte. E se da un lato e' un metodo per attirare l'opinione pubblica e incentivare l'informazione, dall'altro si rischia di creare "miti" e leggende, come l'ormai classico stereotipo di "scienziato pazzo". Da quando Weissman annuncio' lo scorso anno la sua intenzione di formare nuove linee di cellule staminali embrionali alla Stanford, intorno a lui si e' verificato proprio lo strano fenomeno "dell'occhio di bue". Ma ridimensionare i personaggi a volte e' doveroso, specie quando in campo non ci sono solo questioni di gloria e denaro, ma anche e soprattutto coinvolgimenti politici e sociali e medici.
Questo quindi il Weissman che parla di se': "Io non credo assolutamente che le staminali embrionali siano vita, nemmeno per un secondo. E quando sento parlare di clonazione di embrioni, avverto solo un linguaggio da diritto cristiano estremista. Nel gergo scientifico si chiama trasferimento nucleare, che e' ben diverso. Il punto e' che per quanto riguarda le applicazioni della ricerca, stiamo parlando non di persone virtuali, ma vive, attuali."
Il suo rilievo nella comunita' scientifica e la sua oratoria brillante hanno pero' subito fatto emergere i dissensi che provoca; molti lo accusano di insensibilita' nei confronti di quei medici che, a causa di forti convinzioni religiose, non riescono ad accettare moralmente la ricerca sugli embrioni. Per altri invece, Weissman e' ingannevole. Cio' che lui diffonde come verita', per il giornale conservatore "Weekly Standard" e' menzogna, "e' un incitare alla confusione e alla non chiarezza".
Dice Weissman che la sua battaglia contro la sofferenza umana e' iniziata all'eta' di 9 anni, quando lesse il libro "Cacciatori di microbi", dove si narra la storia di Louis Pasteur e del suo travagliato iter che dette una svolta alla conoscenza biologica sui meccanismi dei batteri e di alcune malattie ad essi legati. In quel momento seppe che sarebbe diventato medico. La classica folgorazione insomma. Nel 1965 si laurea in medicina alla Stanford, con un look stravagante da hippie, capelli lunghi e l'abitudine di avere "idee inusuali". Nel 1988 ecco che arriva la scoperta: Weissman e' il primo ad isolare delle cellule staminali, e proprio queste cellule diventano le protagoniste di un duro lavoro continuato negli anni. Si separa dalla moglie e va a vivere in Montana, con 285 acri di terra presso il fiume Smith, la sua passione per il football e per la pesca. Da quando dirige un importante centro per la Stanford il suo attivismo e' cresciuto. Diventa portatore di un messaggio per "una scienza liberale", parla con Papa e mezzo Vaticano al seguito, discute con i bioeticisti e si lascia scivolare addosso le accuse su i suoi presunti "esperimenti da neo nazista". Ma lui ribatte: "L'ultima cosa che voglio e' ritirarmi a vita privata. Sono in un momento in cui mi sembra di aver capito qualcosa che ancora nessun altro ha capito. E' una sensazione indescrivibile, perche' negarmela?"
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