Vent'anni fa l'uccisione di Federico Aldrovandi - Il ricordo dell'Associazione A BUON DIRITTO
L’associazione A buon diritto ha organizzato in questi giorni alcune delle manifestazioni a Ferrara per ricordare l’uccisione del diciottenne Federico Aldrovandi per mano di quattro poliziotti mentre tornava a casa da un concerto.L’associazione, che ha sempre denunciato questo misfatto, oggi ricorda quanto segue:
(il grassetto è redazionale)
“All'alba del 25 settembre di vent'anni fa Federico Aldrovandi veniva ucciso a Ferrara dai colpi violenti di quattro poliziotti mentre tornava a casa da un concerto.
Sul corpo di Federico Aldrovandi sono state contate 54 lesioni. I manganelli degli agenti ritrovati rotti.
Federico Aldrovandi aveva 18 anni e quest’anno ne avrebbe compiuti 38 se quel 25 settembre non fosse stato ucciso ferocemente da quattro uomini dello Stato.
Nelle ore successive alla morte di Federico, mentre i familiari provavano a capire cosa fosse successo, uomini delle istituzioni e delle forze di polizia iniziavano a mettere in dubbio lo stile di vita di Federico e dei suoi amici.
Una dinamica che abbiamo visto in ogni caso di abuso di polizia: la persona uccisa in modo violento e arbitrario da parte di uomini dello Stato viene incolpata di avere delle responsabilità nella sua stessa morte e giudicata sulla base di reali o presunti comportamenti e stili di vita, come se questi potessero in qualche modo giustificare un'uccisione o una violenza efferata.
I familiari e gli amici di Federico Aldrovandi da subito si sono opposti a questa narrazione e hanno portato avanti una lunga battaglia per la verità e la giustizia.
Attraverso il blog aperto dalla madre di Federico, Patrizia Moretti, per raccontare quello che è successo, la storia di Federico è stata conosciuta, e, intorno alla vicenda, è nata una comunità fatta di persone, associazioni, studenti e studentesse, spazi sociali, insegnanti, curve degli stadi, come la curva ovest della Spal di Ferrara che si attivò da subito e che, negli anni, insieme a tante altre curve in diverse città, ha ricordato e omaggiato Federico.
Alla fine i quattro agenti di polizia sono stati condannati in via definitiva per eccesso colposo in uso legittimo delle armi. E la memoria di Federico è ormai da anni una memoria collettiva e condivisa.
Oggi e in questi giorni continuiamo a ricordare Aldro e lo facciamo insieme, perché la storia di Federico riguarda tutti noi. Ci parla del volto violento dello Stato, ci parla di come vengono affrontate le questioni che riguardano il nostro vivere comune e ci parla del modo diverso in cui vogliamo essere comunità.
A vent'anni da quel 25 settembre 2005, accanto all'enorme dolore e alla rabbia restano l’amore e la lotta.
Vent’anni dopo, Federico Aldrovandi è vivo, non solo nel ricordo e nella nostra memoria, ma anche nelle lotte e nelle pratiche quotidiane che portiamo avanti e nel mondo meno buio che proviamo a costruire. Vive con noi nelle piazze, nelle strade, sui territori, che attraversiamo ogni giorno, e anche in occasioni di festa, di musica, di sport. Vive nella società che proviamo a costruire, diversa da quella di un potere istituzionale violento e oppressivo.
Un grande abbraccio a Patrizia, Lino e Stefano, al Comitato Federico Aldrovandi e a tutti gli amici e le amiche di Aldro.
Per chi potrà, ci vediamo a Ferrara in questi giorni nelle tante iniziative organizzate dal Comitato per Federico.
Aldro vive”.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti