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Vegano, vegetariano, onnivoro: qual è il miglior regime per il Pianeta?
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Articolo di Redazione
9 giugno 2019 18:23
 
 É comunemente noto che la produzione di carne ha un considerevole impatto sull’ambiente. Secondo il WWF, su 1,5 miliardi di ettari di coltivazioni a livello mondiale, un terzo è dedito alla produzione di alimenti per animali. E 3,4 miliardi di ettari in più servono per il pascolo di questi animali. Secondo Climate Focus, l’allevamento di bovini, di maiali e di polli è responsabile ogni anno della distruzione di 2,8 milioni di ettari di foreste e secondo la FAI, questo contribuisce al 14,5% di emissioni di gas ad effetto serra dovuto all’attività umana.

Produrre un chilo di carne di manzo ha necessità del 30% in più di superficie e del 75% in più di acqua rispetto ad un pollo
La carne di manzo, per la sua produzione, è quella che necessita di maggiori risorse. Se ci vogliono 214 mq e 550 litri di acqua per produrre un Kg di manzo, l’allevamento suino ha bisogno di 12 mq e 459 litri d’acqua, quello di un pollo 7 mq di terra e 313 litri d’acqua. Per produrre un chilo di soia occorrono 3 mq di terra e 70 litri d’acqua. Nello stesso tempo, la produzione di un chilo di manzo genera 15 volte di più di gas ad effetto serra rispetto alla stessa quantità di soia.

Secondo uno studio pubblicato su Climatic Change, passare da un regime ricco di carne (più di 100 grammi al giorno) ad un regime vegetariano permette di ridurre la “impronta carbone” di 1.198 Kg di Co2 all’anno, mentre convertirsi ad un regime vegano fa economizzare 1.570 Kg di Co2 all’anno, che corrisponde a circa tre voli Paris-NewYork in aereo. Un altro studio del Centro comunitario di ricerche della Commissione europea mostra che se ogni francese passasse ad un regime vegetariano, fino a 2,770 litri a persona e al giorno potrebbe essere risparmiato ogni anno, cioé più di un milione di litri all’anno.

Queste cifre sono tanto più preoccupanti quanto il consumo di carne continua a salire nel mondo mentre le persone nei paesi sviluppati si convertono alla dieta "occidentale". La quantità media di carne consumata per persona nel mondo è pressocché raddoppiato nel corso degli ultimi 50 anni, passando da 23 Kg del 1961 a 43 Kg del 2014. Se la tendenza attuale proseguirà, bisognerà aumentare la produzione agricola del 70% entro il 2050 per coprire i bisogni, dice Climate Focus.
I prati assorbono più Co2 rispetto ai campi coltivati
Ma il tutto non è così semplice. Molti alimenti vegani come l’olio di cocco o di mandorla sono importati e il loro trasporto genera di conseguenza del gas ad effetto serra. Non solo, le emissioni variano in funzione dei modi di allevamento.
Una vacca nutrita di erba, ricca di omega-3, emette circa il 18% di metano in meno rispetto ad una vacca nutrita con grani o pasti a base di soia. D’altra parte, l’allevamento all’aria aperta contribuisce allo sviluppo dei prati, che assorbono più Co2 rispetto ai campi coltivati. Il letame di bestiame arricchisce il terreno anche di carbone, rendendoli più ricchi e compensando anche una parte delle emissioni imputabili agli animali, come fanno sapere dei ricercatori australiani.
Un altro studio dell’Università di Harvard pubblicato sulla rivista Elementa ritiene che se tutti gli abitanti degli Usa adottassero un regime esclusivamente vegetale, non sarebbe possibile nutrire tutti. Il regime vegani permette di nutrire 735 milioni di persone, mentre un regime ovo-latto-vegetariano (che include i prodotti caseari) nutrirebbe 807 milioni. I ricercatori spiegano che con un regime vegano, alcuni terreni non adatti alle coltivazioni vegetali, come i prati, sarebbero “sprecati”.

Bisogna quindi tener presente che una diminuzione del consumo di carne non può che essere di beneficio al Pianera. Ed anche per la buona salute, perché si sa che mangiare troppa carne aumenta i rischio cardiovascolari, di obesità e di cancro, Ma bandire totalmente la carne non è un obbligo per la sopravvivenza del Pianeta.

(articolo di Céline Deluzarche, pubblicato su Futura-Sciences del 09/06/2019)
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