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ABORTO. CASO TORINO E' MOSTRUOSO. LASCIARE LA SCELTA ALLA DONNA, ANCHE SE GIOVANE

Comunicato ·

Firenze, 17 febbraio 2007. Aver costretto una ragazza di 13 anni ad abortire, contro la sua chiarissima volonta', e' mostruoso. Il fatto che questa ragazza abbia poi avuto un esaurimento nervoso e abbia tentato di uccidersi e' dimostrazione della violenza a cui e' stata sottoposta. Voleva solo avere il figlio. Fino a qualche decennio fa era normale partorire a 14-15 anni. La giovane eta' era frutto di ben altra violenza, quella della societa' patriarcale. Oggi le stesse donne sono sottoposte alla violenza totalitaria della famiglia e della giustizia, che possono imporre le proprie scelte sulle piu' giovani.
In materia di interruzione di gravidanza, riteniamo assurdo che il genitore debba necessariamente essere coinvolto nella scelta dei figli. A meno che non siano riconosciuti incapaci di intendere e di volere (non per l'eta' anagrafica, ma solo dopo perizia psichiatrica), non si vede perche' le minorenni, specialmente sopra i 13-14, non possano scegliere liberamente di tenere un figlio. Questo vale anche per la scelta di abortire, che dovrebbe essere lasciata alla ragazza e non certo ai genitori.
Secondo alcuni il problema potrebbe essere economico: i genitori hanno diritto a scegliere per la figlia perche' saranno loro a doversi fare carico del neonato. Prima di tutto, il problema economico vale per una diciottenne che vive a casa con i genitori come per una quattordicenne. La ragazza andra' a lavorare, come fara' il suo compagno. Se i genitori vogliono aiutarli economicamente bene, se no saranno aiutate dalle stesse strutture pubbliche che assistono le madri maggiorenni in difficolta' economica. E poi, davvero una scelta personalissima quale quella di abortire puo' essere data ad altri per questioni economiche?
Molti stati Usa, ad esempio, vietano alle strutture sanitarie di chiedere il consenso ai genitori -o anche il solo avvertirli- quando si presenta una minorenne, a meno che la stessa non ne dia autorizzazione. Questo perche' e' noto che spesso i genitori possono imporre scelte basate sulle loro convinzioni personali, che spesso non appartengono ai figli. Una famiglia particolarmente cattolica potrebbe imporre ad una ragazza di non abortire perche' e' come "uccidere", oppure di abortire in quanto non sposata. Come e' noto la gravidanza nei minorenni puo' essere talvolta frutto della violenza di un familiare (la gran parte delle violenze sessuali su minori avvengono in famiglia). Come si puo' demandare poi a quella stessa famiglia, e non all'individuo, la scelta di abortire o meno?
La scelta deve spettare unicamente alla donna, anche se giovane, fintanto che ha la effettiva (e non anagrafica) capacita' di intendere e di volere.
Perche' questo accada, e' necessario permette alle donne tutte di scegliere senza la necessita' di un certificato medico (sia nel caso dell'interruzione di gravidanza che in quello della pillola del giorno dopo).

Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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