Martedì 9 giugno 2026
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ABORTI IN CALO. BENE, MA NON SOTTOVALUTIAMO GLI AUMENTI NELLE DONNE STRANIERE E LA PREVENZIONE

Comunicato ·

Firenze, 5 Novembre 2004. Il ministro della Salute ha presentato in Parlamento la relazione annuale sull'interruzione di gravidanza. Riferendosi ai dati 2003, rispetto al 2002, ha evidenziato un calo dell'1%, con 132.795 interventi in valori assoluti. In calo quindi anche il tasso di abortivita': 9,7 per mille, -0.9%.
Bene, ma, ricordando che si tratta comunque di una percentuale molto bassa che non puo' far cantare vittoria ad alcuno, bisogna fare molta attenzione a due aspetti.
1 - Il tasso di abortivita' delle donne straniere e' del 32 per mille, rispetto all'8,2 di quelle italiane. Questo vuole dire che la parte piu' debole della popolazione, sia dal punto di vista economico che informativo (la minore conoscenza dell'italiano), e' quella piu' colpita. Quindi i deboli continuano ad essere deboli e le strutture e i servizi offerti li raggiungono male.
2 - La prevenzione (che il ministro Girolamo Sirchia definisce cosi': "la procreazione cosciente e responsabile potrebbe ridurre il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza") e' quindi ancora appannaggio dei ceti piu' agiati e fortunati. E a nostro avviso troppo limitata in termini di informazione e di strumenti tecnici. Quale e quanta informazione viene data fin dai primi anni della scuola sulla contraccezione? Siamo sicuri che la pillola del giorno dopo e' sufficiente che sia accessibile solo in farmacia dietro presentazione di ricetta medica? Sono questi gli aspetti su cui occorrerebbe fare leva per cercare di ottenere risultati ancora migliori e che, a nostro avviso, sono troppo sottovalutati, perche' non pochi personaggi di Governo -e non- sono concordi con la Chiesa romana nel disdegnare e condannare qualunque politica preventiva che non sia l'astinenza sessuale.
Infine, ci preme ricordare che, li' dove l'applicazione della legge e' piu' carente (le donne straniere), c'e' sicuramente un maggiore fenomeno che questa relazione del ministro non prende in considerazione: la clandestinita'. Facciamo solo un esempio, per inquadrare la questione: che le donne cinesi (una delle maggiori comunita' presenti nel nostro Paese) non abbiano problemi culturali o religiosi con l'aborto e' cosa nota, cosi' come e' noto che gli stessi cinesi sviluppano la loro socialita' e civicita' tutta al proprio interno, per cui non ci sembra fantasioso che anche nel caso dell'aborto accada altrettanto. Dove sono questi dati? Crediamo siano inesistenti. E per questo occorrerebbe che l'informazione in materia fosse piu' penetrante, con altrettanta offerta di metodi piu' semplici ed efficaci.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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