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Acque inquinate. L'Italia inadempiente deferita alla Corte di Giustizia dell'Ue. 178 i Comuni coinvolti tra i quali Capri, Ischia e San Remo
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Comunicato di Primo Mastrantoni
10 maggio 2010 11:22
 
 In questi giorni di crisi dell'euro e' passata praticamente inosservata la notizia che la Commissione europea ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue per violazione della direttiva del 1991 (19 anni fa!!!) sul trattamento delle acque reflue (inquinate) urbane: in base alla direttiva 91/271/CEE il nostro Paese avrebbe dovuto, infatti, predisporre entro il 31 dicembre 2000 (10 anni fa!!!) sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti.
Poiche' dalle informazioni disponibili risultava che un numero elevato di citta' e centri urbani non era in regola con la normativa, nel 2004 l'Italia ha ricevuto una prima lettera di diffida. Una seconda e ultima lettera e' stata spedita all'Italia nel febbraio 2009. Da una successiva valutazione e' risultato che circa 178 citta' e centri urbani italiani (tra cui Reggio Calabria, Lamezia Terme, Caserta, Capri, Ischia, Messina, Palermo, San Remo, Albenga e Vicenza) non si erano ancora conformati alla direttiva.
Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus dannosi e rappresentano pertanto un rischio per la sanita' pubblica. Inoltre, esse contengono nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita (eutrofizzazione).
Tra le citta' sotto accusa le "perle" del Mediterraneo, Capri e Ischia, la notissima San Remo, culla dell'italiota manifestazione canora, Albenga definita "scrigno da aprire" e Vicenza che e' stata proclamata dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanita'. Per amor di Patria non parliamo delle altre citta'.
Sarebbe interessante sapere dal governo i motivi di questo incredibile ritardo e, soprattutto, vorremmo sapere dalla ministra dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, quali provvedimenti intende adottare per risolvere il problema ed evitare la condanna da parte della Corte di giustizia della Ue.

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